| Indice |
|---|
| Estetica ed etica nell’educazione dei giovani |
| La sorte dell’educazione |
| Estetica ed etica |
| La vita familiare e l’etica del dono |
| Tutte le pagine |
Estetica ed etica
Ora, scegliendo di assumere questo tratto «estetizzante» come quello saliente dei nuovi giovani, forse si comprende già subito una ragione di fondo della loro difficoltà ad assumere come compiuto ideale di vita e impegno stabile il matrimonio e la famiglia, in quanto realtà etiche in senso eminente.
Certo, molto spesso la giovinezza tende a diventare quella «lunga moratoria psico-sociale» di cui nel primo Rapporto IARD, a motivo della difficoltà, per un numero crescente di giovani e in forme e con percentuali diverse nelle aree del nostro Paese, a trovare un impiego (minimamente) stabile e in molti casi per la penuria di abitazioni, in special modo nei grandi centri. La tendenza però a procrastinare nel tempo le scelte percepite dai soggetti come irreversibili è un dato generale che interessa tutte le tipologie di giovani, emergente con evidenza dalle indagini: interessa pure (e, bisogna aggiungere, soprattutto), le aree e le categorie sociali di giovani più ricchi (anche solo nel senso che sentono come meno gravoso il peso dei problemi strutturali). È più esatto allora affermare che quello «estetizzante» è un vero e proprio atteggiamento esistenziale, indotto o liberamente assunto che sia.
Vorrei qui concentrare l’attenzione solo su una delle cause che conduce, a mio parere, ad un tale diffuso modo d’essere. La radice della difficoltà a compiere il passaggio da un atteggiamento esistenziale in prevalenza estetico ad uno segnato dalla scelta etica risiede forse principalmente in un fondamentale deficit di educazione familiare: in sintesi, l’educazione morale incompiuta o malintesa va ricondotta ad una sottostante distorsione o mancanza di educazione familiare.
Il nesso tra educazione morale ed educazione familiare può essere quasi intuitivo; è compito della riflessione pedagogica evidenziarne l’essenzialità, il suo carattere non accidentale e non contingente. E di fatto, l’assenza o l’inadeguatezza dell’educazione familiare dispone il soggetto ad essere influenzato e formato/deformato da un senso comune che oggi tende a coincidere senza residui con l’opinione pubblica mass-mediale. Il sostanziale deficit di educazione morale viene allora mascherato dall’assunzione di pattern di pensiero e di condotte ritenute «ovvie» forse perché riconducibili in ultima istanza al «mass-medialmente corretto»; ma si tratta per lo più di comportamenti «senza ethos» o comunque vissuti come «moralmente indifferenti».
Appare evidente, nelle società occidentali della tarda modernità, una diffusa indifferenza pedagogica, vera e propria insensibilità all’universo e alle preoccupazioni educative; sta divenendo moneta corrente in una società percorsa da altre, altrettanto esiziali, forme di indifferenza quella etica e quella veritativa. Si tratta di un portato del relativismo e di una forma di tolleranza malintesa, che alla lunga riesce solo, nella vita delle persone e delle comunità, all’indifferenza. Di certo, molti genitori (si dovrebbe aggiungere, molti insegnanti e molti educatori) sembra abbiano abdicato al compito stesso di educare, dissimulando con concessioni all’ideologia permissiva oggi prevalente, una sostanziale malafede dell’intelligenza.





