Il Mec ha offerto agli studenti bresciani che hanno concluso il corso degli studi superiori, un ciclo di incontri per aiutare nella scelta della facoltà universitaria o della professione. Nel dialogo tra studenti, universitari e persone già impegnate nel mondo del lavoro, un aiuto concreto ad affrontare uno dei passi fondamentali della vita.
di Rosa Tomasini
L’ora della scelta. Dal quaderno di Qiqajon, scritto dal teologo Giuseppe Angelini, intitolato Le ragioni della scelta, attingo un pensiero per iniziare: “Al mondo ci si trova senza averlo scelto. E tuttavia non ci si rimane, o meglio, non ci si vive davvero a meno di sceglierlo”.
Qualunque uomo che voglia essere tale, deve affrontare le sue scelte.
La virtù del discernimento, oggi sicuramente poco esercitata, è la capacità dell’intelligenza e del cuore di riconoscere in ogni circostanza quello che è giusto fare e, prima ancora, di riconoscere che si può e si deve fare qualcosa, si deve prendere una decisione.
Voi siete al termine della scuola superiore, e questa è certamente una di quelle situazioni in cui la decisione da prendere è determinante e difficile. Da qui la paura, l’ansia, la tentazione di rimandare continuamente e di rimanere paralizzati nell’indecisione.
Più vado avanti nella mia professione di insegnante, più ho a che fare con alunni che neppure al termine dell’esame di stato hanno ancora deciso che fare della loro vita da lì in poi. Concluso il percorso predeterminato dei tredici anni di scuola dell’obbligo, si apre per la prima volta, al riparo dall’invadente iperprotettività dei genitori, la possibilità di scegliere in prima persona. Dovrebbe essere un momento di grande entusiasmo, una specie di ebbrezza di responsabilità e invece… si fa avanti una paura boia e si vorrebbe scappare a gambe levate!
Per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio
E a non saper immaginar quello che trovo.
Mi offrono un incarico di responsabilità:
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa.
(Jovanotti, L’albero, 1977)
Tre modi sbagliati di affrontare la scelta
Alcuni confinano la loro scelta nel presente.
Non tentano di rappresentarsi il futuro, vorrebbero una strada che faccia ottenere tutto e subito, a loro interessa solo il “qui” ed “ora”. Probabilmente perché temono il domani e con buone ragioni. Giornali e TV ci presentano il futuro solo in termini di povertà e regresso.
Ma se le scelte sono tutte immerse solo nel presente, diventano frammentarie e spesso contraddittorie. La conseguenza è grave: le scelte sono le mie scelte, fondano la costruzione del mio io: a scelte frammentarie e contraddittorie farà seguito un io altrettanto frammentario e contraddittorio.
Proiéttati nel tuo stato non lontano di adulto e prova a chiederti: “chi vorrei essere? Quale adulto vorrei diventare?”. Questa è una domanda più interessante del “che cosa voglio fare?”.
Molti altri invece scelgono solo in forza dell’emozione. La loro scelta è psicologica e non etica.
Si lasciano portare avanti e indietro dall’onda incostante del : “mi piace-non mi piace… mi fa star bene-mi fa star male” e non fanno mai i conti con il Bene, meschinamente preoccupati solo del loro personale e tutto psicologico “star bene”.
E’ una strada che saranno costretti ad abbandonare in fretta e con molte delusioni.
Altri ancora, infine, si lasciano influenzare dalla moda e dal conformismo. Hanno così paura di non piacere o di non fare successo e temono talmente la fatica dell’identità, che cedono in fretta a ciò che gli altri scelgono per loro. Si lasciano scegliere, piuttosto che scegliere. Abbiamo avuto le grandi ondate di medicina, poi di giurisprudenza e ora tocca a psicologia.
Ma possibile che tutti si cammini con lo stesso passo e verso uguali mete?
E per la prima volta so cos’è la nostalgia, la commozione…
È dolce stare in mare quando sono gli altri a fare la direzione, senza preoccupazione,
soltanto fare solo ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna sognare la mamma…il mare.
(Jovanotti, L’albero, 1977)
Perché è così difficile scegliere?
Scegliere è sempre stato difficile, ma oggi ancor di più. I ragazzi possono scegliere qualsiasi cosa e possono tornare indietro da ogni scelta. Nessuno proibisce loro nulla e le possibilità economiche sono certamente aumentate per quasi tutti. Nessuno, o pochi, osano imporre paletti che orientino e anche rassicurino.
A prima vista questi sembrano tutti elementi favorevoli, sembra che i ragazzi siano più…liberi.
Ma non è così.
L’abbondanza economica disorienta la scelta e continua a creare nuovi bisogni, un’infinità di variabili entrano in gioco e per voi diventa sempre più difficile dominarli .
La famiglia è tendenzialmente iperprotettiva. “Non mi rifiutano nulla”, dicono i ragazzi, parlando dei genitori. Ma non c’è maturazione senza sacrificio e senza capacità di rinuncia. La soglia della frustrazione si abbassa visibilmente e si profila una generazione incline alla depressione. Non ci ingannino l’amore alla famiglia e agli amici che emergono come valori primi nelle interviste ai giovani, il più delle volte si tratta dell’ideale di una famiglia-rifugio e di un’amicizia puramente consolatoria.
Gli adulti spesso sono tentati di giocare a fare i giovani e non si assumono la responsabilità della loro maturità e della loro esperienza, scaricandola sui loro figli.
La possibilità di scelta tanto enfatizzata, si traduce quindi in radicale solitudine dei ragazzi.
Ma c’è un motivo ancor più influente sulla paura dello scegliere:
“Al fondo delle vostre indecisioni su aspetti circoscritti del vivere sta l’indecisione radicale sull’obbiettivo generalissimo dell’essere uomini veri” (Angelini, cit.).
Io credo che stia qui il vero problema: la vostra coscienza deve essere persuasa che conviene vivere, che la vita è buona e che si può accettare liberamente e con entusiasmo l’impegno di viverla.
Avete un motivo valido per guardare la vita in questo modo?
Se siete spesso indecisi nelle particolari circostanze in cui siete chiamati a scegliere questo o quello, è perché non avete ancora deciso se convenga vivere e per che cosa convenga vivere.
Solo quando hai scelto qualcosa per cui valga veramente la pena vivere, non ti comporterai più come uno spettatore della vita, ma come protagonista, perché avrai una domanda che ti muove, grandi interessi e grandi desideri.
Non so cos’è il coraggio, se prendere o mollare tutto,
se scegliere la fuga o affrontare questa realtà difficile da interpretare…
Cosa sarò quando avrò affrontato il mare, portato questo carico importante a destinazione?
(Jovanotti, L’albero, 1977)
E dunque, come scegliere?
La risposta che fa da piedestallo a tutte le altre, che dovrai darti nel confronto con gli adulti e i coetanei in cui hai fiducia è implicita in quanto detto sopra:
- Fai emergere chiara la domanda di significato che hai dentro te stesso e che dovresti aver coltivato in questi anni di adolescenza. Chiediti: “Per che cosa vale la pena che io spenda la mia vita?”
- Abbi il coraggio dei tuoi desideri più veri, prima di sacrificarli all’economia.
- Apri gli occhi sugli adulti che ti stanno attorno e paragonati: ce n’è qualcuno più interessante di altri? Qualcuno che ha un modo di affrontare la vita che ti affascina? Guardalo e chiedigli amicizia.
- Paragona la tua decisione di fondo con la realtà, che possa modellarla e indirizzarla. Ma non lasciar spegnere il desiderio vero che si è affacciato in te. Spento il desiderio, non potrai più cogliere l’occasione che potrebbe permetterti di realizzarlo!
Mi offrono un incarico di responsabilità:
mi hanno detto che la paga è interessante, che il carico è segreto ed importante.
Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso:
è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato,
saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto.
(Jovanotti, L’albero, 1977)
La condizione
Ogni scelta è una medaglia con il suo retro. Si chiama rinuncia. Per scegliere davvero qualcosa devo rinunciare a qualcosa d’altro. Ciascuno di noi viene al mondo con la possibilità di realizzare un’infinità di io diversi. Bastava che tu scegliessi una scuola superiore diversa da quella che hai scelto…quanto di te sarebbe cambiato! Non saresti quello che sei oggi.
Devi diventare “uno” e lasciar morire gli altri 99.000 possibili.
Il feto, per venire alla luce deve abbandonare la placida vita intrauterina, pena la sua distruzione.
Il bambino, per imparare a camminare deve rinunciare alla sicurezza dell’equilibrio dello stare fermo.
E tu, a che cosa dovrai rinunciare, per scegliere di diventare grande?
Mi offrono un incarico di responsabilità.
Domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire;
getterò i bagagli in mare, studierò le carte…
e quando passerà il monsone, dirò: “Levate l’ancora, dritta, avanti tutta:
questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione”.
(Jovanotti, L’albero, 1977)
A tutti gli amici che hanno sostenuto l’esame di stato
post scuola secondaria
un affettuoso abbraccio e un augurio di buona scelta.
Le strade del pellegrinaggio in Lettonia
vi aiutino a non sentirvi soli!
Dialoghi Carmelitani, Giugno 2008






