Non c’è felicità senza una persona che ci renda felici
di Manuela Campalto
Monica, Andrea, Diego e Cristina sono persone che mi rendono felice. Sono i miei amici dell’AIPD, l’Associazione Italiana Persone Down . Il gruppo dei giovani, quelli che hanno circa 25 anni.
Ho voluto che fossero loro a raccontarmi qualcosa sulla felicità perché, tra i tanti giovani che incontro, sono quelli che ogni volta mi comunicano un pezzetto di felicità speciale. Una gioia trasparente, consapevole, per nulla scontata né banale.
Ho voglia di impararla da loro questa sera la felicità. Ho l’impressione che ne sappiano più di me.
Non mi sbaglio.
Diego è un fiume in piena. Non sta nella pelle all’idea di essere intervistato su un tema così importante.
Per inciso: questa sera ho imparato che con le parole non si scherza. Ho provato a trasformare una intervista in una chiacchierata, ma non c’è stato verso. Avevo promesso l’intervista e intervista deve essere. Per fortuna assieme a me è venuta Francesca, la collega maga nell’organizzazione, che – accortasi che la situazione rischia di diventare critica – tira fuori dalla borsa la macchina fotografica con videocamera e il telefonino con registratore. Salve per un pelo.....
“Cosa vuol dire: è terapeutico?”.
“Vuol dire che sei felice, il teatro fa felici. Perché il teatro è giallo, è rosso, è blu, è verde, è grigio. Non vedi come ci si sente bene in mezzo ai colori?”-
Mah, penso tra me e me, mi piacerebbe proprio tanto sentirmi gialla, rossa, blu, verde, e anche un po’ grigia quando capita. Peccato che io il corso clown ho anche provato a farlo, ma mi sono sentita solo tanto impedita e impacciata. Mi sono persa un mucchietto di felicità che invece Diego ha saputo raccogliere...
Adesso però voglio sapere cosa ne pensa Cristina. Lei è un po’ più riservata, ma quando Diego prova a rubarle la parola lo zittisce con un “smettila di fare la suocera!”. Cristina è felice al lavoro, perché al lavoro sono proprio amici. Qualcuno ogni tanto pianta il muso, ma poi passa. Si vogliono bene, questo è quello che conta. Anche da noi, penso, ogni tanto qualcuno pianta il muso, non sempre passa. Qualche volta i musi diventano muri. Un altro po’ di felicità buttata via...
Il vulcano Diego torna alla carica, ma prima si rimette in posa. Una intervista è una intervista e l’atteggiamento conta. “C’è un’altra cosa che mi fa felice, Manu. A Venezia ci sono le giostre e mi piace tantissimo andarci”.
Come le giostre? Dove le mettono le giostre a Venezia, Diego? E lui, un po’ scocciato, mi spiega che in Riva degli Schiavoni ci stanno proprio tutte: quella dei cavalli e anche l’autoscontro. Poi mi perdona, sono un po’ ignorante, ma mi vuole bene lo stesso. “E poi, Manu, non sai cosa non è mangiarsi una frittella con la nutella... Credimi, Manu, la felicità è proprio una frittella con la nutella!”. Mi viene da piegarmi in due dal ridere, ma Diego non sta scherzando e mi mette giù una riflessione che secondo me è la migliore spiegazione del passaggio dalla morale alla sostanza che padre Antonio cerca da qualche mese di farci capire: “Vedi Manu, con le persone è la stessa cosa che con le frittelle. Le persone con cui stai bene, che ti vogliono bene, è come se ti dessero sempre cucchiaini di nutella”. Non basta dirsi che ci si vuole bene, bisogna scambiarsi sostanza di bene.
Voglio proprio sentire cosa ne pensa padre Antonio....
Arrivano Monica e Andrea e la faccenda si approfondisce. Loro finalmente hanno il coraggio di parlare di amore, alla loro età ci si innamora ancora.
Andrea è fidanzato con Chiara, si vogliono bene. Per lui la felicità è pensare che prima o poi si sposeranno. Ma non subito “perché non siamo ancora pronti”. Bella consapevolezza. Ci vuole molta onestà per ammettere di non essere ancora pronti. La felicità non è qualcosa da bruciare in fretta, ha bisogno di tempo, di essere accolta in un contesto preparato. A questo punto anche Cristina si sbilancia, pure lei è affezionata ad un ragazzo. Ma anche per lei ci vuole ancora tempo. E’ bello vedere questi giovani che non hanno fretta, attraversano la vita senza rubarle niente. Così la vita resta lì, tutta disponibile ad essere goduta fino in fondo. Con felicità.
A questo punto le poesie di Monica calzano a pennello. Lei è la scrittrice del gruppo, in questo ruolo ci si sente bene. Ti legge gli sms che ha nel cellulare come se recitasse la Divina Commedia. Di nuovo ti viene da ridere, non si capisce che cosa stia dicendo. Poi scopri che sono i messaggi che si scambia con la sua migliore amica. La chiama la sua gemella. Un dialogo surreale che scandisce il ritmo della giornata. Se isoli le parole dalla relazione ti viene da sorridere, se le lasci dentro all’affetto che le ha generate invece ti commuovono. Cioè ti muovono verso Monica, perché ne vuoi sapere di più, la vuoi conoscere meglio.
E lei non si tira indietro, ti recita una sfilza di poesie. Le ricorderà davvero a memoria o le sta inventando in questo momento? Boh, però è bello che ce le regali. E’ un momento di felicità che questa volta non mi voglio far scappare.
Ne appunto un verso, straordinario. Anche questa volta mi lascio stupire dalla gioia che questi ragazzi mi comunicano, di nuovo profonda e sicura. Recita Monica:
“Sperimento l’amore se è molto offerto”.
Sindrome di Down o sindrome d’Amore? Mi porto via la domanda, tanto so già la risposta. L’ho imparata nei baci, negli abbracci, nelle strette di mano di questi miei amici.
La foto finale è una istantanea di felicità, perché la felicità si sperimenta insieme, non è solo il mio momentaneo stato d’animo, non è solo il tuo angolo di benessere. E’ il pezzo di vita che condividiamo con gioia.
“Vieni anche tu, dai! Partecipa!”.
Diego ci saluta così. Partecipa, fai parte di me. Perchè “non c’è felicità senza una persona che ci renda felici” (Nella terra del Carmelo, La festa - p.80).
“Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell’avere nuovi occhi”
(M.Proust)
Dialoghi Carmelitani, Marzo 2008
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