LA MISTICA TRINITARIA DI
ADRIENNE VON SPEYR
di Elio Guerriero
Ricorre quest’anno il 40° anniversario della morte di Adrienne von Speyr, nata a La Chaux –de-Fouds, in Svizzera, il 20 settembre 1902. Nella famiglia benestante – il padre era oculista, la mamma, discendente da una famiglia di orologiai e gioiellieri - Adrienne era la seconda figlia, cui fecero seguito due fratelli. Bambina sensibile e precoce, Adrienne provava un malcelato disagio verso la rigida etica protestante che dominava i comportamenti e le scelte di vita della mamma. Di conseguenza si rifugiava spesso dalla nonna e durante le ferie frequentava il grande ospedale psichiatrico alle porte di Berna, di cui era direttore uno zio. Le incomprensioni con la mamma crebbero per la ferrea determinazione della ragazza di frequentare il ginnasio, per poter poi studiare medicina.
La morte improvvisa del padre determinò un peggioramento nelle condizioni economiche della famiglia, soprattutto influì negativamente sulle condizioni psico-fisiche della giovane che si ammalò seriamente di tubercolosi. Fu per due anni in un sanatorio.
Al ritorno, nel 1921, riuscì a superare l’esame di maturità insieme con i suoi compagni di corso. Lo studio della medicina, avversato dalla mamma e dai parenti, fu affrontato con spirito di grande dedizione come preparazione al servizio del prossimo. Più tardi Adrienne svilupperà un parallelo significativo tra la missione del medico e quella del sacerdote. Dopo la laurea, nel 1927, la giovane dottoressa si recò per le ferie al san Bernardino. Vi incontrò il professore Emil Durr, rimasto vedovo con due figli. Durr si innamorò della studentessa piena di temperamento che, dopo le iniziali resistenze, accondiscese a sposarlo per compassione verso quell’uomo fondamentalmente buono. Col tempo lui la conquistò pienamente al punto che la sua morte improvvisa nel 1934 la gettò nel baratro della disperazione. Due anni dopo, nel 1936, si risposò con Werner Kaegi, assistente di Durr e poi ordinario di storia all’università di Basilea. Educata nella tradizione del protestantesimo liberale, la dottoressa aveva più volte tentato di fare la conoscenza di un sacerdote cattolico. Nel 1940 fu costretta ad un ricovero ospedaliero per un attacco di cuore. Al ritorno a casa un amico comune le presentò il teologo Hans Urs von Balthasar, che dall’anno precedente era arrivato in città come assistente degli studenti cattolici presso l’università.Dopo non molto tempo la dottoressa era pronta per il passaggio alla confessione cattolica che ebbe luogo nella festa di Tutti i Santi del 1940. Secondo l’espressione di von Balthasar, subito dopo la conversione <<inizia a riversarsi su Adrienne una vera cateratta di grazie mistiche, in un uragano apparentemente senza regola>> : sono grazie di preghiera, grazie di visione, le “passioni”, partecipazione alle sofferenze di Cristo che terminarono con l’esperienza del sabato Santo e della discesa agli inferi.
L’immedesimazione con le sofferenze di Cristo è esterna (per un certo periodo fu stigmatizzata), ma soprattutto interna. Da queste sue esperienze Adrienne derivò il suo peculiare concetto di mistica che von Balthasar definì oggettiva. Secondo Adrienne, dunque, la mistica è una missione speciale, un carisma, un servizio alla Chiesa che è portato a termine in modo retto nella più completa lontananza da se stessi, nella dimenticanza di se stessi. Ella prediligeva la parola francese effacement, che indica l’atto della cancellazione dopo aver prestato il proprio servizio. La sua preghiera era universale. Un ulteriore carisma rese quasi visibile questo aspetto. Durante la preghiera compiva dei viaggi che la trasponevano nei luoghi molteplici dove era necessaria la sua presenza orante. Durante la guerra fu nei campi di concentramento per condividere le sofferenze dei prigionieri, successivamente fu spesso nei monasteri di vita contemplativa per risvegliare lo Spirito e animare la preghiera. Il decennio degli anni ’40 venne trascorso da Adrienne e von Balthasar nel febbrile tentativo di dare inizio a una comunità, la comunità di san Giovanni, posta sotto il patrocinio dell’apostolo, il cui spirito Adrienne voleva assimilare, vivere e trasmettere. Contemporaneamente ella dettava a von Balthasar il contenuto delle sue visioni e illuminazioni, da cui il teologo decise di derivare dei libri ritenuti un servizio prezioso per la Chiesa. A questo scopo, utilizzando una somma di denaro ricevuta in eredità dalla famiglia, fondò una casa editrice, posta a sua volta sotto il patrocinio di San Giovanni.
Agli inizi degli anni ’50, tuttavia, la salute di Adrienne cominciò a peggiorare in maniera preoccupante. Soffriva di una grave forma di diabete che l’affaticava e deprimeva. Oltre ai dolori sempre più forti vi era la sensazione crescente dell’impotenza, del non poterne più. Questa sofferenza si protrasse per quasi due decenni. Secondo von Balthasar <<il suo corpo era come un organo in cui tutti i registri del dolore erano aperti>>, che si spegneva <<in un diminuendo incredibilmente lento, che diveniva sempre più sommesso>> .
Morì il 17 settembre 1967, nella festa di santa Ildegarda, medico come lei. Sulla sua tomba fu riposta una pietra sepolcrale con il simbolo della Trinità, il centro della sua teologia.
Adrienne studiò e crebbe nei primi decenni del 1900 a Basilea dominata dalla figura di Karl Barth e dalla sua potente affermazione della grandezza e dell’alterità di Dio. Adrienne, che ebbe per professore un fratello di Barth, ne assimilò lo spirito al punto che già da ragazza era solita ripetere: <<Cerca di capire, Dio non è così>>. L’affermazione dell’alterità di Dio proseguirà, dopo il passaggio alla confessione cattolica, con l’asserto reiterato della generosità di Dio: il Padre non tiene nulla per sé e si dona interamente al Figlio; questi non tiene la divinità per sé come un possesso geloso, ma la restituisce al Padre nell’amore grato dello Spirito. Per la gioia della gratitudine del Figlio il Padre crea il mondo secondo la di Lui immagine.
Il mondo ha, dunque, un rapporto particolare con il Figlio di modo che quando inaspettatamente la creatura risponde con l’egoismo e la chiusura del peccato al dono di Dio sarà proprio il Figlio a chiedere al Padre di venire nel mondo per riportare a casa la pecorella che si era allontanata. Tutti sappiamo che la venuta nel mondo fu un evento drammatico. Per Adrienne, la sofferenza maggiore fu il distacco dal Padre, la scelta di recarsi nei luoghi della lontananza e dell’assenza di Dio, nel regno del peccato e degli inferi anzitutto per riportarvi Dio, poi per riguadagnare l’uomo. Da qui la grazia ricevuta da Adrienne di poter scendere con il Signore negli inferi, di qui la sua insistenza di voler stare vicina ai luoghi dell’assenza di Dio, per partecipare da lontano alla missione del Figlio.
A 40 anni di distanza dalla morte di Adrienne si può dire che il suo pensiero, soprattutto attraverso l’opera di von Balthasar, ha contribuito allo sviluppo di una spiritualità trinitaria nel mondo cattolico. Restano, invece, da approfondire ed assimilare la sua visione della mistica oggettiva e una significativa sottolineatura dell’elemento femminile nella Chiesa.
Dialoghi Carmelitani, dicembre 2007






