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Ritratto di famiglia, di Emanuele Cavalli 1926

Spesso si sente parlare di famiglia, senza magari sapere come sia in concreto la situazione nel nostro paese. Anche noi in questo numero vogliamo offrire alcuni spunti di riflessione, ben sapendo che la tematica è vastissima e complessa.

La popolazione italiana è sostanzialmente stabile, 57 milioni e mezzo (i nostri dati si confrontano con gli ultimi due censimenti 1991-2001). Comprende 22 milioni di nuclei familiari (2 milioni in più rispetto al 1991) con un numero medio di componenti di 2,6 in calo, solo il 45% di queste famiglie hanno figli (in dieci anni il 6,6% in meno), una su quattro è costituita da una persona sola. Crescono le famiglie coniugate che hanno solo un figlio o senza figli, solo il 27% ha due o più figli, con una concentrazione maggiore al sud (più del 50%), mentre al Centro-Nord si arriva a stento al 40%. Crescono i modi alternativi di far famiglia, prospettando un quadro sociale che si fa sempre più articolato: aumentano le coppie non coniugate con figli (crescita del 100%), le dissoluzioni (separazioni e divorzi), le famiglie monoparentali.

Molto si discute sui Pacs, patti civili di solidarietà, sulle coppie non sposate e le unioni di fatto, e mentre in Parlamento la nuova maggioranza ha intenzione di affrontare l’argomento, la TV propina in prima serata allo stanco teleutente un serial in cui una strana famiglia allargata è già un fatto. Sono I Cesaroni, imitazione del format spagnolo (Los Serranos), che da alcuni anni in quel paese, forse proprio grazie alla cura Zapatero, ha un enorme successo. La nostra versione è più ruspante, romanesca: fanghiglia di ovvietà e situazioni già viste sulla famiglia, gags, sdolcinatezze e battutacce. E a fondamento quel “volemose bbene!” che annacqua e rende tutto uguale e ... inutile.

Ma che cosa è una famiglia e che idea ne abbiamo?

Qualche mese fa l’Arcivescovo di Bologna si interrogava se esiste una forma di famiglia che nella sua sostanza è radicata e corrisponde alla natura della persona umana e pertanto va custodita di generazione in generazione o se, al contrario, ogni forma di famiglia è un aspetto culturale di un popolo.

La nostra stessa Costituzione, all’insaputa di molti, afferma all’articolo 29 che: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” Come a dire che la famiglia è strettamente legata alla persona umana, nel suo muoversi e relazionarsi, e al matrimonio. Poi siamo bombardati dai media, i quali invece di chiarirci che cosa sia in effetti una famiglia e cosa vi sia a fondamento, ci confondono le idee, disperdendo tutto in una assoluta libertà di azione e relazione (Ognuno faccia quel che vuole!), come se qualsiasi scelta corrispondesse alla struttura della persona.

Christine Boutin, candidata all’Eliseo nel 2002 contro Chirac e pronta a riprovarci, in un’intervista ha affermato che si sta abbattendo sull’Europa uno tsunami ideologico che crea una dissociazione tra natura e cultura: la filosofia del gender. Ha sottolineato inoltre come, nella società europea, si sia verificato negli ultimi 30 anni, una specie di antiproibizionismo, per cui è quantomeno arcaico avere punti di riferimento se non proibito: proibito proibire, una sorta di nuova morale.

L’ideologia del genere (gender) nacque negli anni Sessanta negli Stati Uniti criticando le femministe che difendevano l'uguaglianza fra uomini e donne. Rovesciarono il tema, chiedendo la scomparsa di ogni differenza. Sostenevano una posizione che - a loro parere - era simile al marxismo: non l'uguaglianza delle classi, bensì la scomparsa delle classi, ma applicata ai sessi. Essa afferma che nulla distingue un uomo da una donna, esiste solo un genere umano neutro, il resto è un’invenzione e costruzione culturale. Ne deriverebbe l’accettabilità di qualsiasi relazione e costume sessuale e chissà quanti e quali nuove strane varianti di  strane famiglie.

Su questi temi uno dei guru televisivi nostrani è, senza dubbio, Maurizio Costanzo, che da tempo e recentemente in modo sempre più esplicito, si chiede che cosa sia la normalità, per concludere che in fondo la normalità non esiste (!!). Il telespettatore medio sarà arcaico e retrò, ma prima di sentire queste parole o vedere i suoi programmi, e sin da ragazzino, gli è sempre sembrato di aver proprio chiara, anzi molto chiara la differenza tra un uomo e una donna e persino un’ideuzza su cosa sia normalità, come chi scrive, se la era fatta. Ma il dott. Costanzo no, non lo sa.

Con l’arrivo del Natale saremo inondati da fiumi di dolcezza e sentimentalismo da cariare i denti, triti e ritriti luoghi comuni sulla famiglia, la bontà e i buoni sentimenti.

Veramente strana è quella famiglia di Nazareth in cui la volontà e l’Amore di Dio sta al centro, in cui è un Altro innanzitutto che ama tutto e tutti, colui che, parafrasando un testo di Alda Merini, “ci prese la carne e l’anima, mettendo insieme i confini, la nostra carne così debole, così informe, che sogna di essere buttata nel granito per perdere il cuore”. Una famiglia in cui la normalità si chiama vocazione.

Come sua madre contempla quell’anima da pochi istanti incarnata, venuta a soffrire con le altre anime e per loro, così i nostri occhi, il cuore e il respiro si tendono al miracolo di un bambino, Dio nascosto in carne mortale.

Mentre un quieto silenzio avvolgeva ogni cosa e la notte giungeva a metà del suo corso Tu sei disceso, o Verbo di Dio, in solitudine e più alto silenzio.  Strano silenzio!

 

Luca Sighel

Dialoghi Carmelitani, Editoriale, Dicembre 2006

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