Dialoghi Carmelitani

Rivista ufficiale del Movimento Ecclesiale Carmelitano

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L’orario di rientro dei ragazzi a casa il sabato sera

L’educazione appare a tutti, in questo momento storico, tema gravissimo. Merita di esser ricordata, in avvio di discorso, l’acuta affermazione di una mamma che, qualche tempo fa, in un’assemblea di genitori, osservava: “E’ evidente: ai nostri figli manca completamente il Cristianesimo; e ciò forse in ragione del fatto che non siamo stati capaci di trasmettere adeguatamente quello che noi stessi abbiamo ricevuto e amato”. Questa frase suggella la percezione di un certo fallimento educativo. Noi registriamo che i nostri figli se ne stanno andando: entrano escono frequentano le nostre case come estranei, ma non sembra che abbiano trovato un significato veramente grande della vita, capace di impegnare globalmente le loro esistenze.

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Discutere con G. lo considero un vero privilegio. G. è un mio amico di sedici anni che talvolta mi mette a parte delle sue confidenze, perché sa che di me si può fidare. Anzi, con mia soddisfazione, definisce mitico parlarmi, considerato che sono  abbastanza grande (so che sta per vecchia) per capirlo e già abituata a discorsi simili, per via dei figli cresciuti (quasi adulti) che ho.
È un’eccezione, dice, perché non si può negare che tra le generazioni ci sia sempre uno scontro. Ma mentre lo guardo rivedo la mia di adolescenza, travagliata in altro modo, ma come la sua, rivedo quell’età che so bene avere segnato tutta la mia vita, con i suoi sogni, le sue speranze, le sue contraddizioni. Quando G. arriva, perché vuole confrontarsi su qualcosa, istintivamente gli darei una aggiustata, ma me ne guardo bene, perderei la sua fiducia: pantaloni in bilico, giacche mai della misura giusta (o un po’ di più o un po’ di meno), capelli lunghi raccolti a coda di cavallo. Sono sicura però che trascuratezza e stravaganza sono attentamente ricercate. Come un tornado batte i tacchi di quegli scarponi pesantissimi che di solito calza e con gesto consueto lascia scivolare lo zaino e lo allontana con un gentile calcetto. Tra lo zaino e un block-notes non c’è alcuna differenza, appunti di ogni genere sulla tela di tipo militare.

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Roberto Benigni

Benigni: «L’esistenza è un enigma e un mistero»
Il percorso umano ed artistico del comico, la sua passione per Dante e qualche sorpresa

di P. Aldino Cazzago o.c.d.


Le tappe di un percorso

Dopo gli esordi in alcuni teatri romani nel 1972, il percorso professionale dell’attore e regista Roberto Benigni può essere a grandi linee suddiviso in due parti: la prima, segnata da film e da apparizioni televisive, in cui per sbeffeggiare i “potenti” non esita a ricorrere a un linguaggio irriverente e pesante, come ad es., quando durante il Festival di Sanremo del 1980, apostrofò il pontefice con il termine di «Wojtilaccio». Nel 1997, ripensando a quella sua apparizione dirà: «Sto dicendo che se mi rivedo per esempio in tivù a volte non mi piaccio, capisco di aver esagerato. Anch’io ho delle cadute da farmi perdonare».

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Bouguereau

di P. Antonio M. Sicari

Sfogliando le Novelle per un anno di Luigi Pirandello, tutto avrei immaginato, meno che di trovare in appendice, questo “Sogno di Natale” che l’autore racconta in prima persona, utilizzando un linguaggio a lui inusuale. E sono persuaso che, se Pirandello lo lasciò in margine alla grande raccolta, fu per una sorta di pudore e per evitare letture troppo affrettate e appariscenti. «Sarei contento se, per la prima volta, io nascessi veramente questa notte», sono queste le parole che Gesù dice al protagonista del racconto dopo aver osservato «con tristezza infinita» il modo superficiale con cui tanti cosiddetti devoti festeggiano il suo Natale: «pretesto a gozzoviglie» nelle case dei ricchi; ulteriore motivo di «invidie e rancori» nelle case più umili.

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Vi scrivo brevemente per rendervi partecipi di alcuni eventi importanti, che ci stanno coinvolgendo da protagonisti in questi mesi. Innanzi tutto, vi annunciamo che è iniziata la pubblicazione integrale in lingua lettone degli Scritti di S. Teresa di Gesù Bambino, in tre volumi. Tale iniziativa fa parte di un progetto più ampio che abbiamo elaborato in questi ultimi due anni: quello di tradurre nella nostra lingua tutti i grandi santi camelitani – S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce, S. Teresa di Gesù Bambino, S. Benedetta della Croce (Edith Stein) e la B. Elisabetta della Trinità.

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