
“La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il tempo. Il nostro tempo. Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze: sono queste che poi vanno a definirci, alcune sono più importanti di altre, perché formano il nostro carattere, ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la differenza tra il bene e il male, cosa essere e cosa non essere, ci insegnano chi vogliamo diventare. In tutto questo alcune persone, alcune cose si legano a noi in modo spontaneo ed inestricabile, ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci, ci legittimano nell’essere autentici e veri e se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve e allora appartengono a tutti noi e a nessuno”.
Belle parole...eh? Se fossero accompagnate da un’armoniosa melodia di dita che si rincorrono veloci sulla tastiera, recitate da una voce calda e profonda, e magari associate ad una sequenza di immagini dei fatti della nostra memoria storica (l’emigrazione, le lotte operaie, le stragi di terrorismo e di mafia, la caduta del muro di Berlino), dei volti di personaggi famosi dell’arte (Toscanini, E. De Filippo, Gaber), dello sport (gli Abbagnale, Coppi e Bartali, Valentino), del cinema (Totò, Albertone, Fellini ed Antognoni), della scienza (Margherita Hack, e U. Veronesi), a fotografie in bianco e nero di uomini della storia recente (De Gasperi, Pertini ai mondiali, Napolitano...sempre ai mondiali e – prima volta in uno spot – persino Giovanni Paolo II), forse ... forse riuscirebbero persino a commuovervi per alcuni istanti. E magari, durante questi mesi estivi, vi è proprio capitato così, come molti hanno confessato, vedendo quella che vi ho descritto: la nuova pubblicità della Fiat 500, uno spot confezionato dalla Leo Burnett, agenzia leader del settore, in onda da inizio luglio su tutti i canali nazionali.
Ma può anche darsi che, come chi scrive, vi siate un po’ indignati nel capire che non c’è limite alle finalità commerciali, che tutto sfruttano, tutto consumano, saccheggiano e travisano, può darsi che siate anche infastiditi da quello sguardo sentimentale, che gioca sul filo dell’emozione, con cui, in modo indistinto, si associano fatti, ricordi, personaggi tanto eterogenei. Lo speriamo!
Sarebbe facile smontare e ridicolizzare questa pubblicità, che finisce con la frase “La nuova fiat appartiene a tutti noi”, con le reazioni che subito si potevano leggere nei blog di internet: La Fiat deve puntare sulla memoria storica, altrimenti su cosa punta....per questo non parlano dell’auto nello spot...o ancora ...Con tutti i “nostri” soldi che lo Stato le ha dato... per forza che appartiene a tutti noi! ... ma che cosa hanno da spartire Veronesi e la Hack con Wojtyla e madre Teresa di Calcutta, che è pure beata?, ecc. ecc…
Questa campagna di promozione del nuovo modello della 500 è qui solo un pretesto, perchè ha fatto anche nascere, per contrasto, un acceso dibattito (ci voleva una pubblicità?!?), su quale sia la nostra identità e su cosa si fondi, sia quella personale che quella collettiva e nazionale. Quale è la mia identità e la nostra? È forse lasciare la propria tradizione per aprirsi a tutti, indistintamente, o è confondersi, rinunciando un po’ alle proprie convinzioni, in un sincretismo di pratiche, idee, valori, per cui tutti sono buoni (ma nessuno lo pensa in verità!) oppure è affermare che tutti hanno la propria verità e tutte le verità esistono, come dire che non ne esiste nessuna, o forse, come ci ha suggerito la pubblicità della Fiat, l’identità deriva da un susseguirsi e alternarsi di esperienze, speriamo positive, che “per caso” o “spontaneamente” ci capitano addosso? Ma forse, al contrario, è la chiarezza identitaria che potrà essere anche integrazione, solo un’idea e dei valori ben radicati, vissuti potranno realizzare dialogo e confronto, e forse solo l’essere disposti a difendere la Verità fino al sacrificio e alla morte può porre le fondamenta di un popolo ed è la percezione, che la storia singola e comune ha avuto una partenza e va verso un traguardo atteso, che consente di camminare e veramente conoscere, imparare e crescere.
La questione sull’identità apre, necessariamente, al problema educativo e stiamo vivendo un’epoca in cui, da più parti si parla di una vera emergenza educativa, forse un vuoto, una mancanza e una povertà più grave di quella materiale. Nelle pagine di questo numero vi saranno offerti alcuni contributi di persone che hanno qualcosa da dire, che vivono posti di responsabilità, anche politica, che portano sulle proprie spalle il peso di un’esistenza di testimonianza, pagata a caro prezzo, che hanno saputo cambiare vita e diventare vita per altri.
Speriamo di offrire un aiuto a comprendere sempre più a fondo le parole di Joseph Ratzinger, che in un omelia poco prima che il Conclave lo eleggesse, due anni fa, Benedetto XVI, affermò: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore. [...] Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Noi, invece, abbiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. E' lui la misura del vero umanesimo. "Adulta" non è una fede che segue le onde della moda e l'ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell'amicizia con Cristo. E' quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità”.
Parole senza musica ed immagini, ma che ci danno speranza, forza e coraggio.
Tutta un’altra misura!
Editoriale, Dialoghi Carmelitani, Settembre 2007






