Vorrei il miracolo per te
(lettera alla figlia che nascerà)
di Anna Cannizzo

Cara figlia,
in Principio è stata solo una sensazione, un sussulto, un pensiero, una gioia senza forma, senza forma proprio com’eri tu, ancora tutta da intessere. In Principio è stata un’attesa, un’attesa anche dolorosa e faticosa. Un’attesa prima che accadesse,  un’attesa dopo: l’attesa del risultato del test, la prima ecografia, i fatidici tre mesi, precedentemente non potuti valicare. E poi l’attesa dei primi esami sul tuo stato di salute, l’attesa della pancia in crescita, l’attesa dei primi movimenti, tutto un’attesa, continua, costante, a volte impaziente. Quell’attesa che è insieme attenzione, cura e preparazione. Un’attesa in cui la mia vita è diventata tua: per te la mia alimentazione, per te il mio abbigliamento, le cautele, le decisioni, i programmi, il tempo, i pensieri, le preghiere. 


Adesso attendiamo la nascita imminente , sapendo che l’attesa più impegnativa deve ancora venire, quella di una vita che giorno dopo giorno dovrà imparare a svolgersi, a dipanarsi dopo essere stata intessuta.  Sento ogni passo di questa tessitura dentro di me. Nella tua carne, che è la mia carne, si muove l’amore che intercorre tra me e tuo padre. Prima ancora della vita si muove l’amore; lo sento ed insieme ad esso percepisco nel mio fisico l’amore di Dio che lavora per te,  per me, per l’uomo, per ogni fibra vitale che si agita. Non è una riflessione teologica, un sentimento poetico, un’intuizione. E’ carne! È la stessa carne che sa provocare un piccolo spasmo al mio ventre, che mi dà senso di pesantezza, che si traduce in dolore alla schiena ed in nausea. E’ carne umana ed insieme è alito divino.  Mai il mistero dell’umanità e divinità di Dio è stato così chiaro, possibile, quasi naturale. Il senso profetico della rivelazione è tutto dentro il mio ventre, tutto in te, buona novella che mi preparo a portare alla luce, vita che vuole manifestarsi a tutti, che è attesa con gioia da tutti, proprio come ogni bimbo che deve nascere. E’ l’attesa del Natale, l’attesa di una novità che si fa carne, viene alla luce per portare luce e stravolgere la vita. Piccola, eppure immensa; indifesa, eppure fortissima. Il Natale  è un privilegio dato ad ogni cristiano. Tu sei il mio privilegio.

Un po’ per scherzo, un po’ sul serio, in questi mesi ho ripetuto a tuo padre che sino alla nascita tu sei mia e del Signore e di nessun altro; lo ripeto con ironia, ma anche con orgoglio e gelosia.  Custodisco il miracolo che dentro di me il Signore sta portando avanti, assisto al dialogo d’intensità ed intimità che si svolge tra te ed il Signore, vi partecipo, lascio che nel silenzio tu possa nutrirti anche dei pensieri, delle preghiere, dei rapporti, dell’amore di cui sei frutto, della gratitudine che viviamo, della tenerezza, del senso stupito di grandezza e di piccolezza che proviamo tuo padre ed io ogni volta che pensiamo a te o passiamo la mano sulla pancia che vivacemente si agita, sospinta da te. E prego che questo concentrato d’intensità e profondità, che solo il grembo di un madre può contenere, non si disperda poi in un quotidiano, distratto da mille, seppure amorevoli, gesti scontati e meccanici. Prego che questa intensità rimanga visibile per te, per noi, per il mondo che ha bisogno di assistere ai dialoghi d’amore, di vederne l’esistenza, la bellezza, la salvezza. Noi ne abbiamo bisogno. Bisogno non solo di vivere i rapporti, ma di vederne il Principio, di cogliere sempre il grembo che li ha fatti nascere, crescere e che li ha custoditi. Perché in principio di ogni rapporto c’è sempre un grembo. Adesso lo so. Ripenso al matrimonio con tuo padre, all’amore palpabile che si percepiva; persino gli invitati non proprio “ cristiani praticanti” hanno parlato di un senso di sacro che sembrava avvolgerci e trasmettersi a quanti erano intorno a noi. Ci ripenso e so che per quanto oggi l’amore sia persino di più, non riesce comunque ad essere quotidianamente all’altezza di quel Principio, non riesce a testimoniarlo come al Principio, non ne fa memoria come dovrebbe, non sempre come sarebbe bello che fosse.
Così è la vita…
Ma se un desiderio posso esprimere per te, è proprio il desiderio di un Principio capace di rinnovarsi e mantenersi sempre.
Questo vorrei.  

Vorrei che nel mio sguardo, nel nostro sguardo di genitori, passasse sempre l’intensità di questo Principio, vorrei che fossimo capaci di non annacquare l’intensità. Vorrei che la profondità che stai sperimentando in questi inconsapevoli mesi di formazione, rimanesse come impronta nella tua vita e nella nostra, a dirigerla, orientarla, capace di ricondurla alla verità che l’esistenza nasconde. Vorrei che questo amore che ti ha generato fosse marchio, essenza, struttura, origine e meta del tuo procedere, del nostro accompagnarti e poi lasciarti andare; vorrei che la gratitudine che sgorga per te da noi  e va verso di te, verso Dio, verso il mondo, verso la vita, ti divenisse dote, linfa, sguardo, modalità di approccio a quanto vivrai, a chi incontrerai, perché tutto ti sia dono, percepito come dono e come dono a sua volta con gratitudine e gratuità ridonato agli altri ed alla vita.  Vorrei che la tenerezza con cui  ti abbiamo pensato e coccolato in questi mesi, quella di tuo padre che si china sulla pancia per baciarti e sussurrarti,  non ti venisse mai meno, scudo e nutrimento della vita. Vorrei che lo stupore che noi viviamo per te, dono tanto più immenso di noi, ti rimanesse negli occhi e nel cuore per accogliere sempre con meraviglia, gioia e riconoscenza ciò che la vita vorrà regalarti. Vorrei che la fiducia e l’abbandono che ti hanno avvolta, ti rimangano come patrimonio ed istinto di un’anima che riconosce sempre un grembo che la custodisce qualsiasi cosa accade ed a cui si abbandona con fiducia. Il grembo di Dio.  
 
Vorrei tutto per te, e tutto è troppo poco. Vorrei anche di più, persino che questo movimento continuo della pancia, a volte fastidioso, continuasse, ti caratterizzasse, fosse segno di una vita che non si stanca mai di essere in movimento, di muovere la realtà intorno a sé, di ravvivarla, ripulirla con fantasia, energia e generosità. Vorrei che sentissi dentro di te, per tutta la vita quello che io sento che sei: il concentrato di tutto l’Universo, pensato, voluto, creato, amato per te, per ognuno che è venuto al mondo, e che verrà al mondo, per ogni mamma che ha contribuito al perpetrarsi di questo miracolo, per ogni papà, attore e spettatore di questo miracolo, per ogni essere umano che se non è padre o madre, è comunque figlio.
 
In una parola, vorrei il miracolo per te; non quello  che deve accadere, da cercare e da chiedere, ma quello già accaduto, quello che è stato intessuto con te, quello che sei.
E se come ogni genitore vorrei  anch’io che tu avessi la sapienza, l’intelligenza, la salute, la  bellezza, la bontà, la felicità, persino il successo, al cuore del mio desiderio vorrei soprattutto quanto ti ho scritto in questa lunga, un po’ commossa, un po’ complicata lettera.

Nonostante gli errori che commetteremo (tanti), gli sbagli che farai, i dolori che attraverserai, gli smarrimenti, le incomprensioni, le distrazioni, le delusioni, possa tu avere sempre la certezza  e la consapevolezza del miracolo già accaduto, capace di rinnovarsi e riproporsi ogni giorno.
SOLO questo.
E che il Signore ci aiuti ad essere dei bravi genitori .

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