di Michelangelo NASCAL’esistenza di una coscienza morale – di solito riconosciuta dall’uomo di ogni razza e religione – potrebbe anche non bastare se si decide di intervenire giuridicamente nei confronti di un qualsiasi nascituro, espropriandolo del sacrosanto diritto alla vita!
In Svezia, già dal 1938 è possibile interrompere una gravidanza. Un’ulteriore legge, però, ha recentemente stabilito la possibilità di praticare l’aborto selettivo in base al sesso del bambino.
Se esiste una legge è certamente possibile appellarsi ad essa, senza correre il rischio dell’illegalità, ignorando qualsiasi criterio di coscienza morale.
Proprio nel Paese scandinavo, in questi giorni, una donna ha seguito alla lettera la legge! Mamma già di due bambine ha voluto verificare il sesso del nascituro, relativamente alla sua terza (?) gravidanza, sottoponendosi anche all’esame dell’amniocentesi, sperando che potesse trattarsi di un maschietto. Non avendo potuto soddisfare tale desiderio (poiché l’esito dell’esame aveva preannunciato la nascita di una femminuccia) la donna ha deciso di abortire. In realtà, la donna aveva precedentemente abortito (dichiarandolo apertamente ai medici) per ben due volte, sempre per lo stesso motivo: “voleva” un maschietto!
I medici, rivolgendosi alla Commissione nazionale della salute e del welfare, hanno cercato di capire fino a che punto sia lecito da parte del genitore operare delle pressioni per conoscere il sesso del bambino. La risposta – neanche a dirlo – ha seguito i dettami della legge secondo la quale l’interruzione della gravidanza fino alla 18esima settimana è un diritto della donna, anche per quanto riguarda il sesso del nascituro.
Più del 25% delle gravidanze in Svezia si concludono con un aborto. Con l’introduzione della cosidetta “pillola del giorno dopo” la percentuale degli aborti è poi aumentata del 17%.
Si rimane senza parole di fronte allo scenario di morte che si profila all’inizio di questo terzo millennio. Si può arrivare a tanto solo se l’egoismo è più forte di ogni altra ragionevole soluzione!
Nelle struggenti considerazioni tratte dal libro di Oriana Fallaci “Lettera a un bambino mai nato” viene detto: “Un figlio non è un dente cariato. Non lo si può estirpare come un dente e buttarlo nella pattumiera, tra il cotone sporco e le garze. Un figlio è una persona, e la vita di una persona è un continuum dall’attimo in cui viene concepita al momento in cui muore”.
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