di P. Agostino PAPPALARDO

Vacanza a Lignano

Una vacanza al mare che privilegia le famiglie e i bambini, sulla spiaggia “dorata” di Lignano e alle piscine dell’“AcquaGiò”, è quella che ormai da due anni organizza il Movimento nello stesso Villaggio turistico degli Esercizi. Quest’anno (26 Luglio - 2 Agosto) eravamo più di 70 persone di cui quasi la metà bambini. Nonostante i servizi offerti dal centro è stato grazie al generoso lavoro di molti che si è potuta realizzare una bella vacanza. Sono stati preziosi l’aiuto di Anna, mamma di 4 figli, sempre disponibile per guidare la distribuzione ordinata dei pasti (non si fa il self service, ma si attende seduti a tavola…); l’animazione simpatica e brillante di Luca Sighel delle serate passate insieme; la guida decisa di Moira del “coro – orchestra” dei piccoli, sia il mattino alle “loro Lodi” come per la S. Messa a mezzogiorno: ciascun bambino aveva un suo strumento a percussione (dal tamburo fino alla semplice bottiglia riempita di sabbia!) che lo faceva sentire fiero protagonista e partecipe dell’“evento”.

Sì, proprio come un evento! il più atteso e preparato, era la celebrazione dell’Eucaristia: era un piccolo miracolo poter vedere i bambini che portavano a Gesù  qualche mazzetto di fiori, e poi attenti, con gli occhi sgranati, e limpidi come la loro anima, già protesi all’inizio della Liturgia, come anche pronti a rispondere durante la piccola omelia - conversazione che conduceva  P. Paolo o P. Antonio, allo scopo di far comprendere il Mistero di Gesù con la semplicità estrema dell’infanzia. E’ stato chiesto loro di far bene i gesti più importanti: dal Segno della croce al saper prendere gli strumenti musicali quando si faceva il canto o a posarli appena finito, dall’attenzione – stupenda – durante la Consacrazione fino al fermarsi in assoluto silenzio per ringraziare Gesù dopo aver ricevuto l’Eucarestia. Era incredibile vedere come i bambini mettono in pratica subito queste cose. E’ commovente esperimentare un pezzo di “Mondo nuovo”, di Chiesa bella: un gruppo di famiglie e di adulti vive la vacanza  facendo vedere ai figli che stare col Signore, poterLo ascoltare, ringraziare, pregare, è il Dono e la Ricchezza massima, nei giorni di ferie come ogni giorno dell’anno. Così nella nostra storia anche i  momenti di divertimento diventano un piccolo anticipo di Paradiso! Per i grandi e specialmente per i piccoli si costruisce una storia educativa bella, con il suo lavoro e le sue fatiche.
A questo proposito di particolare aiuto è stato, quasi a conclusione, l’incontro con P. Antonio sull’educazione dei figli. Offriamo a tutti gli appunti, un po’ schematici, della conversazione.

Educazione dei figli

1)    S. Giovanni Bosco spiega che non dobbiamo mai richiamare o rimproverare per uno sfogo, o quando siamo agitati e adirati, perché in questi casi viene notata e s’imprime nella memoria dei bambini più la nostra rabbia e l’istintività che non il contenuto - magari giusto - del richiamo. E’ meglio rimandare il tutto ad un momento più sereno e di dialogo. Inoltre, il rimprovero deve essere proporzionato a quello che accade nel comportamento dei figli: un richiamo serio e grave va fatto soltanto riguardo ad aspetti importanti; non possiamo fare richiami pesanti per una cosa leggera!

2)    I bambini riguardo a certe richieste dell’adulto sono limitati, “non ce la fanno”. Ci sono cose troppo pesanti rispetto alle loro possibilità effettive: bisogna, dunque, comprenderli in questo. Tuttavia bisogna anche considerare il contrario: se li si lascia fare quello che istintivamente vogliono, esiste il rischio che possa insinuarsi una sorta di “piccola onnipotenza”: si “cristallizza” l’abitudine di dover essere esauditi sempre, o quasi sempre, in tutto.

3)    Bisogna far percepire al bambino nella vita quotidiana che mamma e papà non sono degli oggetti a sua disposizione, ma due persone che innanzitutto si appartengono tra loro (“la mamma è prima di tutto appartenente al papà e il papà alla mamma”). E’ molto importante che i figli vedano un bel rapporto di intesa, di tenerezza  e di unità tra i genitori: si accorgeranno che il vero “potere” è in questo amore bello e forte tra il padre e la madre.

4)    I legami familiari, le relazioni tra i nonni, i genitori e i figli devono essere curate e onorate affinché la famiglia, il “Noi” divenga più importante e determinante di ogni individualismo e tendenza all’isolamento. Anzi la persona, il vero io può crescere bene e svilupparsi solo dentro il tessuto di queste relazioni buone.

5)    Aiutare i figli a comprendere che il corpo e l’anima sono un tutt’uno. Quindi bisogna educarli a saper “accordare” il corpo con l’anima, condurli ad abituarsi a una dignità, al senso della giustizia, al buon galateo (che è una forma di attenzione, di rispetto, di cura di sé e degli altri): saper dire “grazie” per il bene che si riceve, salutare gli altri, comportarsi bene a tavola,  vivere alcune regole elementari come un piccolo impegno quotidiano di preghiera, o il chieder sempre  il permesso per usare i mezzi della comunicazione (la tivù, internet, ecc.).

6)    La vita di fede: I bambini dovrebbero vedere una bella relazione tra papà e mamma, come un tutt’uno che affonda le radici nella loro relazione con il Signore: il pregare, il partecipare alla S. Messa, il vivere gli altri sacramenti da parte dei genitori fa vedere in quale Dio credono, che rapporto intrattengono con Lui (ricordiamo la piccola Teresa di Lisieux che intuiva la immensa bontà del Signore vedendo come il papà pregava). Nella vita di fede un gesto fatto con “totalità” (d’impegno, di serietà e di dignità) vale più di tanti atti non compiuti bene. Insegnare ai figli a praticare gesti “pieni”, belli, fatti uno alla volta, dando un piccolo impegno alla settimana (ad es. far bene il Segno della Croce, gesto fondamentale per noi cristiani).

7)    La Persona di Gesù dovrebbe diventare sempre più familiare ai bambini: bisogna far conoscere bene la sua storia, specialmente la Passione.

8)    L’Educazione è cosa del cuore – come osservava e sperimentava ancora una volta Don Bosco – per questo i gesti educativi (anche un richiamo) divengono efficaci e fruttuosi quando il cuore del genitore sa raggiungere il cuore del figlio (l’amicizia e il rapporto col Cuore di Cristo illumina, educa il cuore dei genitori per saper capire, incontrare e amare il cuore dei figli).

9)    E’ di grande aiuto una comunità, un movimento di famiglie e quindi un rapporto di amicizia tra alcune famiglie, in un piccolo gruppo, per aiutarsi reciprocamente a far crescere bene i figli.

 

TESTIMONIANZA

“Riempire il tempo di una vacanza con ciò che amiamo”

di Famiglia Piovanelli Mario, Moira, Davide e Marco

L’esperienza della vacanza a Lignano è stata l’occasione per riscoprire il senso della famiglia e cosa vuol dire essere una famiglia all’interno della Chiesa.
Abbiamo vissuto una settimana semplice, essenziale, che ci ha aiutato a stare insieme, che ci ha dato la possibilità di godere della compagnia dei nostri figli e che ha permesso loro di stare insieme ad altre famiglie, che ha concesso anche al cuore di rigenerarsi.
La preghiera del mattino, la Santa Messa a mezzogiorno, i pasti consumati insieme, i giochi nella sabbia e nell’acqua con le altre famiglie… tutto diventa sacro, prezioso per lo spirito, se lo si fa alla luce di Cristo. Gesti semplici, quotidiani, concreti, compiuti però non nella frenesia, nella fretta di fare le cose, senza neanche percepirne il sapore, il profumo di quello che ti capita.
Non abbiamo sentito la mancanza dell’aria condizionata, dei pasti raffinati, né del “baby club” o dell’animazione in spiaggia. Non abbiamo avuto bisogno di altri che riempissero il nostro tempo, perché “vacanza” per noi è stato poter riempire da soli il nostro tempo con ciò che amiamo.
Guidati anche dalle parole sentite e dagli esempi ricevuti, abbiamo riscoperto così il gusto, il piacere di stare insieme come marito e moglie e come genitori, come amici di altre famiglie.
È stata una vacanza molto preziosa per la nostra famiglia. Una vacanza ricca di condivisione, di comunione. Abbiamo trovato Dio nei piccoli gesti quotidiani, nelle piccole cose: in un papà che imboccava il bambino di un amico, nella mamma che cullava il figlio di un’altra donna mentre lei era occupata ad offrire un servizio ad altri bambini, nel piccolo che chiama “nonno” un padre carmelitano, perché “nonno” è uno di famiglia. Dio era nelle persone che hanno servito a tavola per lasciare che le mamme dei più piccoli potessero stare sedute ed occuparsi dei loro bambini, era nei bambini che rinunciavano a un gioco per darlo ad un amico, nei ragazzini che cercavano paguri per i più piccoli, nello sguardo di chi ha fotografato tutti i piccoli in vacanza e non solo i suoi, non per dovere, ma perché ha visto la bellezza anche nei figli degli altri.
Dio era in chi per qualche serata non si è riposato ma ha fatto giocare i  piccoli e i grandi insieme, in chi ha custodito sotto il suo ombrellone una nidiata di piccolissimi scatenati, per consentire alle amiche di fare una passeggiata.
Essere Chiesa è stato questo accogliersi reciprocamente, sentendosi davvero fratelli, figli dello stesso Padre.
Abbiamo capito che la famiglia non finisce nelle quattro mura delle nostre case: si deve allargare, deve aprirsi agli altri per condividere, aiutare e ricevere aiuto, e, alla luce di Cristo, deve diventare Chiesa. Come possiamo sopravvivere come famiglia se ci chiudiamo, se guardiamo solo alle nostre esigenze e alle nostre pretese? Aprirsi verso realtà familiari certo diverse, ma che condividono con noi la stessa fede, che guardano come noi a Colui che è verità, dà respiro anche a noi, ci rigenera, ci aiuta  a costruire solide fondamenta.
Abbiamo ripensato alle semplici parole di Saint-Exupéry ne “Il piccolo principe”, quando si parla di amicizia:

"Buon giorno", disse la volpe.
"Chi sei?" domandò il piccolo principe,
"Sono la volpe", disse la volpe.
" Vieni a giocare con me", disse la volpe, "non sono addomesticata".
" Che cosa vuol dire addomesticare?"
" E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"
" Creare dei legami?"
" Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe." gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
" Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
" Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe..."Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
" L'essenziale è invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

Certo non sempre è stato semplice camminare insieme, rispettare tempi e modi di vita comune, perché le famiglie erano numerose e diverse. Non sono mancate incomprensioni, contrattempi, disguidi; ma anche questo è stato “fare famiglia”.
Contro una società che tutela ossessivamente la privacy, la libertà personale, l’individualità, insieme abbiamo costruito una vacanza con poca privacy, poco individualismo, ma con molto senso della vita e dell’amicizia.
In questa vacanza ci siamo “riuniti nel Suo Nome”, e davvero in certi momenti si sentiva forte la presenza di Dio in mezzo a noi.

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