Incontro con lo studioso di letteratura rabbinica antica Jacob Neusner
Un vero israelita a colloquio con Gesù
Se il Papa avesse potuto leggere il suo discorso alla Sapienza, lo scorso 17 gennaio, avrebbe avuto come ascoltatore entusiasta anche Jacob Neusner; in particolare la sua esortazione al "coraggio della verità", rivolta ai docenti e agli studenti universitari, avrebbe riscosso il plauso di questo rabbino, professore emerito della Bard University, che ha dedicato tutta la vita allo studio delle sacre Scritture. "Benedetto XVI ha arricchito la vita di diverse comunità religiose nel sottolineare la pretesa di verità delle religioni e l'importanza del confronto con e nella verità" - confida all'Osservatore Romano. "Per un lungo periodo molti hanno avuto paura di affrontare la questione su chi sia il giusto nella prospettiva di Dio, temendo che dal confronto religioso sarebbe emersa solo l'intolleranza. Papa Ratzinger ha avuto il coraggio di affrontare le differenze religiose e di spiegare nei dettagli, caso per caso, ogni posizione e ogni contrapposizione. Questo ha permesso di ridefinire la caratteristica di come le comunità religiose si relazionino l'una con l'altra. Il suo discorso di Regensburg fu un atto di coraggio".
Jacob Neusner non è un "fan" del Papa, ma è un ebreo ortodosso e fervente che è "fan" solo della verità e della ricerca della verità. È proprio per questo che, a suo tempo, fu anzitutto l'allora cardinale Ratzinger a essere un estimatore del lavoro intellettuale e scientifico del rabbino americano.
La storia, dunque, non è recentissima, inizia quindici anni fa. Il rabbino Jacob Neusner, nato ad Hartford nel Connecticut nel 1932, raffinato esegeta delle Sacre Scritture ebree - oltre 900 sono le sue pubblicazioni su Torah, Mishnah, Talmud e sui Midrash - e illustre professore di storia e teologia del giudaismo al Bard College dello stato di New York, nel 1993 pubblica un saggio breve quanto "esplosivo": A Rabbi talks with Jesus che poco tempo dopo finisce nella mani del cardinale Ratzinger il quale lo apprezza molto.
Nel 2007, all'indomani della pubblicazione del Gesù di Nazaret di Benedetto XVI, il nome di Jacob Neusner ha fatto il giro del mondo spingendo tra l'altro l'editore San Paolo a ripescare quel vecchio saggio in questione, ormai da anni scomparso dalle librerie italiane. In effetti, a rileggerlo si può comprendere il fascino suscitato in un lettore del livello di Joseph Ratzinger; si tratta di un libro, quello di Neusner, che contiene un'audace provocazione intellettuale proposta, peraltro, con limpidezza e onestà, per cui quella provocazione diventa stimolo preziosissimo, interrogazione profonda e mai banale. Si intuisce che, sebbene l'esito della ricerca di Neusner su Gesù non tenda all'adesione al cristianesimo, l'atteggiamento con cui il rabbino "interroga" il figlio di Maria non può non piacere al futuro Pontefice. Neusner infatti prende sul serio il Gesù dei Vangeli e la pretesa di verità contenuta nel messaggio di Cristo intuendo che messaggio e messaggero coincidono, che il cristianesimo non è una dottrina morale o una teoria filosofica, ma l'incontro con la persona di Cristo. Questo che è l'incipit della Deus caritas est, riflette il modo con cui Neusner affronta il dialogo con Gesù. Dopo aver letto il suo libro-dialogo, abbiamo quindi ricercato il rabbino Neusner che, ancora una volta, non si è sottratto al piacere di un incontro franco e aperto rivelando il motivo per cui - a suo dire - è nata questa intesa tra un rabbino ebreo americano e un teologo tedesco oggi Papa.
"In molti suoi discorsi Benedetto XVI, Papa-teologo, non ha risparmiato critiche alla teologia e ai teologi. Il rischio del teologo è quello della superbia quando invece dovrebbe essere umile e la teologia buona è quindi "la teologia in ginocchio" come ha detto di recente. È la mia stessa posizione, nel secondo capitolo del mio libro affermo di voler incontrare Gesù senza il "filtro" della teologia, accostandomi alla Scrittura, in particolare al vangelo di Matteo, così come fanno i fedeli "semplici", il popolo, e non gli esperti delle università. In altre parole ho voluto prendere sul serio il Vangelo, ma non come testo da analizzare, ma come testo "performativo" - come dice il Papa nella sua seconda recente enciclica Spe Salvi - un testo cioè scritto non per informare, ma per cambiare la vita del lettore. Questo testo viene letto non per ricevere informazioni, ma "trasformazioni": è questo il fondamento della vita religiosa. Il cuore di tutto è come incontrare Dio, il testo sacro è fondamentale per il culto, per l'adorazione".
Neusner non ama dispute su temi astratti, alla domanda sul presunto "individualismo" della fede cristiana rispetto alla dimensione maggiormente comunitaria della fede giudaica - è un aspetto che risulta ricorrente nel saggio - in un primo momento non risponde direttamente preferendo chiarire i termini della sua indagine: "Io incontro Gesù durante il Sermone della montagna e gli chiedo se i suoi insegnamenti su questo monte corrispondono agli insegnamenti di Mosè sul Monte Sinai. Gli aspetti astratti dell'individualismo contrapposto alla dimensione comunitaria non si presentano se non in quel contesto", ma poi precisa e, di fatto muove una critica al giudaismo riformato e anche alle correnti protestanti interne al cristianesimo: "I profeti e la tradizione rabbinica mettono in evidenza le obbligazioni del singolo nei confronti della comunità: il singolo credente è soggetto al patto tra Dio e la comunità. Le chiese riformate e il giudaismo riformato rilanciano invece molto la dimensione individuale e quella della coscienza introspettiva, ponendo di fatto il singolo al di sopra della comunità al contrario del giudaismo classico e del cattolicesimo che considerano primari gli obblighi del singolo verso la comunità ponendo l'accento sul mantenimento dell'ordine sociale nella giustizia e nell'equità".
È sempre l'amore verso la concretezza che lo spinge ad affermare la necessità di evitare il rischio dell'astrattezza, mentre un'altra critica mossa al cristianesimo nel dialogo serrato con Gesù, è quella dell'astrattezza, dell'essere rivolto a un mondo posto al di là, ad un'escatologia che si avvera nel futuro, non su questa terra. "Se lo scopo dei comandamenti della Torah è la purificazione del cuore dell'uomo, il che può sembrare un concetto astratto" - spiega Neusner - "gli stessi comandamenti sono però concreti e particolari. I doveri religiosi che noi adempiamo nelle nostre azioni concrete incarnano quelle verità religiose che affermiamo astrattamente. Mantenere e osservare la Torah nella vita quotidiana vuol dire manifestare i principi della religione".
Il dialogo con questo ebreo a tu per tu con Gesù volge al termine, è un confronto serrato, anche duro, ma che si può svolgere - Neusner e Ratzinger dialogano a distanza da oltre quindici anni - nella lealtà e nella fiducia reciproche, con stima e soprattutto in una comune sintonia di vera, profonda speranza.
"Nel nono capitolo del mio saggio - a pagina 180 dell'edizione italiana - ho voluto affermare una cosa in cui credo fermamente: "Per un ebreo, disperare è un peccato". Saluto con gioia quindi questa seconda enciclica del Papa dedicata alla speranza e penso ci possa essere una speranza per il dialogo, nel rispetto della diversità, tra ebrei e cristiani. Un dialogo fatto di rispetto, di cammino e di preghiera comune. Cammino e preghiera che portano alla pace".
Ma, ancora una volta, Neusner non ama i temi e i toni astratti, ma preferisce declinare la sua riflessione in termini il più possibile "incarnati", citando un esempio vivo di dialogo e preghiera: "Giovanni Paolo II ha rappresentato una grande benedizione per l'umanità affermando l'integrità dell'uomo contro le dottrine avvilenti e riduttive del materialismo e del comunismo. Più di molte altre personalità del suo tempo, lui si è stagliato lottando per la dignità dell'uomo. È stato Papa per tutti gli uomini".
Andrea Monda
(© L'Osservatore Romano - 1 febbraio 2008)
| < Prec. | Succ. > |
|---|






