
C’è qualcosa di veramente ripugnante nella notizia che il devastante terremoto che ha colpito Haiti martedì scorso non ha fermato l'industria del turismo. A pochi giorni dal sisma le navi da crociera di lusso sono tornate ad attraccare sulle spiagge dell'isola caraibica.
La “Navigator of the Seas”, che trasporta 3.100 passeggeri, sta per attraccare. I passeggeri dei due vascelli potranno scendere a terra per godersi il sole tropicale, acque cristalline e cocktails a base di rum, mentre nella parte meridionale dell'isola i soccorritori e i volontari provenienti da tutto il mondo lottano contro il tempo per recuperare i superstiti dalle macerie (Adnkronos).
Ma il problema non può consistere soltanto nella distanza fisica che separa i fortunati in vacanza dai disperati che sono stati investiti dalla tragedia. Infatti che cosa cambia realmente tra il bere il cocktail sulla spiaggia a pochi chilometri dal disastro e il continuare tranquilli la nostra cena da qui, mentre il telegiornale manda le immagini in diretta del terremoto? Potrebbe ridursi ad una questione di galateo… Invece il problema è molto più serio.
Il problema sta in un’altra distanza veramente distruttiva: la distanza umana che permettiamo ci separi da quei nostri fratelli.
Il problema è l’indifferenza di cui possiamo essere colpevoli tutti, quando ci accontentiamo di spremere un po’ di tristezza sentimentale mentre vediamo le immagini trasmesse dal telegiornale, per dimenticarcene immediatamente dopo, al cambio della notizia. La stessa indifferenza e la stessa distrazione dei “fortunati” passeggeri della “Navigator of the Seas”.
Ancora una volta ci troviamo costretti a constatare che possiamo continuare a lacerare il disegno originario di Dio. Abbiamo ridotto il robusto cuore umano, pensato dal Creatore come sorgente di vero amore, ad un residuo di fragile psicologia malata.
Ma l’esperienza di Cristo e di comunione fraterna che stiamo vivendo devono spingerci a risvegliare la nostra umanità, a sentire e capire che “nulla di quanto è umano ci è estraneo” e a fare nostro il dolore che si sta consumando così “vicino” a noi. Saranno soprattutto la preghiera e la carità fattiva a farci uscire dall’ambiguità, per poter chiamare senza ombra di menzogna “fratelli” gli uomini, le donne, i bambini e gli anziani di Haiti.
Il Movimento Ecclesiale Carmelitano non ha attivato iniziative particolari, ma invita tutti i suoi aderenti a partecipare con generosità all’iniziativa della Conferenza Episcopale Italiana: Domenica 24 gennaio in tutte le chiese italiane si terrà una raccolta straordinaria, con l'obiettivo di raccogliere denaro e altri aiuti per garantire la sopravvivenza della popolazione dell'isola caraibica.
IL PRESIDENTE DEL MOVIMENTO ECCLESIALE CARMELITANO
Lella Tomasini
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