Tutto ciò che è mio è tuo

“Tutto ciò che è mio è tuo”: sono le parole che descrivono la vita di Cristo.
Gesù è stato solidale in tutto con noi, ha condiviso tutto di noi e con noi: ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza di uomo, ha voluto e amato con volontà d’uomo, stando dentro il tempo, solidale con noi fino nella sofferenza e nella morte. Gesù ha capito se stesso così: ha condiviso tutto se stesso con tutti, senza lasciare fuori niente, senza escludere nessuno. Ci ha detto: “Non vi chiamo più servi, perché i servi non sanno cosa fa il loro padrone; vi chiamo amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere” (Gv 15, 14-15).
Il suo rapporto con il Padre diventa ciò che Lui ha condiviso con noi; e continua a condividerlo con noi quando ci accostiamo all’Eucaristia. Mangiamo e beviamo Cristo, condividiamo ciò che Lui è. Di fronte a Giuda che stava per tradirlo, gli ha detto: “Amico” (Mt 26,50). Delle parole “tutto ciò che è mio è tuo”, Gesù ha fatto la verità della sua vita.
“Tutto ciò che è mio è tuo”: sono le parole del cristiano.
Un cristiano è tale se ha come regola queste parole: “Tutto ciò che è mio è tuo”. Dopo la morte di Gesù, gli apostoli, smarriti, sono rimasti chiusi nel cenacolo, fin quando lo Spirito Santo li ha rianimati e buttati dentro il mondo capaci di una testimonianza. Quel giorno Pietro e Giovanni assieme agli altri discepoli stavano andando al tempio per pregare come era loro abitudine e passando vicino alla Porta Bella vedono sdraiato per terra un povero storpio che chiede la carità. L’ha chiesta anche a loro. Allora Pietro si ferma, lo guarda e gli dice: “Amico, non ho oro né argento, ma tutto quello che ho te lo do: “Nel nome di Gesù, alzati e cammina”. Lo storpio balzò in piedi e cominciò a camminare e a correre.
Chi è il cristiano? E’ uno che si pensa, dice e vive così: “Tutto ciò che ho te lo do;” e cioè: condivido con te l’incontro che ho fatto con Cristo, condivido con te il tesoro più prezioso della mia vita.
Cosa vuol dire essere cristiani a scuola? Significa stare attenti ai compagni e alle compagne per dire loro "Tutto ciò che ho te lo do”. C’è da dare tutto ciò che sei; devi dare la testimonianza di Cristo: il principio della tua speranza. Una volta Cristo lo si succhiava con il latte della propria madre. Ora Cristo è da reimparare, è da annunciare di nuovo. A noi è stato dato di conoscerlo. Allora “Tutto ciò che è mio è tuo” devono essere le parole che hai nel cuore entri a scuola, ogni volta che stai di fronte a tuo marito e a tua moglie, ogni volta che ti interroghi sui figli, ogni volta che vai al lavoro.
“Tutto ciò che è mio è tuo” è la sorgente di una solidarietà capace di creare legami veri, legami di comunione, non per l’interesse, per il calcolo, per il tornaconto politico, ma per amore. Lo fai perché vuoi bene alla verità dell’altro e alla tua.
Se hai conosciuto Cristo questa è la verità che impari a dire a tutti quelli che incontri, senza escludere nessuno; così doni la tua amicizia, il cui cuore è Cristo stesso. Che il rapporto con Cristo diventi ciò che desideri condividere con tutti, la ragione per cui incontri tutti! Se un uomo ha bisogno di qualcosa, ha bisogno di Cristo e non lo può incontrare se non glielo dici tu attraverso la attenzione, attraverso la tua amicizia, attraverso il rischio di te stesso.
Quanto costa prendersi cura dell’uomo?
Costa l’uscire fuori dalla pigrizia, dall’egoismo, dall’essere come tutti gli altri. In un mondo che cammina “gaudente e disperato” verso la morte ci vuole qualcuno che, come Giacobbe, accetti di essere colpito da Dio, segnato dall’incontro con Dio. Ti è accaduto di conoscere Gesù per un compito: perché tu impari a condividerlo, a dire a tutti: “Tutto ciò che ho te lo do”. Io ti annuncio Cristo attraverso la mia fedeltà, la mia attenzione, il prendermi cura di te. “Dovete rompere tutti i legami indissolubili!” Questo era l’ordine che veniva dato alle SS e ai Kapo nei campi di sterminio. Nei campi di sterminio questo tragico obiettivo era perseguito brutalmente; oggi nella nostra società si è programmato un isolamento della persona, uno scioglimento “indolore” e banale di ogni legame indissolubile. Se c’è qualcosa che fa vivere un uomo è la certezza dei legami, la certezza di un’appartenenza.
Creare legami è come costruire una casa per Cristo, dove l’uomo possa incontrare Cristo: questo vuol dire amare il prossimo. L’amore tende sempre a creare legami indissolubili, a costruire una casa. La prima casa dell’amore la costruisce Dio stesso ed è l’utero di tua madre. Lì sai di essere amato, lì impari per la prima volta che Dio è amore. Chi è veramente Dio se per farci entrare nella vita lo fa attraverso il grembo di una donna che ci ama? Basterebbe questo per capire che Dio è amore. Il grembo è la prima casa, poi ce ne sono altre: la casa che un uomo e una donna immaginano come dilatazione del loro abbraccio; e poi la casa per i loro figli; la casa della Chiesa, fatta per testimoniare il “troppo grande amore” di Dio; la casa del nostro Movimento dove dobbiamo imparare a stare con pienezza e verità, a invitare tutti per condividere tutto ciò che Dio è e vuole darci.
P. Gianni Bracchi
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