«Ci sono persone che Dio prende e mette da parte. Ce ne sono altre che egli lascia nella massa, che non “ritira dal mondo” […]. Noi, gente delle strade, crediamo con tutte le nostre forze che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi sia per noi il luogo della nostra santità».
Queste parole, tratte da una considerazione di Madeleine Delbrêl, sono quanto mai attuali oggi. Ultimamente, infatti, il richiamo alla santità è stato oggetto di molte riflessioni. Giovanni Paolo II stesso – basta rileggere la Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte – la riproponeva instancabilmente all’attenzione di tutti, quasi a volerne sottolineare l’urgenza, e ne indirizzava la provocazione a tutta la realtà laicale. Come battezzati siamo chiamati ad esprimere una misura più alta della vita nell’ordinarietà della nostra esistenza, alla quale siamo chiamati proprio per la specificità della nostra vocazione. I tempi, infatti, – precisava il Papa – sono maturi per “riproporre a tutti con convinzione questa «misura alta» della vita cristiana ordinaria”. Tali presupposti riaprono una prospettiva per lungo tempo trascurata e sottovalutata un po’ da tutti, riconsegnando alle responsabilità del laico la freschezza missionaria dell’Annuncio Pasquale. E’ giunto il momento di prendere sul serio le parole che Dio, con tono categorico, rivolge a Mosè: «Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo» (Lv 19,2).
Papa Benedetto XVI, lo scorso anno, in occasione della Solennità di Tutti i Santi disse: «Il cristiano, infatti, è già santo, perché il Battesimo lo unisce a Gesù e al suo mistero pasquale, ma deve al tempo stesso diventarlo, conformandosi a Lui sempre più intimamente. A volte si pensa che la santità sia una condizione di privilegio riservata a pochi eletti. In realtà, diventare santo è il compito di ogni cristiano, anzi, potremmo dire, di ogni uomo! Scrive l’Apostolo che Dio da sempre ci ha benedetti e ci ha scelti in Cristo "per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1,3-4). Tutti gli esseri umani sono pertanto chiamati alla santità che, in ultima analisi, consiste nel vivere da figli di Dio, in quella "somiglianza" con Lui secondo la quale sono stati creati. Tutti gli esseri umani sono figli di Dio, e tutti devono diventare ciò che sono, attraverso il cammino esigente della libertà. Tutti Iddio invita a far parte del suo popolo santo. La "Via" è Cristo, il Figlio, il Santo di Dio: nessuno giunge al Padre se non per mezzo di Lui (cfr Gv 14,6)».
“Vogliamo chiedere a Dio la grazia di poter contemplare il volto dei Santi senza fare l’errore o il peccato di proiettare sul loro volto le nostre preoccupazioni, il nostro modo di vedere le cose, la nostra sensibilità o perfino i nostri sentimentalismi. Dobbiamo invece lasciare che dal loro volto emani proprio quella luce che essi devono e vogliono riflettere” (P. Antonio M. Sicari).
Santo è colui che permette a Dio di diventare la sua unica ragione di vita, che è capace di rispondere generosamente e liberamente ai bisogni dell’Amore, che è disponibile ad orientare e a coinvolgere ogni istante della propria vita a vantaggio degli altri. I Santi non sono supereroi! Essi sono stati capaci di trasformare l’ordinarietà della vita in straordinaria. Anche il Santo – come nell’esperienza di Giovanni Battista – diventa “voce di un altro”. Egli non ha più nessun interesse nella vita se non quello di compiere la volontà di Dio. Anche noi dobbiamo rispondere a questa particolare vocazione: «Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo» (Lv 11, 44).
…“Ma non capite – costatava il giovane Renzo rivolgendosi alla amata Lucia – che, quando è un santo che parla, è il Signore che lo fa parlare?” (A. Manzoni, I promessi sposi).
Padre Aldino Cazzago, nel suo libro “I Santi danno fastidio” edito dalla Jaca Book, scriveva: «Quanto detto per i santi vale per ogni cristiano. Se “la Chiesa intera è passata in un santo”, la stessa Chiesa chiede di poter “passare” e mettersi “in movimento” anche nella vita quotidiana di ogni cristiano». I Santi sono nella Chiesa la manifestazione evidente della presenza e del volto di Dio.
Interessante a tal proposito è il giudizio espresso da Pier Paolo Pasolini su Madre Teresa di Calcutta (negli anni in cui la Madre non era ancora pubblicamente conosciuta) che P. Aldino stesso cita nell’Introduzione del suo libro: «Ho conosciuto dei religiosi cattolici. E devo dire che mai lo spirito di Cristo mi è parso così vivido e dolce; un trapianto splendidamente riuscito. A Calcutta, Moravia, la Morante e io siamo andati a conoscere Suor Teresa, una suora che si dedica ai lebbrosi. […] Suor Teresa è una donna anziana, bruna di pelle, perché è albanese, alta [sic!], asciutta, con due mascelle quasi virili, e l’occhio dolce, che, dove guarda, ‘vede’». Le parole di Pasolini mostrano, dunque, l’onesta ed intelligente capacità del laico, di saper cioè riconoscere nel volto dei santi la presenza di Dio. “In loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo regno verso il quale… siamo potentemente attirati” (Lumen Gentium, 50). Quello del santo è un volto completamente trasfigurato dalla Grazia divina, egli, nella tradizione cristiana, è «”il luogo” dove il Dio di Gesù Cristo si “manifesta” e si “racconta”, un “luogo” di non-resistenza all’azione della grazia divina, una materia particolarmente malleabile all’azione dell’Artista celeste» (P. Aldino Cazzago).
La santità è il progetto di Dio sull’uomo, essa va desiderata e ricercata seguendo la strada transitata dai santi.
Michelangelo Nasca
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