Un nuovo studio sulla santa carmelitana di Lisieux
La piccola Teresa: un diamante vivo nel vetro della storia
di Giulia Galeotti
"Eco creante", così Cristiana Dobner definisce Teresa di Lisieux nel suo ultimo libro. Il titolo ha la capacità di cogliere l'essenza del ritratto di una ragazza francese di fine Ottocento, divenuta santa e dottore della Chiesa. Se già lo sguardo attento e vispo, curioso e determinato, di Teresa Martin - nella foto del 1888 in copertina - suggerisce un'attenzione dinamica al mondo, al termine della lettura del volume si è capaci di cogliere ancor più la ricchezza e la profondità del titolo.
Cristiana Dobner, carmelitana scalza, si occupa da tempo di ascoltare e proporre il pensiero di donne significative per la loro riflessione, come Edith Stein, Maria Zambrano o Maria Elisabetta Hesselblad. Del resto è lei, come ricorda Lucetta Scaraffia nella prefazione, ad aver scoperto e tradotto degli importanti frammenti del diario di Etty Hillesum ignorati fino ad allora, che hanno permesso di arricchire la figura dell'ebrea olandese, "conoscendone più ampiamente e profondamente la sete religiosa e mistica".
Il risultato di questa ricostruzione rivela con chiarezza come Teresa sia riuscita a fare di una posizione difficile e scomoda, quale la sua, una posizione costruttiva e vincente a fine Ottocento, infatti, essere credente ed essere donna univa in sé due condizioni particolarmente delicate. Se l'incredulità del suo tempo non è più confinata al piano intellettuale, ma è ormai penetrata nelle coscienze - "il processo di secolarizzazione spirituale aveva risucchiato nel suo gorgo il nucleo di ogni religione: la fede in Dio", scrive la Dobner - è anche vero che le donne stanno vivendo una fase decisiva della loro storia, e vanno gettando i semi per quel secolo cruciale - nel bene e nel male - che sarà il Novecento.
Donna di Dio e in Dio - "mi sono fatta un'idea così alta del Cielo che, talvolta, mi chiedo come, alla mia morte, Dio farà a sorprendermi. La mia speranza è così grande (...) che ci vorrà qualcosa al di sopra di tutti i pensieri, per soddisfarmi pienamente" - Teresa è molto attenta al periodo storico che attraversa, riuscendo a vivere in sintonia, assumendone "le coordinate mentali, l'itinerario, gli atteggiamenti di fronte alla società e alla politica, il carico di angoscia. Sembra tuttavia che in Teresa esploda senza tregua, con particolare impeto sordo e costante, quanto giace sopito e latente nell'animo umano".
Un primo aspetto, dunque, è quello della morte di Dio - "ciò che tutti ripetono agli angoli delle strade". E mentre il cristianesimo è ormai solo "flebile moralismo", la fine e la caduta della religione vengono presentate come la fine della schiavitù politica, in un clima generale di facile - ed interessato - anticlericalismo - si pensi alla fruttuosa espropriazione dei beni ecclesiastici. La Dobner ricorda come la "notte oscura della fede" abbia stretti legami con l'ateismo, anche se, pur nel medesimo stato di estrema difficoltà e tensione, risalti una radicale differenza: in Teresa tutto ciò "non si traduceva in assillo, in sabbie mobili, ma in trasparenza e vi conviveva con una pace piena e assoluta, con lo sganciamento dalla drammatizzazione degli effetti".
Teresa, del resto, vive anche il cambiamento nel modo di pensarsi da parte delle donne stesse, la loro crescita di consapevolezza e l'apertura a nuove possibilità, collocandosi lungo un percorso che condurrà, poi, al femminismo - che, nella definizione della Dobner, "in fondo rimane una risposta (non un difetto di respiro) al femminile, a un ordine costituito prevalentemente maschile".
Teresa è stata avvicinata ed interpretata da molte femministe in questi anni, ma certamente nessuna è riuscita - come la Dobner - ad avviare con lei un'autentica sintonia creante. Questo libro è infatti capace di cogliere la complessità della santa francese, superando il suo essere donna decisa e combattiva - un po' come chi legge Gesù semplicemente come un uomo di pace e di giustizia.
La giovane carmelitana vive questa pluralità di piani anche rispetto a molte donne del suo tempo con cui la Dobner la mette in relazione - relazione che alcune di loro avevano espressamente riconosciuto, come Gertrude Stein o Ada Negri, che la definisce "la mia Sorella Celeste, guida ad ogni mio passo". Teresa, infatti, pur partendo da una condizione condivisa, conosce la gioia profonda di affidarsi "a un altro Faro, ricco di luce propria, inestinguibile e non effimera". Questa luce, unita alla profonda curiosità e amore per il mondo che trapela - come detto - già dal suo sguardo, fa sì che quella giovane ragazza francese sia riuscita ad attraversare "insieme alle altre donne, con loro e per loro, il proprio destino "lasciando dietro di sé tracce di un sentiero utile alle donne che seguiranno", schiudendosi in un bozzolo di luce, rompendo il diagramma opaco e vetroso nel suo silenzio perforante".
Nel libro è ravvisabile anche un terzo tema nel dialogo di Teresa con il suo tempo: quello con la scienza. Un'altra cruciale frattura si è, infatti, prodotta tra fine Ottocento e primo Novecento, quella che ha condotto alla vittoria dell'ateismo scientifico. Se, come scrive la Dobner, "la scienza e la tecnica accelerano la trasformazione progressiva dell'economia, della geografia rurale e urbana, del costume. Lo stesso "libero pensiero" comincia a diventare un abito mentale", Teresa ne viene necessariamente coinvolta. Non è solo la chiamata in causa di figure come Darwin o Marie Curie, quanto l'ascolto di Teresa al suo "secolo di invenzioni", al punto da ricorrervi anche nella descrizione del suo percorso di fede - "vorrei pure trovare un ascensore per salire fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione".
Leggendo il volume si ha la conferma di come la bellezza del titolo non sia un elemento a sé: le parti iniziale e finale del libro - quelle in cui, per intenderci, le voci esterne tacciono - confermano una grande attenzione alla parola, alla scelta dei vocaboli e alla loro collocazione sulla carta; nulla è casuale o affrettato. Come sottolinea Lucetta Scaraffia, lo stile della Dobner è un prezioso valore aggiunto - talmente prezioso che si arriva con gioia alle pagine finali giacché vi si ritrova quel linguaggio e quella scrittura che già avevano affascinato in apertura. L'attenzione e la cura per il mondo, sia nella Dobner che in Teresa, passano anche attraverso una parola lucida e appassionata, estremamente sfaccettata nei suoi significati, sebbene incredibilmente essenziale.
Valgono così anche per Cristiana Dobner quelle osservazioni che ella stessa fa su Teresa di Lisieux e su Teresa d'Avila, per le quali "la clausura del Carmelo era giunta a rappresentare l'autentica libertà". È l'Incarnazione nel tempo e nel mondo.
L'eco creante diventa così un richiamo prezioso per noi, credenti in ascolto - "ho sempre desiderato" scrive Teresa "essere una santa, ma ahimè, ho sempre constatato, quando mi sono paragonata ai santi che c'è, fra loro e me, la stessa differenza che esiste fra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia oscuro [...]. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: Dio non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili, posso dunque, malgrado la mia piccolezza, aspirare alla santità". Teresa, con la sua "pacata, ma ardente, scrittura mistica", diviene dunque "teologia narrativa". Scrive la Dobner "perché la nostra mente non trova riposo solo su idee chiare e distinte - di cartesiana memoria - ma anche (se non soprattutto) sulla struttura metaforica e simbolica che, in radice, è narrativa e non delimita e fissa (...), ma dischiude le connessioni del movimento rivelativo di Dio, di quel mistero che non ha dimora in logica pur non contraddicendola".
Così, fedele a quest'idea di dialogo continuo con il mondo, la Dobner chiude il libro rispondendo a Carla Lonzi, citata in apertura di volume: alla femminista degli anni settanta che della clausura scriveva "luogo di privazione, ma non di distruzione, gestito da sepolte vive (...), luogo di inefficienza ma non sterile", Cristiana Dobner replica nei fatti - suoi (aggiungo io) e di Teresa. "Ella, dimorante in Lui, non sepolta viva, diventa diamante vivo per il vetro vivo della storia".
(©L'Osservatore Romano - 2 marzo 2008)
| < Prec. | Succ. > |
|---|






