di Elena Pinetti
Oggi piove! Non è la pioggerellina di marzo ma acqua che si rovescia giù dal cielo a secchiate violente e forti. Quasi a farti capire che l’estate è finita e, infatti, anche la temperatura scende di non pochi gradi, abbastanza per impedirti di cenare all’aperto sotto il pergolato.
Così il pensiero va alle tue sere d’estate, a ciò che hai fatto e, soprattutto, a ciò che hai detto.
L’impressione è che - in queste sere dove godi il fresco e il tempo sembra scorrere lento come i grandi fiumi arrivati al mare - si parli di tutto ma, sempre e comunque d’«altro». Si parla di petrolio, di sodi, di lavoro, di politica a volte, spesso di vacanze o di calcio. Solitamente si va su cose che ci facciano fare quattro risate in compagnia; del resto siamo stanchi, sudati e fa caldo! A cena, anche tra amici di vecchia data, difficilmente capita di interrogarsi sulle grandi questioni, ma nemmeno sul senso di alzarci la mattina riusciamo a dire qualche parola! Capita ad alcuni di toccare questi argomenti, a tu per tu con un frate o con chi è amico davvero, ma raramente seduti attorno a un tavolo. Sembra quasi un veto o, come scriveva Rilke, “una congiura a tacere di noi stessi, come si tace di un’onta, forse un po’come si tace una speranza ineffabile”.
Mentre il sole scende lentamente pennellando il cielo di rosa e le cicogne si accoccolano in coppia sui loro grandi nidi aspettando la notte, dopo la fatica del cammino e la preparazione della cena, ti metti a tavola con persone che si guardano in faccia parlando di ciò che per loro conta davvero: l’amicizia, l’amore, il senso della vita, Dio, Gesù. E resti sorpreso dalla sincerità estrema che percepisci nelle parole che vengono dette; quasi senza pudore, senza paura di aprire il proprio cuore all’altro perché sai che, comunque, ti può capire perché condivide con te la stessa storia e la stessa urgenza di vita e di verità. Ti accorgi che l’amicizia può nascere anche tra persone che non parlano la stessa lingua, non hanno le stesse usanze e nemmeno la stessa età, ma lo stesso cuore e lo stesso desiderio di infinito. Perché scegliere di “consumare” le proprie ferie in Lettonia? Perché, tra le tante proposte allettanti, scegliere la più faticosa e la più avventurosa? Perché desideriamo stabilire relazioni di amicizia, perché sappiamo di non avere tutte le verità in tasca ma solo alcune ed intendiamo condividerle… Perché, più che insegnare, sappiamo di dover imparare il significato di parole come: pazienza, umiltà, relazione, condivisione ed altre ancora. E perché questo accada è necessario visitare le case degli amici, mangiare e dormire con loro, pregare e faticare con loro, giocare con i loro piccoli e, soprattutto, aspettare che il sole scompaia dietro i boschi ascoltando e condividendo storie, storie di vita.
Si sceglie la Lettonia perché, alla fine, ci riconosciamo gente bisognosa d’aiuto, gente incapace di salvarsi e di regalarsi la felicità da sola, gente che sa e vuol condividere tutto l’uomo e non solo le cose, mistero e non solo tecnologia.
Si sceglie la Lettonia per essere pellegrini come i due di Emmaus. Uno si chiama Cleopa, l’altro è anonimo; potrebbe avere il mio nome. Capita di ritrovarci sulla via di Emmaus, portandoci addosso domande senza risposta, problemi senza soluzione, riflessioni superficiali sugli eventi della vita o su politiche offensive per la dignità dell’uomo.
Ecco, si sceglie Aglona anche per questo: perché su questa strada puoi incontrare “il forestiero” che ti domanda “Che sono questi discorsi che vai facendo?” e , dopo averti ascoltato, ti riconduce “dentro” gli eventi, fino al centro di ogni cosa, “al punto ultimo di giudizio sul nostro modo di capire la persona, di capire l’amore, di capire le relazioni umane, la creazione, la materia. All’Eucaristia che diventa centro di tutto, il punto d’arrivo di tutto” (P. Antonio Sicari).
Forte di quest’incontro riesci a passare dalla delusione alla gioia, dalla rassegnazione alla passione, dalla frustrazione alla Speranza.
Solo con questo incontro sono possibili passaggi impensabili, cammini inediti, nuove visioni della realtà. La via di Emmaus non risparmia nessuno; tutti, prima o poi, ci possiamo sentire delusi e frustrati. C’è da augurarsi che lungo il cammino ci si affianchi “quel forestiero” che ci tolga, con la sua presenza e le sue parole, dal non senso, dalla ignoranza e ci porti al “cuore” della vita: nei giorni della SPERANZA.
Sulla strada per Aglona succede anche questo!
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