I dati raccolti dal sistema di sorveglianza epidemiologica delle IVG (Interruzione volontaria di gravidanza) e recentemente pubblicati dal Ministero della Salute, circa l’attuazione della Legge 194/78  per la tutela sociale della maternità, appaiono sufficientemente confortanti. Rispetto all’anno scorso, infatti, le interruzioni volontarie di gravidanza diminuiscono del 3% (127.038 nel 2007 contro i 131.018 del 2006); e ancora, rispetto al 1982 – anno in cui si registra il maggior numero di aborti (234.801) –, la percentuale è addirittura del 45.9%. Viene anche registrata in considerevole aumento la scelta di numerosi obiettori di coscienza, soprattutto nelle regioni meridionali: 69.2% per i ginecologi (rispetto al 59.6% del 2006), 50.4% per gli anestesisti (rispetto al 46.3%) e 42.6% per il personale paramedico (piuttosto che il 39% dello scorso anno).

Il ministro della Salute uscente, Livia Turco, ritiene che la Legge 194/78 abbia favorito negli ultimi anni una sostanziale riduzione di IVG; la Legge 194, precisa ancora il Ministro, “è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio”.

Sarà! Ma, di fatto, 127.038 bambini nel corso dell’anno appena trascorso sono stati “uccisi” proprio da quei  22 famigerati articoli componenti la Legge 194/78 nonostante la sensibile diminuzione del 3%!!!

Meno di un anno fa, ricorderete, l’Italia intera rimase scossa per la drammatica morte di due gemelline (alla quindicesima settimana di vita, una delle quali affetta dalla sindrome di Down) causata dalla terribile pratica di un aborto eugenetico (cioè selettivo) permesso dalla legge 194 e autorizzato dai genitori delle due bambine. La tecnica di tale aborto prevede l’uccisione (alcuni giornali in quella occasione preferirono utilizzare l’espressione tecnica “terminazione”) di uno dei due feti. Qualche istante prima dell’intervento, però, le due gemelline modificarono la loro posizione all’interno della placenta. Così, il feto sano è stato “terminato” (cioè “ucciso”!) al posto dell’altro a cui però è stata riservata una analoga sorte, per decisione dei genitori. La ginecologa che ha eseguito l’intervento – lontanissima da qualsiasi rammarico morale – si è giustificata dichiarando l’impossibilità di prevedere l’«errore» poco prima dell’intervento, lo scambio di posizione dei due feti è considerato rarissimo. Chissà, forse, in quello che la medicina chiama “errore” c’era la volontà di Dio a voler regalare alla coppia un’altra opportunità!

Questo inquietante episodio ripropone un grave dilemma etico-morale: occorre rivedere la Legge 194/78 sull’interruzione della gravidanza? Il ministro della Salute “uscente” Livia Turco non ha mai avuto dubbi in proposito. Essa ritiene “che la 194 sia una legge molto saggia e che negli anni ha permesso di ridurre il numero degli aborti (come dimostrato all’inizio di quest’articolo).

Diametralmente opposta è la posizione della Chiesa. Il Card. Camillo Ruini, Vicario generale per la diocesi di Roma, nel corso di un intervento pubblico, ha affermato che è “non solo lecito, ma doveroso” rivedere la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. “Per un credente sarebbe meglio che questa legge non ci fosse, ma c’è – prosegue il porporato – e non c’è una situazione culturale e politica per la sua abrogazione”. La normativa relativa alla legge 194 “risente di una grande trasformazione che è prodotto del progresso medico e scientifico… darne un’interpretazione che la aggiorni, che la migliori e non la peggiori, è non solo lecito ma doveroso”.

“L'amore di Dio – afferma Papa Ratzinger – non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza (Gn 1, 26). Non fa differenza perché in tutti ravvisa riflesso il volto del suo Figlio Unigenito, in cui «ci ha scelti prima della creazione del mondo, ... predestinandoci a essere suoi figli adottivi ... secondo il beneplacito della sua volontà» (Ef 1, 4-6)”. (Benedetto XVI, Ai partecipanti all'assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita e al Congresso internazionale "L'embrione umano nella fase del preimpianto", 27/2/2006).

Michelangelo Nasca


 

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