di Marinella TESTORI

Icona vivente del dolore e della fede, il compianto papa Giovanni Paolo II ha riservato agli anziani, di cui ha condiviso l'età e la condizione, un posto di rilievo nel suo Magistero pastorale, attraverso una serie di significativi interventi nei quali il Pontefice individua e descrive lo specifico carisma, la vocazione speciale della terza età nel contesto della comunità civile ed ecclesiale.

 Nella “Lettera” a loro espressamente indirizzata nel 1999, alla vigilia dell'anno giubilare, il Papa, innanzitutto, delinea in modo incisivo  la prospettiva di senso nella quale si inscrive, in un'ottica cristiana, l'esperienza di vita dell'uomo: “la vicenda umana, pur soggetta al tempo, viene posta da Cristo nell'orizzonte dell'immortalità”. L'eternità non è un pio, rassegnato pensiero che sovviene inevitabile quando il trascorrere degli anni avvicina la conclusione del percorso terreno, ma è una realtà entusiasmante in cui già ora l'uomo è immerso. Esserne consapevoli può davvero cambiare, sin dal momento presente, lo stile di vita e di azione: di tale consapevolezza l'anziano può fornire una testimonianza privilegiata. In che modo? In primo luogo, rileva Giovanni Paolo II, la terza età può essere un periodo contraddistinto da un risveglio spirituale della persona, sull'onda degli interrogativi suscitati dalla riflessione sul proprio vissuto.

“Lo Spirito agisce come e dove vuole, servendosi non di rado di vie umane che agli occhi del mondo appaiono di poco conto” e la Sacra Scrittura stessa attesta numerosi esempi di uomini e donne raggiunti da una particolare chiamata di Dio nell'età matura della vita: a tale vocazione essi hanno risposto e tale assenso ha aperto insospettabili orizzonti di benedizione e prosperità non solo per sé, ma anche per la loro discendenza, come nel caso di Abramo e di Sara, divenuti genitori contro ogni ragionevole aspettativa, o di Mosé, al quale Dio chiede di farsi guida del popolo eletto nell'esodo verso la Terra promessa. Come si può notare, “la potenza di Dio supplisce all'umana insufficienza” e la vecchiaia, nella saggezza biblica, non è solo “la tappa definitiva della maturità umana”, ma anche “espressione della benedizione divina”. Sulla longevità quale speciale dono divino il Pontefice torna anche nel suo “Messaggio per la Quaresima 2005”, espressamente dedicato agli anziani. Dio chiama l'uomo ad ogni età e gli rivela il Suo amore sempre giovane, sempre stimolante: per Lui non esistono vite inutili o insignificanti, come, invece, accade purtroppo nel contesto socio-culturale contemporaneo, caratterizzato, constata con preoccupazione il Papa, da una mentalità efficientistica “che pone al primo posto l'utilità immediata e la produttività dell'uomo”, per cui “gli anziani stessi sono indotti a domandarsi se la loro esistenza sia ancora utile” (1).   
 
L'anziano, diceva il Pontefice già nel 1982, nel suo Messaggio in occasione della XVI° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, è un maestro di vita che, in virtù dell'esperienza accumulata, può costituire un prezioso punto di riferimento per chi è più giovane ed inesperto; la stessa maggiore vulnerabilità che non di rado la caratterizza, rende la persona in età avanzata un eloquente “richiamo all'interdipendenza ed alla necessaria solidarietà che legano tra loro le generazioni, perché ogni persona è bisognosa dell'altra” (2): nessun uomo è un isola o può ritenere di bastare a se stesso e gli anziani, con le loro accentuate necessità di riconoscimento, affetto e vicinanza, soprattutto da parte dei loro cari, lo ricordano in modo inequivocabile. “Proprio mentre vengono meno le energie e si riducono le capacità operative, questi nostri fratelli e sorelle diventano più preziosi nel disegno misterioso della Provvidenza” (3) perchè essi, come acutamente sottolinea Giovanni Paolo II nell'omelia pronunciata in occasione del Giubileo della Terza Età, svolgono l'insostituibile compito di “testimoniare i valori che contano davvero al di là delle apparenze, e che rimangono per sempre perché inscritti nel cuore di ogni essere umano e garantiti dalla Parola di Dio”.

La vecchiaia costituisce un'impareggiabile occasione per conformarsi a Gesù: anch'Egli ha sperimentato il dolore, la solitudine, l'incomprensione; anch'Egli, morendo sulla croce, ha condiviso, in tutta la sua intensità, il grido di angoscia che si leva dal cuore dell'uomo colpito dalla sofferenza; ma come dalla Sua dolorosa Passione e Morte è scaturito il passaggio alla Vita che non muore, così anche ogni fedele, associato a tale mistero, può riscattare la propria esistenza dalle tenebre della disperazione e del non-senso. Come “nella sofferenza redentrice di Cristo c’è la vera risposta alla sfida del dolore” (4), così anche la condizione anziana, segnata dalla fragilità e dal declino delle forze, può rappresentare un autentico veicolo di Grazia e “un contributo specifico da offrire per lo sviluppo di una autentica "cultura della vita” (5).     

Nell'enciclica Familiaris consortio lo stesso Giovanni Paolo II rileva che “gli anziani hanno il carisma di oltrepassare le barriere fra le generazioni, prima che si consolidino” (6): si tratta di un'intuizione quanto mai illuminante ed attuale, in un'epoca, come la presente, in cui a vari livelli (economico, lavorativo, sociale) ricorre la questione del rapporto fra giovani ed anziani. Ebbene, secondo il Papa, “anche quando fanno fatica a comprendere l'evoluzione della società in cui vivono, gli anziani non devono rinchiudersi in uno stato di volontaria estraneità, accompagnata da pessimismo e riluttanza a «leggere» la realtà che avanza” (7) in quanto essi  “possono offrire una testimonianza di fede arricchita da una lunga esperienza di vita, un giudizio pieno di sapienza sulle cose e le situazioni del mondo, una visione più chiara delle esigenze del mutuo amore tra gli uomini, una convinzione più serena dell'amore divino che dirige ogni esistenza e tutta la storia del mondo”(8): e chi più dei giovani, sovente trascinati da tanti esempi negativi, sballottati dalla frenesia delle attività o soggetti alla tentazione del consumismo anche nei rapporti interpersonali, può avvantaggiarsi dal contatto con la saggezza proveniente dall'età matura?

Tutelare e valorizzare l'anzianità, allora, non è un onere o un impegno inutile, ma un compito strettamente connesso alla “dignità di ogni uomo” e al “significato della vita”, "che è un dono, sempre” (9), in prima istanza nel contesto familiare, oggi non di rado segnato da conflitti che ne minano l'unità e la stabilità, e, quindi, nell'ambito della convivenza civile, ove adeguate politiche di assistenza e supporto alla terza età possono contribuire non poco ad alleviare i disagi della solitudine e della malattia, facendo sperimentare all'anziano la possibilità di sentirsi ancora utile e stimato, vivendo i propri anni come un'autentica “seconda giovinezza”(10).       

 

     (1) Lettera agli Anziani, 1999. Tutti I testi citati si possono reperire e leggere integralmente sul sito Internet della Santa Sede all'indirizzo http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/index_it.htm
     (2) Lettera agli Anziani, 1999.
     (3) Lettera agli Anziani, 1999.
     (4) Omelia per il Giubileo della Terza Età. 2000.
     (5) Omelia per il Giubileo della Terza Età. 2000.
     (6) Familiaris consortio, 28.
     (7) Udienza generale 7 settembre 1994, La preziosa funzione degli anziani nella Chiesa.
     (8) Udienza generale 7 settembre 1994, La preziosa funzione degli anziani nella Chiesa.
     (9) Messaggio del Santo Padre per la XVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: Le comunicazioni sociali e i problemi degli anziani.
     (10) Udienza generale 7 settembre 1994, La preziosa funzione degli anziani nella Chiesa.
 

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