BŒSPFLUG François, La caricatura e il sacro. Islam, ebraismo e cristianesimo a confronto, Milano, Vita e Pensiero, 2007, 150 pp.

Possiamo immaginare una caricatura di Dio ? Il libro di François Bœspflug è apparso in seguito a l’affaire del febbraio 2006 a proposito della pubblicazione nei giornali di tutto il mondo di alcune caricature di Maometto e dopo le violente reazioni che ne sono seguite ad opera di certi ambienti islamici. La tesi dell’autore è chiara : le reazioni sono sproporzionate e non sono neppure omogenee nella forma, perché si tratta di “proteste e lanci di pietre contro argomentazioni e pubblicazioni sulla stampa” (p. 8). Infatti “l’offesa non giustifica né la violenza né l’assassinio” (p. 143) altrimenti si conferma nella realtà l’aspetto negativo della caricatura, poiché “una bomba disegnata su un foglio di carta non ha lo stesso effetto di una bomba reale quando esplode. La peggior caricatura morale di Dio, la più irreligiosa, quella che veramente lo sfigura e non può mai essere giustificata, neppure dalle peggiori caricature di Dio, è uccidere l’uomo che è immagine di Dio” (p. 144).

Tuttavia questo libro non è innanzitutto una reazione a quei fatti, nemmeno la semplice raccolta di un dossier di articoli di stampa (Introduzione), ma il frutto di un lavoro di ricerca da parte dell’autore durato anni, con lo scopo di mostrare che la radice del problema si trova nella corretta conoscenza del rapporto tra immagine e sacro nelle tre religioni monoteiste: Islam (cap. I), Ebraismo (cap. II) e Cristianesimo (cap. III). Si scopre così ciò che il Corano e la Bibbia dicono veramente a proposito delle immagini e ciò che è invece il frutto dello sviluppo dottrinale nelle differenti tradizioni delle tre religioni. Se l’autore riconosce la somiglianza tra l’aniconicità del Corano e della Bibbia ebraica – che trova la sua origine nella lotta contro l’adorazione degli idoli e che non è quindi una critica all’immagine in se stessa, ma al suo culto idolatrico – allo stesso non sfuggono nemmeno le differenze sostanziali e teologiche. La reticenza verso l’immagine di Dio nell’Islam e nel Giudaismo, condivisa dal Cristianesimo primitivo, diventa sovrabbondanza più tardi, in particolare nella tradizione iconografica cattolica latina. I primi tre capitoli sono ricchi di documentazione e molto ampi. Nella conclusione di ciascuno di essi trovano spazio interessanti sottolineature che offrono spunti per comprendere il rapporto della religione con l’umorismo e le caricature. È vero che il Cristianesimo, a partire dall’epoca moderna, è diventato l’obiettivo preferito di un’ironia esacerbata, in misura e in modo tale da non avere paragoni nella storia (tranne un caso nella Grecia antica). Si tratta, cioè, di un popolo che denigra il “proprio” Dio e non gli dei degli altri popoli! Se da un lato la caricatura può aiutare a purificare l’immagine che ci si è fatta di Dio (il quale non è, con tutta evidenza, quella cosa che viene descritta!), dall’altro non si può in nome della libertà di espressione dire tutto e denigrare tutti. L’autore scarta la possibilità di una “nuova polizia” dell’immagine e si richiama all’autocensura, come già alcuni caricaturisti propongono. L’autocensura non è il tradimento della “libertà di espressione”, “assolutamente preziosa”, ma “un’educazione civica al ritegno” in vista di un bene che è altrettanto prezioso : “la pace sociale” (cf. p. 133-134). L’alternativa è ridursi a bambini viziati e capricciosi, per i quali l’unico freno possibile sarebbe costituito dalla paura dell’altro e non dal rispetto della differenza (culturale, religiosa…). L’autore non ha timore di suggerire i suoi consigli alle autorità politiche e a quelle religiose, ai giornalisti, agli addetti della cultura e dell’arte, allo scopo di evitare la trappola che costituisce “il potere e i pericoli dell’immagine” (cap. IV). Per evitarla è necessario prender coscienza (e conoscenza) della “storia iconica di Dio” (Conclusione).

P. Ermanno Barucco, ocd


 

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