di Paola Zucca“La sola gioia è donarsi in silenzio,
senza mai chiedere nulla in silenzio,
come fa Dio che crea in silenzio,
e ci redime e ci dona la gioia”
(David Maria Turoldo)
Film bianco: come un abito da sposa.
Karol è un parrucchiere di origine polacca che ha sposato una francese.
Causa di divorzio: “Mi serve tempo, giudice, voglio salvare il mio matrimonio”. Karol ama sua moglie. Le vorrebbe dare tutto, le dà tutto, ma a lei non basta. Lei vuole qualcosa in particolare e lui non riesce a darglielo, nonostante la ami con tutto se stesso.
Non è così che finiscono le nostre relazioni d’amore coniugale o d’amicizia? Voglio più attenzioni, voglio più tempo, voglio più soldi, voglio più regali. Voglio che tu parli con me, anche se sei un tipo dal carattere taciturno. Voglio che mi porti fuori con gli amici, anche se sei un orso di natura. Voglio che mi telefoni almeno ogni tanto, voglio che tu mi apra il cuore, voglio che tu faccia quello che dico, voglio che tu ti ricordi che oggi è il mio compleanno. Ma amare non è pretendere. Non si può dire: siccome io ti do 1000 tu mi devi dare almeno 10. Già questo discorso è non amare più. E’ già essere violenti.
Dominique è talmente violenta con Karol che arriva a rovinarlo, a farlo braccare dalla polizia. E per Karol le possibilità di salvare il suo matrimonio sono praticamente nulle. E’ già tanto per lui riuscire a ritornare in Polonia mezzo morto dentro una valigia. La rabbia di Dominque ha ridotto Karol a vegetare in un letto. A Karol è rimasta una cosa soltanto: l’amore per Dominque. Ed è da questo fatto che riparte.
Sembra così ingenuo e debole che tutti cercano o credono di sfruttarlo. Invece Karol organizza qualcosa di grande: si riscatta dalla sua condizione di perdente e inizia a far fortuna. Sembra una persona senza scrupoli, invece ha sempre a cuore il destino di chi incontra. Sembra farsi pagare per commettere un omicidio e invece salva la vita a un tale, che si sente rinato, perché incontra qualcuno che gli vuole bene e gli rivela il significato della vita dentro un rapporto d’amicizia diverso. All’apice della sua scalata sociale Karol simula la sua morte, per poter rivedere Dominique. La rende erede di tutta la sua gran fortuna. E Dominique, per poter riscuotere l’eredità, arriva dalla Francia e piange al funerale. Karol si fa ritrovare in albergo. Lei capisce quanto lo ama, capisce finalmente che cosa significa amare e per la prima volta riceve quello che desidera. Soltanto quando comprende che amare è donarsi riceve quello che dentro una pretesa non aveva potuto conquistare per anni. Ma adesso bisogna che Dominique capisca davvero cosa significa amare qualcuno fino in fondo, fino a perdere tutto. Perché il dono della vita fatto a chi si ama non è mai qualcosa di facile e ha un prezzo che a volte può essere altissimo. Così Karol organizza quella che sembrerebbe una vendetta, ma in realtà è una lezione d’amore. Dominique viene incarcerata. Karol la va a trovare. Dominique intravede la sua sagoma nel cortile del carcere e subito sorride, bellissima e dolcissima, come mai si era visto in tutto il film. Lei mima un dialogo in cui gli dice: “Non voglio che tu mi faccia uscire da qui, non voglio più niente da te. Mi vuoi sposare? Voglio solo quello”. E lui piange, perché adesso il loro amore si è ricomposto.
Nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Karol, nessuno avrebbe creduto alla possibilità che riuscisse davvero a far vincere l’amore. Invece Karol, anche con durezza e scaltrezza, lui che sembrava un “povero Cristo” debole e fallito, ha dato piena testimonianza all’amore ed è perfino riuscito a convertire all’amore la donna che ama. Perché ha amato, ha avuto quest’unico fine nella vita. Perché non ha preteso mai nulla.
Nelle intenzioni del regista il tema del film è sull’uguaglianza. Siamo uguali in virtù dell’amore gratuito di un Dio che ci dona tutto se stesso. Quando smettiamo di pretendere e lo comprendiamo, diventiamo capaci di un pallido riflesso di questo amore nei confronti di chi ci sta a fianco. Quando amiamo “a fondo perduto”, con un amore che passa attraverso chi ci sta di fronte, finisce nel cuore di Dio e lì viene custodito, allora, solo allora, possiamo finalmente sorridere.
INFORMAZIONI CINEMATROGRAFICHE:
TITOLO: “Tre colori: film bianco”
REGIA e SCENEGGIATURA: Krzysztof Kieslowski - Francia, 1994
ATTORI: Zbigniew Zamachovski, Julie Deply, Janutz Gajos, Jerzy Stuhr
FOTOGRAFIA : Edward Klosinski
MUSICHE: Zbigniew Preisner
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