Egregio direttore,
ieri, in tarda serata, ho avuto la sfortuna di imbattermi su un programma di Rai 4 che si intitola "Il male cabaret", tre minuti di vignette, a dire degli autori, di satira su temi di attualità. Apprendo che il principale di tali autori è Vauro Senesi, noto "campione" del libero pensiero, del buongusto e della satira garbata. Tutti lo abbiamo conosciuto nella trasmissione di Santoro "Annozero" e tutti ricordiamo che i suoi strali creativi avevano lì fondamentalmente due bersagli: l'ex-premier Silvio Berlusconi e la Chiesa cattolica, Papa e Vescovi, preti e suore, nessuno escluso.
Caduto in disgrazia il primo, ecco lo scenario divenire del tutto favorevole per concentrarsi sulla seconda. Che sogno dev'essere per il signor Vauro: tre minuti tutti per sè, pagati con i soldi pubblici del canone Rai, tre minuti coi quali dare sfogo al proprio becero anticlericalismo, facendo un uso pubblico, su mezzo pubblico, di una propria convinzione privata: il massimo per chi ha bisogno di tutelarsi vigliaccamente da accuse di partigianeria. "Se sono sulla Rai sono intoccabile", si sarà detto il buon Vauro;" "sulla Rai si fa cultura, la mia è cultura, figuriamoci!, e guai a dire il contrario. Chi lo fa è un bacchettone, un talebano d'Occidente".

Davvero di dubbio gusto la vignetta con la quale Benedetto XVI bastona, col suo pastorale, un Mario Monti colpevole di aver negato la presenza di poteri forte in Italia quando il Papa pretende che il suo lo sia; di cattivissimo gusto un'altra, con la quale Vauro, per "salutare" degnamente il viaggio in Africa del pontefice, lo rappresenta come una bambolina in cui conficcare spilloni secondo i riti vudù africani.

Ma quando, come fa il signor Senesi, si disegna una vignetta che riproduce la grotta di Betlemme e si fa dire a san Giuseppe che, poiché gli immobili della Chiesa non pagano l'ICI, non è opportuno rimanere più - cito testualmente e il cuore mi fa male - "in questa grotta di merda", io credo che la satira sia morta, che la Rai non serva più a creare, se mai abbia avuto questo scopo, un minimo di sensibilità culturale del Paese, che non ci sia più limite a nulla che somigli minimamente al buon senso e all'onestà intellettuale, seppur in presenza di posizioni lecitamente differenti e plurali.

Forse chi legge i quotidiani su cui Vauro pubblica le sue chicche potrebbe ritenere di aver diritto a cotanto ingegno creativo. Ma per chi paga il canone Rai e ha un cuore? Un cuore diverso da chi sporca per sporcare, dileggia per dileggiare, dissacra per dissacrare? Forse che la mia libertà possa definirsi esclusivamente dal movimento con cui il mio dito avrebbe potuto cambiare canale risparmiandosi un tale scempio? O forse la mia libertà è stata violata da chi, neppure per un istante, ha provato a pensare che uno, cento, mille persone sarebbero state letterlamente prese a schiaffi da questa vignetta?

Mi piacerebbe che il mondo laico, sanamente laico, di tanti buoni non credenti, civili non credenti che a Natale e a Pasqua ti fanno gli auguri perché sanno che per te è importante ciò che in quei giorni viene celebrato, possano convenire con queste mie parole, dimostrando che la civiltà umana, che essi degnamente sanno edificare e rappresentano, è ancora possibile.

Ripercorro nella mente quando, molti anni fa, sono andato in quella grotta, dove anch'io ho baciato il luogo dove il Verbo si è fatto carne (anche per Vauro, certo!) e dove ho compreso che il valore della vita umana aveva proprio lì la sua origine. Ed è, idealmente, da questa povera grotta, così maltrattata dal signor Senesi, che auguro a lei e ai lettori un sereno Natale.

Da Bresciaoggi del 6 dicembre 2011
Enrico Lui (Castelmella)

 

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