PERSA UN’OCCASIONE DURANTE IL VIAGGIO DEL PAPA
Quando guarderemo negli occhi i problemi dell’Africa

di Davide Rondoni

Ora diciamo: poveri africani. Diciamo così perché ce li fanno finalmente vedere, mentre li risospingiamo crudelmente dal buio da dove sono sbucati. Ora ce li mostrano, quasi li esibiscono, come oggetto del contendere. Ora ce li mostrano. Eppure, poche settimane fa, li hanno fatti oggetto di una grave censura. Tanto ora ci fanno vedere i nostri fratelli africani, interessanti oggetto di polemica politica, quanto allora non ce li hanno fatti vedere quando il Papa si è recato in quelle terre proprio per invitare l’Africa a rialzarsi. E tutti ad aiutarla. Quando Benedetto XVI andò a chiamare le cose con il loro nome.
Sfruttamento, abuso del potere, astuzie, diseducazione. Allora non ce li fecero vedere. I maggiori media mondiali (e italiani) montarono una campagna idiota su una frase di buon senso del Papa, e non ci fecero vedere l’Africa. Si misero di traverso, si misero a sbraitare, non ci fecero vedere i volti di coloro a cui il Papa si rivolgeva. Non ci fecero vedere i problemi dell’Africa da cui queste persone scappano. Vollero che tutto si fermasse ai luoghi comuni, al polemismo sterile. Quando si poteva parlare dei problemi reali, delle condizioni indispensabili per fermare la fuga delle leve più giovani, senza fermarsi di fronte alle logiche di potere che avviliscono anche l’Africa no, non ce li fecero vedere. Vollero essere loro, i grandi media e i grandi gruppi di interesse, vollero diventare 'protagonisti' di quel viaggio che avrebbe fatto vedere al mondo l’Africa, e le sue urgenze. Tentando di trascinare il Papa in una polemica mondiale pur di non affrontare veramente i problemi dell’Africa che egli indicava. Ora invece ce li mostrano. Ce li fanno vedere e rivedere i grandi media, ci offrono in pasto lo sgomento sui visi di uomini e donne. Ma ancora una volta come figure in un teatro dove i protagonisti sono altri: i polemizzanti. È difficile sentirsi 'giusti' dinanzi a queste scene. Si è affranti. Sia chi pensa che è giusto risospingere indietro, nel quadro di norme internazionali, sia chi pensa che è ingiusto, perché si deve accogliere sempre, in particolare quando la gente è in mare. Il fatto è che anche sulle questioni più delicate è difficile intendersi.

E certi problemi a volte, no, non è per niente semplice affrontarli, limitati come siamo da una giustizia segnata dei nostri stessi caratteri umani, imperfetta. In queste faccende non ci sono necessariamente da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Si dice: povero continente di disperati, di scafisti e sfruttatori, che preme da oltre al mare. Ce li fanno vedere, sulle barche del niente. E ci viene da piangere sull’Africa. Tenuta in ostaggio dalla miseria e da imperi di cartapesta e fucili, da cui folle di uomini e donne cercano di andarsene. Però pochi mesi fa, quando potevamo guardare senza schermi le cause e la natura dei problemi che stanno alla radice di questo esodo no, non ce li fecero vedere. Ci voltarono la testa da un’altra parte. Non facciamo di nuovo così. Non si parli, non ci si accapigli ancora una volta 'usando' le miserie dell’Africa per guardare altrove. Guardiamoli in faccia davvero questi uomini, e facciamo ogni sforzo per accoglierli. In ogni caso, poi concentriamoci sull’Africa. Su ciò che serve, su ciò che le necessità per trattenere con sé i suoi figli migliori. È un dovere dei governi, e degli uomini di buona volontà.
Abbiamo l’esempio della passione e della libertà di giudizio del Papa. E quello di tanti cristiani impegnati ad aiutare l’Africa a rialzarsi.

(Tratto da “Avvenire” del 13.05.09)

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