Scegliere di appartenere: la Chiesa cattolica di fronte alle altre forme religiose
Intervista al Prof. Massimo Introvigne a cura di Vasco Cornacchiari
Nell’attuale contesto socio-culturale, con particolare riferimento a quello italiano, è presente un fenomeno rilevante ed insieme poco conosciuto: la diffusione di esperienze religiose diverse dalla Chiesa cattolica, più o meno nuove e strutturate, e spesso tra loro molto diverse. Il Prof. Massimo Introvigne, sociologo e filosofo, Direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni (CESNUR), che è la maggiore istituzione europea del settore, descrive per Dialoghi le dinamiche della scelta, dell’obbedienza e dell’appartenenza proprie di queste realtà.
Dott. Introvigne, vorremmo innanzi tutto chiederle di offrirci un quadro dell’attuale diffusione delle nuove forme religiose (o pseudoreligiose) e delle sette in Italia.
Vorrei premettere che l´espressione "setta" - che conserva un uso probabilmente inevitabile e insopprimibile nel linguaggio comune e anche in quello pastorale - è stata in gran parte abbandonata dalla letteratura accademica. In sociologia c´è un uso classico del termine per cui "setta" è un gruppo religioso composto in maggioranza da convertiti di prima generazione e non da persone i cui genitori facevano già parte del gruppo. Per sociologi come Max Weber o Ernst Troeltsch Gesù e i primi apostoli e discepoli erano un tipico esempio di "setta". Quando i membri già nati all´interno del gruppo diventano la maggioranza, la "setta" si trasforma in "Chiesa". Ma a questo uso sociologico se n´è sovrapposto un altro criminologico per cui una "setta" è un gruppo che si dichiara religioso ma ha commesso o probabilmente commetterà reati. Così oggi quando si parla di "setta" non è mai chiaro se si faccia riferimento alla vecchia nozione sociologica o a quella, più recente, criminologica. La letteratura scientifica preferisce così evitare la parola "setta" e parlare, in effetti, di nuove forme religiose. Ma anche l´aggettivo "nuovo" è molto relativo. I mormoni o i Testimoni di Geova risalgono al XIX secolo... Possiamo dire in generale che fra i cittadini italiani dotati di passaporto (dunque non contando gli immigrati) tutte le minoranze religiose - tradizionali e non, dagli ebrei agli Hare Krishna - costituiscono circa il 2% della popolazione. E che tra queste minoranze religiose - sempre considerando solo i cittadini e non gli immigrati - al primo posto ci sono i Testimoni di Geova (circa 400.000, se li contiamo come si contano i membri di altre religioni e non come si contano loro, che considerano Testimoni solo coloro che "testimoniano" suonando i campanelli delle porte e danno quindi cifre più basse) e al secondo i pentecostali protestanti (300.000, e da non confondersi con i carismatici cattolici). I nuovi movimenti religiosi di cui si parla più spesso sui giornali - il movimento dell´Unificazione del reverendo Moon, la Chiesa di Scientology, gli Hare Krishna - sono molto più piccoli. Per Scientology le statistiche variano a seconda che si parli del "nucleo duro" che identifica in effetti Scientology come la sua religione (qualche migliaio di persone) o coloro che frequentano più o meno regolarmente corsi o sedute (qualche decina di migliaia). Gli Hare Krishna o i seguaci del reverendo Moon in Italia sono meno di un migliaio, dunque in proporzione di meno di uno a quattrocento rispetto ai Testimoni di Geova, il che ci aiuta a ristabilire le proporzioni.
Può spiegarci cosa sta all’origine di questa ricerca di appartenenza? Cosa attrae alcune persone che, mentre rifiutano il legame con realtà tradizionali, preferiscono seguire forme di culto nelle quali la libertà è per molti aspetti compromessa, se non del tutto minacciata?
Come accennato, l´attenzione dei giornalisti si concentra su gruppi molto piccoli, di cui non si può veramente dire che abbiano successo né, quindi, che il loro presunto successo debba essere spiegato con gli strumenti della sociologia. Il successo, semplicemente, non c´è. Intendiamoci bene: anche gruppi piccolissimi possono provocare gravi danni. Per esempio le Bestie di Satana di Varese non hanno mai reclutato più di quindici persone, ma hanno commesso almeno tre omicidi. Però la spiegazione su come si forma un gruppo di quindici persone attiene alla psicologia, forse alla psico-patologia, individuale e non permette nessuna generalizzazione. Mi spiego meglio: di fronte a quindici persone che aderiscono alle Bestie di Satana la domanda giusta non è perché "tanti" giovani aderiscano a gruppi di satanisti assassini (domanda mal posta, perché non sono tanti) ma perché "quei" giovani sono arrivati fino al satanismo omicida. Se vogliamo svolgere considerazioni di tipo macro-sociologico possiamo solo prendere in considerazione gruppi abbastanza grandi, come i Testimoni di Geova o i protestanti pentecostali (questi ultimi, beninteso,considerati come parte integrante del protestantesimo). Allora la domanda diventa: perché un buon numero di persone, in una società che si dice essere permissiva e insofferente dei vincoli, aderisce a gruppi che hanno una visione della morale e dell´autorità più rigida rispetto a quella della Chiesa cattolica? La risposta - che la sociologia ha dato in opere di grande impegno, soprattutto negli Stati Uniti - è che mentre fra gli occidentali in generale prevalgono idee permissive, fra quel segmento minoritario della società occidentale che è disposto ad aderire a una religione organizzata i "progressisti" non sono in maggioranza. Questo spiega perché per esempio le comunità protestanti liberali, molto permissive sul piano etico, perdono membri mentre appunto i Testimoni di Geova o i protestanti pentecostali ne guadagnano. Una lezione che dovrebbe interessare anche i cattolici. Non è inseguendo la modernità sul piano del permissivismo che si riconquistano posizioni.
Poche cose stanno a cuore all’uomo contemporaneo come la libertà. Come può essere descritta la dialettica (sociale e psicologica) di libertà ed obbedienza in queste forme religiose e perché essa si differenzia da quella presente nel cristianesimo e nella Chiesa Cattolica?
Torno sulla mia risposta precedente. Dobbiamo distinguere le opinioni e i sentimenti prevalenti nella popolazione in generale e quelli che invece prevalgono in quella frazione della popolazione - circa il 25% nell´Unione Europea, il 40% negli Stati Uniti, dunque una minoranza rilevante ma pur sempre una minoranza - che è disponibile a fare parte di forme religiose istituzionali e organizzate. In questa frazione la libertà non è il valore assoluto. Conta di più la ricerca di significato e di una compagnia in cui ci si senta accolti e valorizzati. La sociologia ha spiegato questa dialettica con la teoria del "free rider", in inglese chi sale sull´autobus senza pagare il biglietto. Se su una linea di autobus ci sono alcuni "free rider" i problemi non sono molto gravi. Se i "free rider" sono in maggioranza la linea di autobus fallisce e chiude. I "free rider" - coloro che vogliono i benefici di un´organizzazione sociale ma non vogliono "pagare il biglietto" dando un loro contributo (non solo economico) - sono la piaga di ogni organizzazione sociale, dallo Stato all´azienda e fino alla parrocchia. I gruppi più esigenti - forse, andando nel senso della Sua domanda, quelli dove c´è meno libertà - scoraggiano i "free rider", perché li identificano e li allontanano, dunque ne hanno di meno. Un´organizzazione con pochi "free rider" funziona meglio ed è più "calda" e accogliente rispetto a una che di "free rider" ne ha molti. Diversi sociologi che si sono interessati all´Italia hanno notato che per esempio una congregazione dei Testimoni di Geova tipicamente ha pochissimi "free rider" (chi non partecipa attivamente al "servizio di campo" facendo proselitismo viene prima isolato e poi espulso) mentre una parrocchia cattolica ne ha molti. Tuttavia - ricordo un saggio sul tema del collega Luca Diotallevi - la Chiesa cattolica in Italia sostanzialmente tiene perché accanto alla parrocchia, che ha molti "free rider", ci sono i movimenti, che ne hanno pochi. La risposta dunque è che, per quanto possa non piacerci un´organizzazione dove rispetto alla media parrocchia cattolica c´è molta maggiore rigidità e minore libertà, questa organizzazione a qualcun altro può apparire un´isola di sicurezza nel convulso mondo moderno. Per esempio il fatto che i Testimoni di Geova abbiano spesso l´impressione di essere "sorvegliati" dai loro correligionari e i giovani che hanno rapporti prematrimoniali o si drogano siano spesso denunciati ai dirigenti ed espulsi a qualcuno può dare l´impressione di un micro-mondo poliziesco e orwelliano. Ma ci sono anche genitori preoccupati che considerano questa sorveglianza un pregio dei Testimoni di Geova e una benedizione.
In queste esperienze si offrono risposte ragionevoli alle fondamentali domande di senso che riguardano l’uomo di sempre? (Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?)
L´enciclopedia da me curata Le religioni in Italia riporta la presenza in Italia di oltre seicento forme religiose diverse dalla cattolica. Come può capire, è quindi difficile dare una risposta generale. Alcune di queste forme danno delle risposte molto elaborate alle domande fondamentali dell´uomo. Per esempio i Mormoni, almeno negli Stati Uniti dove sono numerosi, hanno una grande università che gode di un eccellente fama accademica e hanno al loro interno intellettuali con conoscenze storiche, filosofiche e anche teologiche piuttosto sofisticate, che hanno permesso l´avvio di confronti anche con intellettuali cattolici e con vescovi. Beninteso, le dottrine dei mormoni sono incompatibili con la fede cattolica: ma questo non vuol dire che non ci sia chi le difende con argomenti intellettualmente sensati, che permettono un confronto. Altri gruppi sono davvero molto rozzi e di una povertà intellettuale e teologica piuttosto desolante.
In che termini si può invece affermare che seguire Cristo è compimento della vera libertà e di una felicità autentica? Quale piena "convenienza" umana in questa sequela?
Proprio lo studio dell´immensa varietà delle religioni mi convince che il cristianesimo - più esattamente: la Chiesa cattolica - ha qualcosa in più, che rivela il "dito di Dio". Come afferma il mio amico e maestro Rodney Stark - forse il maggiore sociologo delle religioni vivente, che attraverso lo studio della sociologia dall´agnosticismo è passato al cristianesimo e a una grande stima, anche se non ancora perfetta comunione, con la Chiesa cattolica - c´è un "disegno intelligente" non solo nel libro della natura ma anche nella storia e nei processi sociali. Se uno li studia senza pregiudizi, si convince che nessuno è stato vicino nella storia alla persona umana, nessuno ha fatto tanto bene all´umanità - pur nelle imperfezioni che segnano tutte le vicende umane - della Chiesa cattolica.
Infine, potrebbe esprimere brevemente in che misura lei fa esperienza di questa convenienza e di questa pienezza? Il suo lavoro di studio, di ricerca e di proposta può essere concepito nei termini di una vocazione?
Il Papa Benedetto XVI ci ha insegnato nella Caritas in veritate che "la libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali" (n. 55). La Chiesa rivendica la libertà religiosa, cioè l´immunità per le religioni da interventi coercitivi dello Stato moderno - un tipo di Stato che si afferma laico -, fatte salve le esigenze imperative del bene comune (la libertà religiosa non tutela certo, per esempio, i sacrifici umani). Lo Stato moderno si dichiara incompetente in materia religiosa e pertanto può svolgere solo un ruolo di arbitro. Gli arbitri non scendono in campo, né cercano di segnare nella porta di una delle due squadre in campo. Ma i giocatori sì. Una volta garantita l´imparzialità dell´arbitro, la Chiesa rivendica il suo diritto e dovere di giocare la partita per vincerla. Non c´è contraddizione, ma distinzione dei ruoli fra arbitro e giocatore. Lo Stato moderno non può interferire nel processo di adesione a una dottrina religiosa. La Chiesa ha la missione di organizzare questo processo. In tutti questi anni di ricerca ho sviluppato una diffidenza molto forte contro i tentativi di Stati moderni - la Francia, la Russia e la Cina con metodi diversi ne sono esempi - di interferire in campo religioso, magari con il pretesto di difendere "i più deboli" dalle "sette". Misure presentate come "contro le sette" sono poi state puntualmente usate anche, e qualche volta solo, contro i cattolici. Ma nello stesso tempo la difesa della libertà religiosa non m´impedisce di giocare la partita e di cercare di testimoniare che le religioni, come dice il Papa, "non sono tutte uguali" e che la verità, come insegna il Vaticano II, "sussiste nella Chiesa cattolica". Il lavoro accademico di documentazione del pluralismo religioso è distinto da quello pastorale o apologetico. Ma se è fatto con spirito di servizio alla verità è anch’esso una vocazione.
(Tratto da Dialoghi Carmelitani)
Massimo Introvigne è un sociologo, filosofo e scrittore italiano. Nasce a Roma il 14 giugno 1955 e, dopo la maturità classica conseguita presso l’Istituto Sociale di Torino, frequenta contemporaneamente la facoltà di filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma, ottendendo nel 1975 il baccelleriato summa cum laude, e la facoltà di legge dell’Università di Torino, dove si laurea in giurisprudenza a pieni voti su I due principi di giustizia nella teoria di Rawls. Dal 1979 al 1985 collabora con la cattedra di filosofia del diritto dell’Università di Torino, nel contempo iniziando un’attività di consulenza alle industrie impegnate in attività di tipo internazionale. Nel 1986 diventa partner dello studio Jacobacci & Partners, il maggiore studio europeo di consulenza in proprietà industriale. Nel 1996 partecipa alla fondazione dello Studio Legale Jacobacci & Associati, di cui fa tuttora parte come “of counsel”.
La sua carriera accademica spazia dalla filosofia alla sociologia del diritto, dai temi politici a quelli legati alla presenza di religioni minoritarie e nuovi movimenti religiosi, dai rapporti fra religione e società alla violenza di matrice religiosa, sino allo studio dei movimenti fondamentalisti e ultra-fondamentalisti nati nell’ambito dell’Islam. In questo settore pubblicherà in seguito una quarantina di volumi e oltre cento articoli su riviste scientifiche internazionali.
Nel 1988 fonda con altri il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), oggi la maggiore istituzione europea nel settore degli studi sulle minoranze religiose, di cui è tuttora direttore. Il CESNUR organizza ogni anno un convegno internazionale e dispone a Torino di una biblioteca aperta al pubblico che comprende circa cinquantamila volumi e fascicoli.
È stato consulente della polizia svedese e ha tuttora un rapporto di consulenza con l’FBI (per cui ha organizzato due seminari internazionali con l’Accademia di Quantico) sui problemi di ordine pubblico posti da fenomeni religiosi e in particolare dal terrorismo di matrice religiosa. Su invito della polizia di Stato israeliana e dei servizi per la sicurezza interna dello stesso paese, nel 1999 ha fatto parte della commissione di esperti che ha collaborato con le autorità israeliane nella prevenzione di possibili atti di terrorismo religioso legati all’anno 2000.
Un altro suo centro di interesse è costituito dalla popular culture, intesa come insieme di quei materiali culturali solo apparentemente “poveri”, basati sulla serialità, quali il feuilleton, il fascicolo popolare, il fumetto, la serie televisiva. Nel 2005 ha fondato con altri il CESPOC (Centro Studi sulla Popular Culture), che si è rapidamente imposto come un punto di riferimento imprescindibile per gli studi nel settore.
Dal 1971 Massimo Introvigne è membro di Alleanza Cattolica, una “agenzia” (non un movimento) cattolica che ha il duplice scopo di studiare e diffondere il magistero pontificio e di applicarne gli insegnamenti, sotto la responsabilità dei laici, ai problemi religiosi, culturali e politici del nostro tempo. Su questi temi lo stesso Massimo Introvigne ha voluto riflettere nel 2006, nel volume Il dramma dell’Europa senza Cristo. Ha partecipato inoltre fin dalla fondazione alle attività della rivista di apologetica Il Timone e dei collegati centri culturali. Massimo Introvigne è sposato con Silvia Scaranari Introvigne (nota specialista dell’islam e a sua volta membro di Alleanza Cattolica) e ha quattro figli; vive e lavora a Torino.
Tra le numerose sue pubblicazioni, oltre alle opere già citate, ricordiamo I nuovi movimenti religiosi: Sètte cristiane e nuovi culti, Editrice Elledici (1990); Il ritorno dello gnosticismo (Nuove spiritualità), SugarCo (1993); I nuovi culti: Dagli Hare Krishna alla Scientologia (Uomini e religioni), Mondadori; 1, ed. Oscar Uomini e religioni (1990); Il satanismo (Collana religioni e movimenti), Elledici (1997), Gli Illuminati e il Priorato di Sion, ed. Piemme (2005); I Testimoni di Geova già e non ancora, Edizioni Elledici, Leumann 2002; Il dramma dell'Europa senza Cristo, ed. Sugarco, 2006, Milano; Attacco a Benedetto XVI. Il papa, la pedofilia e il documentario «Sex, crimes and the Vatican», Verona, Fede & Cultura, 2007; Il segreto dell'Europa, ed. Sugarco, 2008, Milano; Una battaglia nella notte, ed. Sugarco, 2008, Milano.
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