“Dobbiamo avere in noi la musica profondissima della carità” (San Luigi Orione)
di Paola Zucca
Guardare un bel film, come gustare ogni cosa vera e bella, è un’esperienza che suscita piacere e che si ricorda come un avvenimento importante nella propria vita. E’ qualcosa di cui si parla con trasporto agli amici, proprio per comunicare questo piacere e per indurre a fare la stessa esperienza. Un film davvero bello è poi qualcosa che si vede con gli occhi ma che arriva al cuore. E’ qualcosa che riaccade nel cuore, se il cuore è aperto e attento ad accoglierlo. Ed è il cuore poi che parla agli amici per comunicare il piacere della verità e della bellezza.
Così, pur non essendo qualcuno che si intende di cinema, vorrei raccontarvi di questo film per come è stato riscritto dal mio cuore. Ecco quindi la lettura molto personale di alcuni dei particolari che il Regista cura con assoluta attenzione per rivelare cose vere all'occhio sensibile di chi guarda. Una lettura fatta col cuore, luogo in cui quello che è veramente personale diventa qualcosa che si può condividere.
Mio figlio dice che il paradiso è una foresta di diamanti e pietre preziose. La protagonista di “Film Blu” possiede proprio un lampadario di cristalli blu. Tutta una stanza blu ha ispirato lei e il marito ad iniziare la composizione di uno stupendo concerto per l’unificazione dell'Europa, un concerto in cui il coro canta con le parole in greco dell'inno alla carità di San Paolo. “Film Blu” è un film che affascina per la bellezza della protagonista - che recita con tutto il suo essere, con sguardi ed espressioni che sono specchio dell'anima - e per la colonna sonora, che arriva diritta al cuore, potente e decisa in quello che vuole comunicare.
Julie è una donna felice, con un marito famoso compositore e una figlia amatissimi. Un incidente, un banale e terribile incidente, e Julie si ritrova sola in un letto di ospedale. Segue il funerale del marito e della figlia su un piccolo schermo che le procura un amico del marito, Olivier, e l'ultimo contatto con i suoi cari è il tocco di quelle bare sullo schermo. In ospedale pensa al suicidio, ma al momento di metterlo in atto Julie non è capace di "levarsi" la vita. Julie comprende che non è quella la risposta al suo dolore e al suo grido di significato: lo sguardo fermo e dolce dell'infermiera la porta subito a chiedere perdono.
La morte lascia Julie con una fame d'amore insaziabile. Rovistando nella borsetta trova un lecca-lecca, uguale all'ultimo che ha mangiato la sua bambina, e se lo mangia con rabbia. L'amore è qualcosa di cui si ha proprio fame, qualcosa che si vorrebbe davvero mangiare. Julie fa un altro tentativo per saziare questa fame: telefona all'amico Olivier che sa innamorato di lei e gli chiede di amarla. In una casa che ha voluto svuotare di mobili e ricordi, una casa da cui “hanno portato via tutto, è rimasto solo il materasso”. Ma al mattino, Julie con dolcezza dice ad Olivier: “E' molto bello quello che hai fatto per me. Ma vedi, sono una donna come tante. Sudo, tossisco, ho la carie... Non le mancherò". Andandosene si gratta la mano su un muro di cinta, sempre con rabbia, perché quel piccolo e sincero amore non le basta.
Cerca la solitudine e il silenzio, non solo materiali ma quelli dell'anima. Taglia con la vita passata e di quella si porta dietro soltanto il lampadario di cristalli blu. Ricomincia da zero, nell'attesa dello svelarsi del senso della vita attraverso piccoli dettagli e poveri incontri. La musica che si è rifiutata di continuare a comporre, ogni tanto la assale nei momenti di massima solitudine; è come una grazia che bussa, piano piano, finché alla fine riuscirà ad irrompere nel suo cuore.
Julie guarda e ascolta tutto. Ai giardini pubblici vede una vecchietta, ricurva per gli anni, che fa uno sforzo immenso per gettare una bottiglia di plastica nel cassonetto, come se da quel gesto insignificante dipendesse il destino del mondo, come se c'entrasse Dio in una cosa così banale. Quel Dio che la corteggia con il sole caldo che Julie gusta seduta s’una panchina.
Julie nuota in piscina, di notte, da sola; cerca quell'amore che come l'acqua ti tocca e ti sostiene dappertutto, nel quale riesci a nuotare solo se ti abbandoni. E cerca perfino di non uscire dall'acqua, crede addirittura di poterci respirare dentro. A un certo punto Julie si mette in posizione fetale dentro quell’acqua che sempre più le diventa amica.
L’animo di Julie è anche toccato dagli incontri con alcune persone, la cui vita è misteriosamente intrecciata alla sua.
Un ragazzo, testimone dell’incidente, le riporta una catenina con una croce, regalo del marito. Julie l’aveva al collo prima dell’incidente. Il ragazzo chiede anche spiegazioni delle ultime incomprensibili parole del marito. Julie scoppia a ridere. Il marito al momento dell’incidente stava raccontando a Julie e alla sua bambina una barzelletta. E’ cosa da poco una barzelletta, ma se si racconta per stare allegri agli occhi di Dio non è meno di una preghiera con cui ci si può affidare a Lui. Così il marito di Julie ripete appena prima di morire, come al suo solito, il finale della barzelletta.
Poi c’è Lucille, la prostituta vicina di casa, che le fa visita per esprimerle riconoscenza in quanto Julie non firma la petizione condominiale che la vorrebbe sfrattare. Lucille guardando il lampadario di cristalli blu di Julie le dice: “Quand’ero piccola avevo una lampada identica a questa. Mi ci mettevo sotto e allungavo la mano. Il mio sogno era di saltare tanto in alto da poterla toccare… Crescendo l’ho dimenticato”. Ecco: il desiderio di paradiso scritto nel cuore dei bambini, una foresta di diamanti che si dimentica diventando grandi.
Julie spesso ascolta un musicista di strada, vicino al bar dove sorseggia il suo caffé. Un giorno sente che il musicista suona la melodia che lei aveva iniziato a comporre assieme a suo marito. Sorpresa gli chiede: “Come conosce questa musica?”. E il musicista risponde: “Mi piace inventare pezzi diversi…”. Julie allora incomincia a dare spazio alla musica nel suo cuore, la stessa musica che Dio suona nel cuore di chi gli si abbandona.
Julie, parlando alla madre malata di mente e quindi incapace sia di riconoscerla sia di capire le sue parole, spiega il suo programma di attesa affinché il mistero riveli il Suo volto e descrive così il suo cuore completamente svuotato: “Adesso so che farò una cosa sola: niente! Non voglio più né proprietà né ricordi, amici o amore o legami. Sono tutte trappole”. E in questa attesa la paura, la paura dei topi che hanno fatto una nidiata in casa sua. Ma arriva l’amica prostituta che la vede piangere in piscina e la rassicura. Si fa dare le chiavi e va a provvedere subito ai topolini. Julie, di solito sempre sola nella sua piscina notturna, vede arrivare una frotta di bambini per un corso di nuoto che si tuffano in acqua, segno del fatto che la solitudine nel cuore di Julie è finalmente terminata.
Adesso il cuore di Julie è un cuore nuovo, il suo pianto è stato consolato e incomincia la sua risposta all’amore tanto atteso, che finalmente inizia a svelarsi, grazie al gesto di amicizia di Lucille.
Subito le viene chiesto di andare ad aiutare Lucile che le dice: “Sei venuta, questo è importante, questo è tutto, mi hai salvato”. E Julie le chiede: “Perché fai questo?” E la prostituta al lavoro nel suo locale le spiega: “Perché mi piace…Credo che piaccia a tutti”. Occorre essere onesti e riconoscere che dell’amore non si può trascurare l’aspetto materiale, carnale. Se non si riconosce questa fisicità, difficilmente si può capire e gustare la bellezza integrale della fede, bellezza che coinvolge totalmente anima e corpo.
Julie adesso si fa strumento di un amore che si vuole donare, attraverso di lei. Al punto che Julie, dopo avere scoperto che suo marito aveva un’amante in attesa di un figlio, dona a questa donna la sua casa. E quest’ultima si mette quasi a ridere: “Me lo aspettavo. Patrice mi parlava sempre di lei, mi diceva che era una persona buona, tanto buona”.
Julie scopre che Olivier sta cercando di portare a termine la composizione del concerto per l’Europa. E Julie, che inizialmente ne aveva distrutto la copia e rifiutava di accogliere la musica, adesso si mette ad aiutare l’amico e finisce di comporla. Gliene vuole fare dono e gli telefona. Ma l’amico non la accetta. E lei comprende, non si può donare solo una parte della vita, una cosa che si sa fare bene, una musica che ci viene dal cuore. All’Amore bisogna donare tutto. E così ritelefona all’amico e va a donarsi a lui completamente.
Inizia così finalmente l’inno alla carità, con musica e parole potenti che accompagnano la scena d’amore. Una scena d’amore che si svolge come in una bara, sotto terra, accompagnata dalla carrellata degli incontri che l’Amore ha voluto. Persone indissolubilmente legate a Julie, che hanno dato e ricevuto amore, che sono state toccate da questo Amore. Un Amore che si dona tutto e che vince la morte. E lo sguardo di Julie, piangente, grata e in pace, è accompagnato dalla conclusione dell’inno: “la carità non avrà mai fine”.
INFORMAZIONI CINEMATROGRAFICHE:
TITOLO: “Tre colori: film blu”
REGIA e SCENEGGIATURA: Krzysztof Kieslowski - Francia/Polonia, 1993
ATTRICE PROTAGONISTA: Juliette Binoche
ATTORI: Benoit Regent, Florence Pernet, Charlotte Very
FOTOGRAFIA : Slawomir Idziak
MUSICHE: Zbigniew Preisner
LEONE D’ORO miglior film, COPPA VOLPI migliore attrice – FESTIVAL DI VENEZIA
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