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P. Antonio M. Sicari durante le meditazioni dettate agli Esercizi

Quando si mettono a tema i contenuti della fede cristiana, il rischio che spesso si corre è quello di lasciarsi travolgere dalla emotività, ritraducendo, in maniera eccessivamente sentimentale, la robustezza e la concretezza del dato religioso. Così, citando S. Agostino, P. Antonio inizia a dettare la prima meditazione introducendo il tema degli Esercizi Spirituali: “La fede che non raggiunge il cuore è arida ma la fede che non raggiunge la ragione e non entra dentro la ragione dell’uomo è inutile”, “la fede che non viene pensata è nulla”, e per non rischiare, inoltre, di inabissarsi in semplici valutazioni estetiche pone alla nostra attenzione l’incredibile testimonianza di fede vissuta da una delle prime comunità cristiane.

 

Nel 305 d.C. durante la grande persecuzione di Diocleziano (ricordata come una delle più feroci), in Abitinia (una cittadina dell’odierna Tunisia) un gruppo di cristiani viene scoperto a celebrare l’Eucaristia domenicale. Arrestati e inviati a Cartagine per essere processati dal  proconsole Anulino i cristiani dovettero difendersi dall’accusa di essersi riuniti illecitamente. Durante l’interrogatorio (tratto dagli atti del martirio), Saturnino (il sacerdote che aveva presieduto l’Eucaristia) rispose così alle accuse: “Noi dobbiamo celebrare il giorno del Signore: è la nostra legge”. Venne anche interrogato il proprietario della casa, Emerito: “Ci sono state riunioni proibite a casa tua?”, e fu risposto: “Abbiamo celebrato il giorno del Signore”. “Perché hai permesso loro di entrare?”, incalzò il proconsole; “Sono fratelli e io non potevo impedirlo” rispose Emerito. “Avresti dovuto farlo”, replicò il proconsole, ed Emerito: “Non potevo farlo, perché noi non possiamo vivere senza celebrare la cena del Signore”. “Non sai tu – aggiunse un altro tra i cristiani arrestati, rivolgendosi al proconsole – che il cristiano esiste per l’Eucaristia e l’Eucaristia esiste per il cristiano?”.

 

 

“Sine dominico vivere non possumus” fu dunque la risposta di quei coraggiosi cristiani, considerati i primi martiri dell’Eucaristia. “Senza tutto ciò che appartiene al Signore non possiamo vivere”. Una testimonianza di fede davvero grande che non può non interrogare le nostre coscienze. Qual è, infatti, il nostro giudizio sulle nostre Domeniche? In che modo viviamo oggi la “festa” domenicale, davvero “tutto ciò che appartiene al Signore” è vissuto da noi come indispensabile? Cosa vuol dire celebrare una festa?

 

Molti – afferma P. Antonio – credono oggi che tutto l’impianto della vita cristiana sia poco divertente e dia poca felicità. Nella cultura ebraica la festa del sabato è il giorno in cui Dio compie la creazione, è il giorno del riposo assoluto, è il giorno in cui comincia la festa. La vera festa, per gran parte del mondo (soprattutto per i più giovani), è però quella che si consuma durante le notti del sabato sera. Una recente proposta di legge, presentata alla camera nel mese di marzo di quest’anno, sottolinea la gravità di tale situazione:

 

“La Camera, premesso che: il fenomeno delle cosiddette «Stragi del sabato sera» è la prima causa di morte dei giovani nel nostro Paese; negli ultimi dieci anni hanno perso la vita, il venerdì e il sabato notte, circa 8.000 giovani tra i 18 e i 30 anni e decine di migliaia hanno subito lesioni permanenti; anche nella notte fra sabato 23 e domenica 24 febbraio 2007 ci sono state 24 vittime tra cui 9 giovanissimi coinvolti in incidenti dall'esito catastrofico; le cause del fenomeno sono complesse riguardando stili di vita, consumo di droga e abuso di alcol, nomadismo fra un locale e l'altro e fra una località e l'altra nonché orari senza regole di pub e discoteche; domenica 25 febbraio in tutto il nord d'Italia c'è stato il blocco del traffico privato per i danni che possono derivare alla salute dei cittadini dalle polveri sottili; davanti ai terrificanti dati da vero e proprio bollettino di guerra provenienti dal «fronte» del divertimento le istituzioni non possono rimanere inerti…”.

 

Cosa sta accadendo? Come mai la festa è diventata oggettivamente il punto massimo di sacrifici umani, soprattutto giovanili? Sono domande alle quali non possiamo non rispondere. C’è in gioco la nostra esistenza e la vita dei nostri figli.

 

Michelangelo Nasca

 

 

 

Ricordo ancora che è possibile offrire un proprio contributo personale, testimoniando l’esperienza vissuta durante gli Esercizi Spirituali (dai più piccoli ai più grandi) inviando il testo a:
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