La donna e la pillola RU486: implicazioni antropologiche e mediche dell'aborto chimico
BRESCIA, 9 dicembre - ore 20,30: INCONTRO-DIBATTITO con il Prof. GIUSEPPE NOIA
"LA VITA E IL SILENZIO"
Le ragioni di questo titolo
Le parole della vita e del silenzio possono esprimere, in modo evocativo, ciò che è davvero in gioco mentre si parla di RU486: la vita, innanzi tutto, e di tutti (madre e figlio) che è il primo e fondamentale bene coinvolto; l’attenzione alla vita è “ambientata” nel silenzio, perché questa è la misteriosa dimensione nella quale – con la fecondazione - la relazione madre-figlio è già iniziata. Ma il riferimento al silenzio è in realtà ambivalente, se è vero che nello stesso tempo questa è la dimensione che accompagna lo svolgersi del dramma che l'aborto è. Questa parola, infatti, può evocare la morte stessa, scomoda e rimossa realtà, ma che partecipa alla vicenda come silenzio della vita. Al di là delle numerose considerazioni tecniche che possono essere svolte, l’aborto resta in questo senso, qualunque sia la modalità con la quale venga praticato, il dramma di una vita innocente che viene soppressa.
Il tema dell'incontro è rappresentato dall’analisi delle implicazioni antropologiche e mediche legate all’uso della pillola RU486. Implicazioni mediche, prima di tutto, concernenti l’azione di questa pillola, destinata ad impedire il normale svolgimento di crescita di una vita che è già iniziata ed effettiva da ogni punto di vista. Ma il riferimento è insieme alla situazione della donna che assume la ru486, e legato quindi al dibattito attualissimo sulle eventuali modalità d’uso, che non sembra giunto ad individuare una compatibilità reale con quanto previsto dalla legge 194. A questo proposito, infatti, restano aperte alcune domande: l’aborto chimico, alla fine, potrà produrre i suoi esiti solo all’interno di una struttura ospedaliera o anche in un’abitazione privata? In secondo luogo, quali i rischi effettivi che riguardano la salute fisica della donna?
In ordine alla dimensione antropologica, poi, le implicazioni da valutare si riferiscono evidentemente alla vita del concepito, la più fragile ed esposta, considerata insieme (nel suo valore di “presenza”) alla condizione della madre (senza che questa sia valutata – come alcuni vorrebbero - come contrapposta alla condizione del bambino).
Infine, con riferimento ai lavori di preparazione del convegno, pur essendo comune alle varie associazioni una visione credente, si è concordato nel sostenere che – oggi più che mai - gli argomenti da spendere nel dibattito pubblico, come più convincenti, sono quelli di tipo razionale e scientifico: i cristiani devono poter conoscere e comunicare a tutti le ragioni delle loro convinzioni.
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