di Michelangelo Nasca
Nel ringraziare i produttori della miniserie televisiva “Sant'Agostino”, Papa Ratzinger – che ha assistito, in anteprima, alla visione del film nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo – ha espresso il suo personale compiacimento con queste parole: “Mi sembra che il film sia un viaggio spirituale in un continente spirituale molto distante da noi e tuttavia molto vicino a noi, perché il dramma umano è sempre lo stesso. Abbiamo visto come, in un contesto per noi molto lontano, si rappresenta tutta la realtà della vita umana, con tutti i problemi, le tristezze, gli insuccessi, come pure il fatto che, alla fine, la Verità è più forte di qualunque ostacolo e trova l'uomo. Questa è la grande speranza che rimane alla fine: noi non possiamo trovare da soli la Verità, ma la Verità, che è Persona, ci trova. Esternamente la vita di sant'Agostino sembra finire in modo tragico: il mondo per il quale e nel quale è vissuto finisce, viene distrutto. Ma come è stato qui affermato, il suo messaggio è rimasto e, anche nei cambiamenti del mondo, esso perdura, perché viene dalla Verità e guida alla Carità, che è la nostra comune destinazione”.
C’è una Verità, dunque, tra i pilastri della nostra fede, che è una “Persona” e che talvolta stentiamo a riconoscere presente in mezzo a noi. “Agostino – scrive Padre Antonio M. Sicari – aveva intuito Dio come Verità, Bellezza, Luce, e si protendeva verso di Lui, ma non conosceva «la via» per raggiungerLo: pensava di dover «ascendere» verso di Lui, e vedeva in Cristo un altissimo esemplare, ma non aveva ancora compreso che Dio in persona si era piegato, umilmente, misericordiosamente, dolorosamente verso l’uomo”.
Mi viene in mente il momento in cui Gesù Risorto apparve agli apostoli: “Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho»” (Lc 24, 36-40).
Proviamo ad immaginare l’intensità di quelle giornate (Gesù era morto eppure si diceva che fosse risorto) e la notevole pressione interiore che dovette manifestarsi in ciascuno degli apostoli, nell’istante in cui si trovarono davanti – all’improvviso – “la persona di Gesù”! Credettero di vedere un fantasma. Gesù però li rassicurò e rivolse loro un interrogativo che ancora oggi conserva tutta le sua veridicità e freschezza: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?».
Tale domanda potrebbe essere rivolta ragionevolmente anche a noi… oggi! Perché dubitiamo? Cosa non riusciamo a riconoscere in Cristo? Probabilmente – oggi, come allora – potremmo rispondere: la sua reale presenza!!! E proprio quello l’ostacolo principale da rimuovere, il fatto cioè di non essere capaci di considerare Cristo presente in mezzo a noi. Per qualcuno, Gesù è un fantasma! E talvolta è anche comodo considerarlo tale… cioè non realmente presente e coinvolto nella nostra vita e dunque separato dalla responsabilità delle nostre scelte. Una astuzia morale abbastanza ricorrente! Lo abbiamo trasformato in un fantasma, in una entità cioè talmente inconsistente e lontana dalla storia da non riuscire a toccare la sostanza stessa della nostra esistenza.
“Questa è la grande speranza che rimane alla fine – afferma il Pontefice – : noi non possiamo trovare da soli la Verità, ma la Verità, che è Persona, ci trova”.
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