Kinshasa, 12. Si aggrava nella Repubblica del Congo la condizione dei circa 107.000 profughi, soprattutto donne e bambini, fuggiti negli ultimi due mesi dalla vicina Repubblica Democratica del Congo, più precisamente dalla provincia di Equatoria e ai quali è difficile prestare soccorso.
I profughi hanno attraversato il fiume Ubangi, lungo il quale passa il confine tra i due Paesi, per sfuggire alle violenze scoppiate a più riprese dalla fine di ottobre tra milizie armate delle comunità degli Enyelé e dei Monzaya e che hanno provocato 270 morti, in particolare nell'area di Dongo. Secondo l'ultimo bilancio diffuso dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), altri 15.000 profughi sarebbero riparati nella Repubblica Centroafricana mentre 60.000 sfollati hanno abbandonato i propri villaggi, rimanendo tuttavia dentro il territorio nazionale.
Sebbene l'afflusso dei rifugiati sembri essersi interrotto da una settimana, la situazione umanitaria nella Repubblica del Congo si fa di ora in ora più critica. L'Unhcr riferisce di estreme difficoltà di raggiungere i profughi, che si sono accampati in condizioni molto precarie in diversi siti isolati lungo cinquecento chilometri di rive del fiume Ubangi. Il rappresentante dell'Unhcr a Brazzaville, Stephan Grieb, ha sottolineato che il prossimo arrivo della stagione secca provocherà l'abbassamento del livello del fiume e complicherà ulteriormente gli interventi, impedendo la navigazione delle imbarcazioni, unico mezzo per prestare assistenza ai profughi.
(©L'Osservatore Romano - 13 gennaio 2010)
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