RECENSIONE
di Olimpia SCARAMUZZO
Ho appena finito di leggere “Piccoli crimini coniugali” di Erc-Emmanuel Schmitt, un libriccino breve e succoso, dal buon sapore umoristico e tuttavia una saggia riflessione sulla madre di tutte le guerre: quella dentro la coppia!
Gilles -ho anche una teoria sulle sedie che scricchiolano?
Lisa -certo. Mi hai sempre vietato di metterci una goccia d’olio, sostieni che ogni scricchiolio è un campanello d’allarme.
Gilles -Ma che ho delle teorie su tutto?
Lisa -quasi: non sopporti che ti metta a posto la scrivania, e chiami il caos in cui ammassi le tue carte “ordine di archiviazione storica”... pretendi che le briciole non sono sporcizia, dal momento che noi mangiamo pane. Anzi, ultimamente hai persino sostenuto che le briciole sono le lacrime del pane, che piange quando noi ne stacchiamo un pezzetto; conclusione letti e divani sono pieni di dolore… Non cambi mai le lampadine fulminate con la scusa che per qualche giorno bisogna portare il lutto della luce. Sono arrivata alla conclusione che le tue molteplici teorie possono essere raccolte sotto un’unica fondamentale tesi: non fare un accidente in casa!
Ma non sono lampadine e briciole, il problema tra lui e lei. “Ogni scricchiolio è un campanello d’allarme…” e infatti Gilles e Lisa sono nel bel mezzo di una crisi matrimoniale; sarà nello spazio di una “provvidenziale” amnesia che potranno rifare la strada che hanno percorso assieme ma sempre più… da soli.
Gilles e Lisa sono ancora molto innamorati ma non lo sanno più, o meglio, lo sanno nel profondo e non lo sanno più vivere sulla pelle. “Tu sei il mio destino… ti sei immerso nei miei abissi più profondi… io nei tuoi… siamo schiavi l’uno dell’altra… sei il mio uomo nei miei ricordi, nei miei sogni, nelle mie speranze… Nei giorni in cui tu eri assente… continuavo a rivolgerti i miei pensieri, a farti partecipe dei miei umori. Sai cosa vuol dire amare un uomo con amore? Vuol dire amarlo malgrado te stessa, malgrado lui... in un modo che non dipende più da nessuno… amo anche il male che mi fai, un male che non mi dà dolore, che non lascia traccia…”.
Eppure, nonostante questo convincimento profondo e irrazionale, entrambi stanno smarrendo le tracce del loro camminare assieme, il sentiero comune rischia di diventare solo un camminare assieme verso la morte del loro amore…
Per Lisa, il tarlo della gelosia… s’insinua e inizia a rodere da dentro… Non l’ovvia gelosia di un’altra persona, non solo quello, ma del loro stesso amore, di com’era…: nostalgia degli occhi di lui incantati sulla sua bellezza che vede sfiorire… della passione che sta scivolando nella deriva dell’affetto... e la fiducia in lui, che sente di non avere più… l’irresistibile rifugio nel bere “…convinta di aver chiuso la porta in faccia al nemico quando l’hai appena fatto entrare a casa tua… Si beve per affogare un’idea, con l’unico risultato che l’idea diventa un’ossessione…”.
E mentre lei si rifugia nel bere, lui vive un’altra evasione, perché “gli uomini sono pusillanimi, rifiutano di vedere i problemi che hanno, continuano a credere che tutto vada bene… ti adoravo e dimenticavo di dirtelo. Non sono che un uomo, Lisa, e la caratteristica degli uomini è che rifiutano il loro destino. Preferiscono la libertà… Camminavo al fianco di me stesso incapace di trarre soddisfazione dalla realtà, incapace di meravigliarmi, abitando da qualche parte solo per poterne evadere…”.
E pian piano mette in discussione il suo modo di amarla: “non facevo più attenzione a te. Ti avevo ricoperto di tenerezza, come un velo dietro a cui non vedevo più i tuoi lineamenti. Non avevo neanche il coraggio di domandarti perché bevevi. Mi adagiavo sulla durata della nostra unione… senza realizzare che il tempo non è un alleato in amore. Ti ringrazio di aver ammazzato la coppia che dormiva. Per aver ucciso gli estranei che eravamo diventati. Solo una donna poteva avere un coraggio del genere”.
“Forse in una coppia quello che bisogna condividere non è la verità ma il mistero. Il mistero che mi piaci. Il mistero che ti piaccio. Il mistero che non passa”.
La scintilla che riaccende in entrambi il fuoco mai spento del loro amore sta nell’origine: “i grandi viaggiatori dicono che quando si muore di sete e non c’è acqua, bisogna richiamare alla memoria la prima volta che si è bevuto. E’ l’unica maniera di attraversare il deserto“ .
Questo li salverà, perché è sempre da un’origine buona che tutto può ripartire: gli amori stanchi, gli entusiasmi spenti, le speranze sopite, i sogni sbiaditi.
Il libro, si chiude con la scena spiritosissima del loro primo incontro, dove si ri-conoscono e si innamorano di nuovo, per la prima volta, e per tutte le volte. Per sempre…
Lisa –“temo di aver vomitato sulla tua macchina”.
“Gilles è felice, ma controlla la sua emozione. Senza guardarla decide di risponderle con naturalezza, rifacendo la scena del loro primo incontro: - comunque quel colore non mi è mai piaciuto. L’avrei preferita più… originale”.
Lisa - “Ora è unica!”
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