Otto giorni, 53 partecipanti, per tornare alle sorgenti della fede e del carisma
L’ultimo dell’anno si raccoglieranno in preghiera al Getsemani
E’ iniziato con una suggestiva celebrazione eucaristica - sabato 27 dicembre al tramonto sulla spiaggia di Cesarea marittima, il luogo dal quale l’apostolo delle genti Paolo venne portato in catene a Roma - il pellegrinaggio del Movimento Ecclesiale Carmelitano in Terra Santa, curato e organizzato da Luciano Consoli. Il tema delle otto giornate, alle quali stanno partecipando 53 persone provenienti da varie province d’Italia, è “Nella terra del Vangelo, pellegrini alle sorgenti della Fede e del Carisma”.
Il lavoro dei pellegrini, guidati da padre Antonio Maria Sicari e da padre Gianni Bracchi, consiste proprio nell’andare in profondità, al cuore dell’essere cristiani. Un lavoro di meditazione e di preghiera, di “scavo” e di riscoperta, faticoso come tutto ciò che costringe a essere sinceri e onesti almeno con se stessi e a mettersi in discussione per poter dare una testimonianza cristiana attraente e credibile in famiglia e nella società. Dalle assemblee che si tengono a fine giornata emerge che ognuno è arrivato al pellegrinaggio con motivazioni e attese diverse, che ognuno porta con sé un bagaglio di esperienze e una serie di domande differenti, che ognuno è colpito da aspetti e momenti diversi. Gli stimoli che i pellegrini ricevono ogni giorno sono numerosi perché il programma delle giornate è ricco e variegato. C’è chi pensava di emozionarsi in un luogo e invece è rimasto toccato da un altro. C’è chi si dice un po’ deluso da alcuni edifici sacri che, oltre a non avere il fascino del passato in quanto spesso sono del Novecento, non sarebbero abbastanza adeguati per contrassegnare avvenimenti importanti accaduti ai tempi di Gesù. C’è chi afferma di essere rimasto molto colpito dai paesaggi caratteristici, brulli e aspri e poi, improvvisamente, ricchi di fiori e di verde. C’è chi si commuove pensando che Gesù in quei luoghi è nato, è cresciuto e ha annunciato la buona notizia e operato miracoli. Per molti è vibrante ascoltare i brani evangelici proprio nei luoghi dove li hanno ascoltati i contemporanei di Gesù.
Un aspetto importante del pellegrinaggio in Terra Santa è che spesso – come è stato detto negli interventi – questa esperienza aiuta a verificare la propria vocazione, sia che si stia ancora cercando il luogo dell’incontro e della chiamata di Gesù, sia che la scelta sia già stata compiuta. A questo proposito sono stati molto significativi il rinnovo delle promesse battesimali sulle rive del fiume Giordano e il rinnovo delle promesse matrimoniali degli sposi nella chiesa di Cana di Galilea. Su un piano diverso, ma sempre da cogliere come felice coincidenza, la celebrazione della Messa nella domenica 28 della Santa Famiglia nella chiesa di San Giuseppe, sposo di Maria, a Nazareth.
Per quanto riguarda il carisma carmelitano, sono state importanti la tappa sul monte Carmelo, nel luogo Muhraka ritenuto quello in cui il profeta Elia sfidò e vinse il popolo e i profeti di Baal, e la Messa celebrata presso il monastero carmelitano Stella Maris di Haifa con la consegna dello scapolare ad alcuni pellegrini e il rinnovo dell’impegno per chi già l’aveva ricevuto.
Il tema della collaborazione dell’uomo ai progetti di bene del Signore è stato messo in evidenza in modo particolare davanti alla grotta dell’Annunciazione di Nazareth, contemplando Maria come esempio di un “sì” incondizionato, e a Cafarnao, nella chiesa sorta sulla casa di Pietro, dove nella Messa si è detto che Gesù deve avere l’accoglienza e la disponibilità della persona per costruire attraverso di essa e su di essa. Solo se ciò accade, la persona diventa pietra viva della Chiesa. Se manca il “sì” dell’uomo, diventa un appuntamento mancato.
Tra le molte tappe compiute in questi primi giorni di pellegrinaggio, vanno sicuramente ricordate la salita in taxi al monte Tabor, con l’invito ad affidarsi al Signore e a lasciarsi trasfigurare da lui anche nelle situazioni più difficili e di imbruttimento, la salita in pullman al monte delle Beatitudini, l’attraversata in battello del lago di Galilea, la visita della chiesa di Tabga dove si fa memoria della moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci e, sempre sulle rive del lago, la sosta nella chiesa del primato di Pietro, dove si ricorda come il timoroso apostolo venne scelto da Gesù per custodire la Chiesa. Affascinante la strada percorsa per recarsi al mar Morto, il punto più basso di tutta la terra. Alcuni pellegrini hanno provato cosa significhi immergersi in un lago dall’altissima concentrazione salina, dove resta a galla anche chi non sa nuotare. Poi, sempre attraverso il deserto di Giuda, un paesaggio di roccia, frequentato solo da greggi e pastori, una sosta davanti al monte della Quarantena, dove si rievocano le tentazioni di Gesù, e la visita a Gerico, la città più antica, con una sosta al sicomoro che ricorda l’incontro di Zaccheo con il Salvatore.
Il pullman continua a macinare chilometri. I prossimi giorni (il rientro in Italia è previsto sabato 3 gennaio) saranno dedicati alla nascita di Gesù a Betlemme e alla sua passione, morte e risurrezione a Gerusalemme. La sera dell’ultimo dell’anno, intanto, i pellegrini daranno vita a una veglia nella basilica del Getsemani.
E.B.
Visualizza ingrandimento fotografia
| < Prec. | Succ. > |
|---|






