di Paola ZUCCA

Papà, perché mi hai fatto nascere?
Prima di recitarti la poesia per la tua festa, mi dici perchè?
Chissà, forse, prima di avere un bimbo capace di recitare una poesia, gli abbiamo già fatto passare la voglia di farci delle domande!

Già, perché un bambino cerca di non dispiacere ai suoi genitori con tutti quei “perché”, quelle domande stupide senza risposta, che li infastidiscono. E impara a fare solo domande facili del tipo: “Oggi che giorno è? Pioverà? Mi regali il videogioco Nintendo? A queste domande un bravo papà sa rispondere e sfodera un sorriso a 360 gradi. Con altre domande invece la faccia si rabbuia e pare che gli è entrato un sassolino nella scarpa. Allora meglio cambiare discorso e tornare a chiedere cose più importanti: “quando mi porti al cinema?”.

Una donna scrive: “Avevo deciso di non avere figli. Il ginecologo mi guardò malissimo. A casa mia erano in lutto. Tutti decisero di spiegarmi perché è così bello mettere al mondo un bambino:
1) Perché sei sana e lo puoi fare (beh, sì, anche buttarmi col paracadute…);
2) Perché così hai finalmente una cosa tua (cosa?!?!);
3) Perché una volta messo al mondo un figlio tuo marito non potrà criticarti se sei grassa;
4) Perché quando sarai vecchia avrai qualcuno che si curerà di te (effettivamente, già sento gli acciacchi; la faccio diplomare infermiera!);
5) Perché se il matrimonio è in crisi lo fai durare un po’ più a lungo (sigh!);
6) Perché così non ti annoi…

Questo è forse un ultimo barlume di onestà, occorre una ragione vera per mettere al mondo un figlio e non si può essere padri e madri alla leggera.  O forse è un impercettibile residuo di ragionevolezza; è già un bel problema vivere senza senso, perché dovrei infliggere a qualcun altro la stessa sofferenza? In un certo senso esprime un distorto senso di amore gratuito, se tutte le ragioni che il mondo propone di fatto mi dicono che mio figlio è qualcuno da possedere o da usare, un figlio a cui dare tanto, ma a cui presentare a un certo punto il conto, perchè deve realizzare progetti, programmi, soddisfare aspettative, allora è meglio che non sia...

Certo che per non mettere al mondo un figlio bisogna stare attenti. A volte capita. Ma un rimedio c’è.

Il tasso di abortività in Italia è del 20%. Cioè un figlio su 5 non viene fatto venire alla luce. Mio figlio Simone mi ha detto che quando era nella mia pancia mi dava i calcetti perché voleva uscire. Poi ha aggiunto: “Meno male che sono uscito”. Diventa un'impresa nascere. Ti deve andar bene, ma veramente bene perché uno su 5 viene rispedito al Creatore. Non ce la fa a uscire da quella pancia: quasi una prigione, in cui si attende un verdetto di vita o di morte.

Bella storia: anche per chi ha la fortuna di essere nato. Perché cosa rimane a quelli che nascono?  Quando sei un poò cresciuto vieni a sapere che la tua cara mamma e il tuo caro papà, dai quali sei ancora  teneramente coccolato, ti hanno fatto nascere, ti hanno voluto perché avevi i requisiti che esigevano: sei arrivato al momento giusto, eri sano, con il tuo arrivo non davi troppi problemi. E così capisci che il loro amore dipende da determinate condizioni; capisci che se tu fossi stato malato e che se tu fossi arrivato in un altro momento, semplicemente non saresti nato. E ti vien voglia di non rivolgergli più la parola per il resto della tua vita, perché hanno perfino il coraggio, se chiedi conferma, di dirti: "Ma certo, caro, sarebbe stato un bene anche per te!”.

Papà, perchè mi hai fatto nascere?

I miei figli grazie a Dio sono un vulcano di domande. Sempre grazie a Dio io so cosa rispondergli, perché qualcuno ha risposto a me. E i bimbi capiscono perfettamente le risposte. Perché non sono le mie. Sono quelle di Dio. Sono quelle giuste, quelle vere. Quelle che si capiscono a tre anni come a ottanta. Quelle che a un certo punto un "padre" ti dà. Non importa se è proprio il tuo. Può essere un sacerdote, un amico, chiunque il Signore decida di usare per rivelarti che, comunque siano andate le cose, quali che fossero le intenzioni di chi ti ha messo al mondo, un Padre c'è. E ti ama e ti ha voluto gratuitamente. Te, proprio te. Ti ha "chiamato per nome" così come sei. Ti ama come Suo unico figlio.

Papà, perchè mi hai fatto nascere?

I miei figli questa domanda al loro papà non hanno fatto in tempo a farla. Ma se la fanno a me so cosa rispondergli. C'è anche da dire che forse non me la fanno perché sanno già la risposta. Il mio grande vedeva suo padre così impaziente prima del Battesimo dei fratellini... come se dovessero ancora nascere. Il papà si tranquillizzava solo dopo il Battesimo. Io ho fatto a tempo a chiedergli la ragione dell'impazienza:  ma se l’abbiamo voluto solo per questo!!!

Col Battesimo un papà diventa san Giuseppe. Inizia una vita da spendere per un figlio che non è più tuo. Con il quale ti ritroverai figlio in Cielo. Qui in Sicilia ho visto fare un gesto bellissimo durante il rito del Battesimo: i genitori all'Offertorio, oltre al pane e al vino, portano anche il piccolo e lo consegnano al sacerdote. Un gesto impegnativo, una realtà da vivere per tutta la vita. L'unica veramente bella da vivere come padre: "Custodire un figlio. Amarne il destino. Assecondarne autorevolmente il passo. Affettuoso, curarne la compagnia e, discreto, seguirne gli appuntamenti con Dio. Stando sulla soglia, sereno, serio, sicuro." (Giovanni Donna D' Oldenico, “Giusto”).

Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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