«Accarezzate Eluana, osservate il suo respiro e ascoltate il battito del suo cuore. Sono i tre elementi che vi porteranno ad amarla, perché lei non è un caso ma una persona viva».
Sono le parole (le ultime parole sensate di questi giorni, rispetto a certe scriteriate affermazioni), che suor Albina – direttrice della clinica Beato Luigi Talamoni di Lecco – aveva rivolto, attraverso la televisione e con evidente commozione, al personale della casa di cura “La Quiete” di Udine, dove era stata trasferita Eluana Englaro (in coma da diciassette anni) perché si potesse interrompere l’alimentazione e l’idratazione così come stabilito dall’ultima sentenza giuridica.
Sono parole che mostrano una familiarità inedita nei confronti di una donna che per circa quindici anni è stata assistita, con amorevole dedizione, presso la casa di cura gestita dalle Suore Misericordie di Lecco.Sono parole, ancora, che per un istante si frappongono a quell’interminabile andirivieni mediatico di questi ultimi mesi fatto di sentenze giuridiche, contrastanti dichiarazioni medico-scientifiche, opinioni politiche e laiche che hanno accompagnato uno dei casi più singolari e tristi della storia italiana.
In una intervista a Oriana Fallaci rilasciata nel 2004 a Christian Rocca per “Il Foglio” la giornalista affermava: "La parola eutanasia è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta. Ma predicarlo non serve a nulla. Forse grazie ai kamikaze, alle loro stragi alle loro decapitazioni, l'islamico Culto della Morte sta avanzando in Occidente a un ritmo inesorabile. Sta conquistando l'America dove in Florida, in California, nel Vermonti, in Alabama, nell'Oregon, nel Michigan passano leggi sul suicidio assistito. E sperare che ciò non avvenga anche in Europa, in Eurabia, quindi in Italia, è ormai vano”. Relativamente al famoso Living-Will o testamento Biologico con cui una persona chiarisce se in caso di grave infermità vuole vivere o morire la Fallaci replicava: "E' una buffonata. Perché nessuno può predire come si comporterà dinanzi alla morte. Inutile fare gli eroi antelitteram, annunciare che dinanzi al plotone di esecuzione sputerai addosso ai tuoi carnefici come Fabrizio Quattrocchi. Inutile dichiarare che in un caso simile a quello di Terri vorrai stacacre-la-spina, morire stoicamente come Socrate che beve la cicuta. L'istinto di sopravvivenza è incontenibile, incontrollabile...E se nel testamento biologico scrivi che in caso di grave infermità vuoi morire ma al momento di guardare la Morte in faccia cambi idea? Se a quel punto t'accorgi che la vita è bella anche quando è brutta, e piuttosto che rinunciarvi preferisci vivere col tubo infilato nell'ombelico ma non sei più in grado di dirlo?"
Magari è difficile ammetterlo ma il dilemma di questi giorni, relativamente alla vita e alla “dolce” morte di Eluana Englaro, è una vera e propria battaglia interiore che si gioca nel cuore di ciascuno di noi.
Forse siamo noi quelli che cercano davvero una risposta; comprendiamo che la sola ragione umana non è sufficientemente capace di rispondere a certi interrogativi. Siamo noi ad avere bisogno di certezze e ci rendiamo conto che semplici giudizi e opinabili teorie non serviranno a colmare quel vuoto interiore che c’è in noi, né risponderanno mai a quella tremenda domanda che pone l’uomo di fronte al mistero della vita e della morte. Nessuno di noi, proprio nessuno, può vantare certezze, tutto sembra inesorabilmente legato, per chi crede, ad un semplice atto di fede!
Michelangelo Nasca
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