CLONAZIONE UMANA: TRA ANNUNCI PROVOCATORI E REAZIONI MANCATE
Ogni essere umano ha diritto alla sua unicità

di Francesco D’Agostino

A ncora una volta l’andrologo Panayotis Zavos, cittadino americano di origini cipriote, ha richiamato su di sé l’attenzione dei media e in particolare dell’'Independent': ha dichiarato di aver clonato ben quattordici embrioni umani e di averne poi trasferito undici negli uteri di quattro donne.

L’esperimento si sarebbe poi interrotto (non è chiaro in che modo), ma avrebbe ampiamente confermato che è possibile ipotizzare, prima o poi, la nascita di esseri umani clonati.

 

Zavos non è nuovo a dichiarazioni roboanti, che si sono però rivelate sempre prive di prove adeguate a corroborarle. In questo caso egli offrirebbe come prova un video, che avrebbe fatto realizzare per poi farlo trasmettere dalla televisione; ma un documentario del genere non può provare niente più se non che siano stati formati embrioni in vitro, successivamente trasferiti in utero: che gli embrioni siano davvero umani e realmente clonati non c’è naturalmente video di sorta che possa accertarlo. L’effetto mediatico è comunque assicurato: già le agenzie di stampa hanno infatti cominciato a scrivere che si sarebbe rotto l’ultimo tabù, etico e scientifico. È un fatto che ogni (preteso) passo in avanti verso la manipolazione del vivente suscita nell’opinione pubblica interessi quasi morbosi, a volte mascherati da ansie, di discutibile autenticità. Ma le prime persone a dover essere in ansia non dovrebbero essere le persone che leggono queste notizie, ma quelle quattro (ipotetiche) donne, che (sempre ipoteticamente) potrebbero mettere al mondo, per la vanità di essere le prime a farlo, bambini clonati sì, ma nello stesso tempo tragicamente malati. Ci siamo già dimenticati che il primo mammifero venuto al mondo per clonazione, la celebre pecora Dolly, è stata intenzionalmente soppressa dallo stesso Wilmut, il suo 'creatore', che ha dichiarato di aver sentito il dovere di liberarla con un gesto eutanasico dalle sue sofferenze, tali e tante erano le sue anomalie fisiche, conseguenti alle modalità del suo concepimento?

Il vero problema bioetico non è quello della realizzabilità pratica della clonazione umana. È molto probabile che l’annuncio di Zavos non sia veritiero ed è ancor più probabile che non si arriverà mai a far nascere bambini clonati. Ma anche se a tanto si arrivasse (e nessuno può escluderlo) resta intatto l’immenso problema etico della clonazione umana: cioè dell’intenzionale programmazione della nascita di bambini, con un patrimonio genetico predeterminato, bambini ai quali verrebbe tolto il diritto supremo e fondamentale, di cui ogni essere umano gode, quello di essere concepiti come individui assolutamente 'unici'. Se c’è in bioetica un principio non negoziabile, è proprio questo.

Auguriamoci che la comunità degli scienziati sappia reagire ad annunci (o a provocazioni) come quella di Panayotis Zavos; auguriamoci che siano gli stessi scienziati a riconoscere che se c’è un’etica nella genetica (e come potrebbe non esserci?) il suo primo comandamento non possa essere altro che questo: ognuno ha diritto a nascere con un patrimonio genetico non manipolato.

(Tratto da “Avvenire” del 23.04.09)

 

Devolvi il 5 per mille alle missioni del MEC

Condividi su FaceBook

 

 

MECTV - Il canale Youtube dedicato al Movimento Ecclesiale Carmelitano

You must have Flash Player installed in order to see this player.