di Michelangelo NASCA

In diverse città italiane, ormai da alcuni anni, le comunità del Movimento Ecclesiale Carmelitano si preparano al Natale meditando sul mistero dell’Incarnazione di Cristo. “Nasce Dio, nasce l’uomo” è il tema della riflessione scelta per l’itinerario natalizio 2010.
Prendendo spunto dalla Lettera ai Galati (4, 4-8) Padre Gianni Bracchi (che ha dettato la meditazione per le comunità del bresciano) ha ricordato la “pienezza del tempo” vissuta dalla Vergine Maria che porta in sé il Figlio di Dio; un tempo umanamente necessario perché il corpo e il cuore di Maria imparassero ad accogliere il mistero della salvezza. Dio, adesso, abita nel ventre di Maria e “appena il Figlio di Dio comincerà ad essere presente in lei, Maria comprenderà il senso della propria nascita”.

La nascita di Cristo deve poter cambiare l’uomo. Egli si è messo nelle nostre mani, ma chi accetta di esserne responsabile? Non dovremmo cominciare ad aver cura di Colui che ci è diventato caro, perché ci ha amato fino a dare la vita per noi?

Alcuni suggerimenti – ricordati da Padre Gianni Bracchi – possono tornare utili:

1) Regala del tempo a Cristo: 15 minuti al giorno di pura amicizia con Lui, 15 minuti di preghiera personale: per guardarlo, ascoltarlo, per conoscere di più il suo Cuore, per ricevere ogni giorno la mia vita dalle sue mani. Sono 15 minuti del tuo tempo per il tuo Cristo. Vuoi prenderti cura della sua amicizia, vuoi imparare a guardarlo, a ascoltarlo, per conoscere di più il suo Cuore, per ricevere ogni giorno la tua vita dalle sue mani, per lasciartela spiegare da Lui, per imparare il mistero del suo Cuore.

2) Regala pezzi di vita cambiata a Cristo: un modo nuovo di usare i soldi (cassa comune, GMG); un modo nuovo di vivere i rapporti (gratuità, caritativa); un modo nuovo di studiare-lavorare (portare la mia croce con Lui), un modo nuovo di vivere l’affettività, ecc..

3) Regala a Cristo la fedeltà ai gesti della vita del Movimento: Scuola di Cristianesimo, la Messa, la caritativa, lo studio comune, “i Santi”, ecc. Così il tuo rapporto con Lui crescerà. Tu sarai responsabile di Cristo.

4) Regala ogni mattina il tuo cuore a Cristo. Quando ti svegli, digli subito: “Signore, ecco il mio cuore, prendilo, è tuo; prendilo, per favore”. Non avere paura di dirgli: “Fa’ di me quello che vuoi”; non avere paura di dire: “Sia fatta la tua volontà!”. Dire: “Sia fatta la tua volontà” è dire “Insegnami ad amare ciò che tu ami per me”. Non avere paura di amare ciò che Dio ama per te!


Questa particolare attenzione nei confronti di Cristo ci invita ad un’ulteriore compito, quello che – come comunità ecclesiale – riguarda la grazia della nostra amicizia in Cristo. “E’ Cristo che ci unisce – ricorda P. Bracchi – che ci rende suoi amici e amici tra noi. Cristo è il cuore della nostra amicizia”.
Due sono, invece, i “nemici” che potrebbero ostacolare la sacralità di questa particolare amicizia: il “sentimentalismo”, che ci farebbe aderire alla realtà in forza dell’emozione e la “delusione”, quel nemico terribile capace di generare e alimentare la tentazione della tristezza, del risentimento e del disprezzo.

“Sentimentalismo: vuol dire aderire alla realtà in forza dell’emozione. Come futilmente mi ero avvicinato, futilmente me ne allontano. Se aderisco solo in forza dell’emozione o del sentimento sto svuotando quella realtà della pregnanza del mistero, sto annullando e distruggendo il mistero. Se mi avvicino ad una persona solo per sentimento, la di struggo; se vivo in casa mia solo in forza dell’emozione la distruggo. Il sentimento è una cosa bella, ma funziona un po’ come il binocolo: se lo uso correttamente il binocolo mi avvicina alla realtà; ma se disgraziatamente lo giro al contrario, la stessa realtà che prima era a portata di mano si allontana moltissimo. Non posso stare così di fronte alla realtà: sarebbe come violentarla, distruggerla nella sua ricchezza di mistero.
Delusione: è un nemico terribile! Genera e alimenta la tentazione della tristezza, del risentimento e del disprezzo. Ci sono mille motivi per essere delusi della nostra amicizia. So che vi deluderò, ma è così che va. Non lo dico con cinismo, ma perché impariamo a capire come agisce Dio con noi: Dio si serve della nostra fragilità per essere presente. Nei legami importanti non fermarti a ciò che appare, va a fondo, cogli il mistero che c’è dentro, sotto le mille contraddizioni. Era così anche con Cristo: si scandalizzavano perché andava a cena con i peccatori, perché frequentava gentaglia… ma quell’uomo che deludeva e scandalizzava tanti era Dio presente. Così accade oggi: nella nostra umanità, così com’è, Dio è presente”.


P. Gianni conclude la riflessione con un atto di affidamento alla Vergine Maria: “Mettiamo tutto nelle mani di Maria, Lei che abbiamo imparato a pregare come “Porta del Cielo”. Lei è il varco sempre aperto attraverso il quale il cielo è sceso sulla terra; lei è la guida perché la terra possa entrare nel cielo; lei sola può introdurti nel cielo del tuo cuore: Maria è la maestra e la madre della nostra preghiera. Chiediamole la grazia di vivere sempre alla sua scuola, consapevoli che Dio si è messo nelle nostre mani. A chi ti chiede cosa fai nella vita, ora puoi rispondere: con tutto faccio del divino… da quando Dio si è fatto uomo!”.


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