
E’ interessante leggere in questi giorni le preoccupazioni (chiamiamole così!) espresse dal quotidiano “La Repubblica” circa l’orientamento etico-morale degli italiani, in modo particolare quello dei cattolici. Attraverso un “discutibilissimo” sondaggio (le verità di fede per un cattolico sono comunque altre!) l’italiano medio risulterebbe sensibile “nel valutare le indicazioni della Chiesa su questioni che riguardano la vita, la morale, la sessualità. Il cattolicesimo rimane un riferimento forte per otto persone su dieci, ma in pochi (così leggo su “La Repubblica” del 17.03.08) considerano le prescrizioni della Chiesa vincolanti per i propri comportamenti. […] L’indagine – precisa il quotidiano – conferma, allo stesso tempo, la diffusione del «relativismo» in ambito etico e morale. L’insegnamento delle gerarchie ecclesiali viene ascoltato, ma subordinato ai convincimenti individuali. Nelle scelte che riguardano la dimensione morale (famiglia, vita, sessualità), le persone affermano di muoversi innanzitutto secondo coscienza”.
In un secondo articolo, che La Repubblica dedica al delicato argomento (addirittura due ampie e centralissime pagine!), il problema (anche se fra le righe sei costretto a leggere: la causa di tutto!) si sposta sulla persona del Romano Pontefice. “Fra Chiesa e politica – afferma il quotidiano – il rapporto, da qualche anno, è più complesso e conflittuale. Soprattutto da quando è divenuto Papa Joseph Ratzinger. Attento a marcare i confini dell’identità cattolica, in modo costante. […] La fiducia nei confronti di Papa Benedetto XVI è sullo stesso livello di un anno fa. Anzi: è salita un poco. (Oggi è espressa da oltre il 55 degli italiani. Giovanni Paolo II era 20 punti sopra. Ma è difficile mettere a confronto un Papa-teologo con un Papa-pastore, icona della sofferenza)”.
Ovviamente, l’attendibilità di tali sondaggi è possibile confutarla di persona: basta infatti osservare l’incredibile flusso di persone che ogni domenica riempie, inverosimilmente, l’imponente colonnato berniniano, per ascoltare la parola di “quel Papa” a cui i sondaggi non renderebbero giustizia. Si comprende così, con estrema ovvietà, l’infondatezza di certe affermazioni. Porre a confronto gli ultimi due pontificati (quello di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), cercando ad ogni costo di screditare l’operato di Papa Ratzinger, è, ultimamente, una strategia ricorrente. I motivi sono evidenti: mettere in discussione la credibilità della Chiesa attraverso due dei suoi più illustri rappresentanti, costringendo i cattolici ad operare una scelta tra due realtà appartenenti alla medesima esperienza cristiana.
A questo punto non ci resta che ritornare brevemente alla provocazione iniziale: cosa significa muoversi secondo coscienza?
"La coscienza, – recita il Catechismo della Chiesa Cattolica – è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l’uomo ha il dovere di seguire ciò che sa essere giusto e retto" (CCC, n. 1778).
La coscienza morale, dunque, perché possa guidare rettamente la condotta umana, non può fare a meno del concetto di verità. “Non ci perdiamo d’animo – scrive San Paolo ai Corinzi – ; al contrario, rifiutando le dissimulazioni vergognose, senza comportarci con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma annunziando apertamente la verità, ci presentiamo davanti a ogni coscienza, al cospetto di Dio” (2Cor 4, 1-2). Occorre – affermava recentemente Papa Ratzinger – rieducarsi al desiderio della conoscenza della verità autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa alle lusinghe della propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale e della chiarezza della coscienza.
Rieducarsi, formarsi al desiderio di verità autentiche. Purtroppo oggi è più facile “deformare” la coscienza piuttosto che aiutarla a crescere. “In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un'atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all'altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita” (Benedetto XVI).
"La coscienza, - scriveva J. H. Newman - è un messaggero di Colui che, sia nella natura che nella grazia, ci parla da dietro un velo, e ci insegna e ci guida attraverso i suoi rappresentanti. La coscienza è il primitivo Vicario di Cristo."
Michelangelo Nasca
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