di Michelangelo NASCA
E’ davvero difficile, in questi giorni, terminare la lettura dei quotidiani. Ti sale un nodo alla gola… non si riesce proprio a proseguire!
Il barbaro omicidio della giovane Sarah Scazzi, consumatosi ad Avetrana in queste ultime settimane, continua a turbare e ad interrogare le nostre coscienze. La partita Italia-Serbia che alcune sere fa, nello stadio Marassi di Genova, avrebbe dovuto regalarci un sereno fine giornata si è trasformata in una furibonda e vergognosa protesta causata da un gruppo di tifosi serbi.
Che dire poi del violento pugno che un giovane ventenne ha sferzato nel volto di una romena (uccidendola), Maricica Hahaianu di 32 anni, presso la stazione metropolitana Anagnina di Roma, in pieno giorno, per una lite iniziata in un bar per l’acquisto del biglietto. Non meno grave poi l’indifferenza dei passanti che, ripresi dalle telecamere del metrò, di fronte al corpo della giovane romena disteso a terra non si fermano per prestarle soccorso!
Queste e mille altre circostanze di ordinaria violenza lasciano il lettore annichilito e incredulo di fronte a tanta efferatezza. Episodi del genere diventano sempre più frequenti nel nostro mondo, tecnologicamente avanzato ed evoluto ma drammaticamente impoverito nei valori. Che cosa sta accadendo all’uomo? Follia collettiva? Rabbia, schizofrenia, desiderio di vendetta…?
Forse il cuore dell’uomo si è inesorabilmente ammalato!
Quella pazienza e capacità di sopportazione che avevano i nostri nonni (quelli di un tempo, che contavano nelle loro mani rugose i segni del duro lavoro e che in qualche modo – talvolta supportati da una robusta vita di fede – tenevano unite le famiglie e custodivano i rapporti di amicizia come qualcosa di veramente prezioso) oggi è del tutto scomparsa. La modernità ci ha insegnato a non amare più nessuno, ad eliminare i problemi (anche quando c’è in gioco la vita dell’altro) piuttosto che a saperli superare e risolvere.
“Mors tua, vita mea!” è diventato lo slogan del terzo millennio, in una terribile girandola di sanguinose e diaboliche macchinazioni, dove la parola amore è stata superata dall’odio e dalla vendetta.
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