
Le testimonianze dopo il Convegno nazionale della CEI sulla comunicazione
di Francesco VITALE
«Il tempo che viviamo conosce un enorme allargamento delle frontiere della comunicazione, realizza un’inedita convergenza tra i diversi media e rende possibile l’interattività».
È stato l’inizio del discorso che papa Benedetto XVI ha offerto a tutti i partecipanti, riuniti nell’Aula Paolo VI in Vaticano, a conclusione del Convegno Nazionale organizzato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) svoltosi a Roma dal 22 al 24 aprile sul tema: “Testimoni Digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale”.
Un convegno per riflettere sull’uso dei moderni mezzi di comunicazione, i nuovi media che – come hanno dimostrato i vari relatori che si sono alternati nel corso di quelle giornate – non sostituiscono i media già esistenti, ma, anzi, sono un loro completamento e integrazione.
Si è riflettuto maggiormente sui social network (da facebook, twitter, msn, blog), ovvero tutti quei mezzi utilizzati dai ragazzi, i giovani e oggi, ogni giorno di più, da tutti coloro che operano nel mondo della comunicazione. Proprio a questi era rivolto il convegno nazionale, quasi un corso di aggiornamento e un’occasione di confronto e condivisione con i tanti colleghi e amici provenienti da varie parti d’Italia. C’erano laici, ma anche numerosi religiosi e religiose, sacerdoti diocesani, tutti attenti a seguire lo svolgersi dei lavori, scrupolosamente muniti di portatili, piccoli notebook o palmarini, per dimostrare di essere digitali fin dall’inizio.
Tanti i protagonisti che si sono alternati. Tra questi, S. E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, Mons. Dario Viganò Università Lateranense), Paolo Bustaffa (Agenzia SIR), Francesco Casetti (Università Cattolica di Milano), Mario Calabresi (direttore de “La Stampa”), i quali hanno focalizzato l’attenzione sugli scenari mediatici, con un’attenzione particolare della Chiesa ai bisogni dell’uomo. «Le tecnologie digitali – ha detto Mons. Crociata – rappresentano una nuova opportunità, che intendiamo abitare con la nostra testimonianza: senza lasciarci contagiare da inutili paure, per renderci invece disponibili ad incontrare chiunque nella condizione di ricerca, e – come dice Papa Benedetto XVI – procurando di tenere desta la ricerca come primo passo dell’evangelizzazione, generazione che sta imparando a vivere senza Dio e senza la Chiesa».
I nuovi media hanno comportato una trasformazione delle abitudini e dei comportamenti. Al centro di tutto questo c’è l’uomo che ha la possibilità di non essere più un utente passivo, ma un vero e proprio testimone della rete con la capacità di ascolto, intervento e corresponsabilità.
Bisogna evitare il rischio, hanno riflettuto i relatori, di utilizzare il web come una persona sola che comunica con altre persone sole: molto spesso, infatti si parla nei vari social network, senza rivelare mai nulla di se stessi.
Tutto sta nel come utilizzare la rete, affinché non renda schiavo l’uomo, ma lo completi attraverso l’infinita rete – connessione di relazioni (networking) con altre persone che oggi, in tempo reale, non solo possono essere informati di ciò che avviene, ma possono condividere e dare il loro contributo.
È questa una nuova forma di comunicazione: «Senza comunicazione non c’è esistenza e sviluppo», affermava il card. Martini nel libro “Il lembo del mantello”. Le relazioni cambiano, anche i tempi e i ritmi: l’era tardo moderna in cui stiamo vivendo ci obbliga a cambiare velocità di marcia senza perdere di vista l’essenzialità delle relazioni interpersonali in tutte le sue sfaccettature.
Se sapremo cogliere questa opportunità – hanno commentato i relatori – i nuovi media sapranno arricchire il bagaglio finora conquistato dai mezzi di comunicazione tradizionali.
La seconda giornata del convegno si è invece aperta con la presentazione dei risultati della ricerca della prof. Chiara Giaccardi, Docente di sociologia e antropologia dei media e coordinatrice della ricerca curata dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che insieme ad alcuni ricercatori, ha intervistato adolescenti e ragazzi riguardo le loro relazioni comunicative e affettive attraverso l’uso dei social network.
Oggi è possibile notare una continuità tra l’essere online e offline, in quanto la tecnologia ci segue/può seguire anche fuori di casa, in ufficio, per strada, sugli autobus, in treno. Viene in questo modo annullata la dimensione del tempo e dello spazio, si condivide e comunica con più persone, rischiando di rinunciare alla bellezza dei rapporti interpersonali. Si può diventare da spettatori passivi, a dei veri e propri protagonisti, registi, in una parola, “testimoni” capaci di decidere cosa ascoltare, condividere, pubblicare o – utilizzando il termine tecnico della rete – postare nel proprio profilo o in quello di qualche presunto amico virtuale, senza rinunciare magari a taggare quest’ultimo in qualche foto che sarà lì a disposizione di tutti.
Ma la rete è anche una risorsa. Ci permette di parlare con persone che vivono in Paesi lontani, condividere notizie, eventi e iniziative in maniera più dinamica e immediata di un qualunque altro mezzo di comunicazione. Un esempio per tutti, la notizia della scomparsa di Mike Bongiorno è arrivata prima nelle pagine del social network che nelle redazioni di un quotidiano, grazie al passaparola che gli utenti si sono fatti tra di loro.
E questo – come hanno dimostrato gli altri relatori – diventa una risorsa anche e soprattutto per i mezzi di comunicazione come il giornale, la radio e la televisione che oggi, oltre ad avere una propria pagina web, utilizzano profili face book per interagire con il proprio pubblico e permettere di avere un riscontro in tempo reale. Anche lo stesso convegno “Testimoni Digitali” era su FB e numerosi sono stati gli iscritti, specialmente coloro che per varie ragioni non sono potuti intervenire personalmente.
E poi la giornata conclusiva, il sabato. Dopo una bellissima e interessantissima tavola rotonda con i protagonisti della comunicazione (P. Federico Lombardi, Direttore Sala Stampa Vaticana, Radio Vaticana e Centro Televisivo Vaticano, Lorenza Lei, Vicedirettore generale della Rai, Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire), i partecipanti hanno accolto con gioia le parole di Papa Benedetto XVI che ha invitato tutti gli operatori e gli animatori della comunicazione e della cultura a «prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa».
«I media - ha detto il Papa citando la sua enciclica “Caritas in veritate” - possono diventare fattori di umanizzazione non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilità di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali».
Un invito quindi a essere testimoni attivi in tutte le realtà (piccole o grandi) in cui ci troviamo a lavorare, vivere o semplicemente a prestare il nostro servizio.
Per Benedetto XVI «il compito di ogni credente che opera nei media è quello di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualità del contatto umano e l’attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo agli uomini che vivono questo tempo “digitale” i segni necessari per riconoscere il Signore».
Ma cosa ne pensano alcuni dei partecipanti, a questo convegno nazionale, dopo questa esperienza e impegnati ogni giorno a lavorare con i mezzi di comunicazione?
«Sicuramente è una buona occasione di verifica – ha commentato Max Pandini, proveniente da Bergamo - sono rimasto positivamente colpito da come la Chiesa abbia giocato tutte le carte nell’esserci e investire, senza aver paura del nuovo, del mondo attuale, senza critiche, perché è consapevole di come il mondo ruoti intorno alla comunicazione».
«Un’occasione per ritrovare le più vere e profonde motivazioni sia per la professione, sia per l'impegno di animatrice e formatrice, nell'Ordine secolare del Carmelo teresiano». È il pensiero di Stefania De Bonis, giornalista napoletana, impegnata nella formazione e nell'animazione della comunicazione dell'Ordine secolare dell'Ordine dei carmelitani scalzi della Provincia napoletana. «Mi sono emozionata – ha aggiunto – quando il Papa ha detto che "la nostra forza sta nell’essere Chiesa, comunità credente”. Quest'esperienza è stata importantissima per me anche dal punto di vista umano, con la nascita di amicizie vere: ho riscoperto il piacere non solo di usare le e-mail e i forum, ma anche di telefonare e di scrivere una lettera come ai vecchi tempi, per condividere progetti, emozioni e un bellissimo cammino di fede».
«La Chiesa non può non interessarsi di questa realtà – riflette Fra Salvatore Giardina, di Brindisi – per cui sente il diritto non solo di usufruire delle nuove tecnologie, ma soprattutto il dovere di saperle usare per poter meglio donare il messaggio della Salvezza “fino ai confini del mondo”, confini che non riguardano più limiti geografici ma che si estendono nella realtà cosiddetta virtuale».
«Essere Testimoni Digitali, operatori della cultura all’interno di una parrocchia lo vedo più un lavoro per laici che non per consacrati». È il pensiero di Myriam, di Reggio Calabria. «Ho visto al convegno pochi laici – ha aggiunto – e questo rischia di far diventare il discorso un po’ autoreferenziale. Che senso ha che un parroco mi diventi operatore della cultura, quando già deve fare molte cose. Diamo spazio allora ai laici affinché possano lavorare bene anche nelle parrocchie».
«Siamo chiamati a una vera e propria missione – ci dice infine Simone Digrandi, di Ragusa – e il convegno è stato per noi più qualcosa di motivazionale che tecnico, quella marcia in più non solo per farci andare nella direzione giusta, ma soprattutto per dirci quanto siamo importanti in questo viaggio».
I social network sono quindi mezzi positivi se ognuno di noi, nel momento che li utilizza è consapevole di essere un uomo e una donna, un ragazzo o una ragazza con una propria identità e soprattutto libero e libera, capace di interrompere in ogni momento “il gioco comunicativo” virtuale. Senza rinunciare ai propri interessi, alle proprie emozioni, ai rapporti affettivi. Facebook deve essere un’alternativa o complemento al rapporto interpersonale e mai una sostituzione
Da non scegliere come strumento per litigare con il vostro amico o amica del cuore o il vostro ragazzo o ragazza… peggio che mai per dichiararsi. E se proprio dovete farlo, non rinunciate a mandare a quel paese una persona guardandola negli occhi.
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