Ancora un nuovo ed accorato appello lanciato da patriarca Nasrallah Sfeir per denunciare le drammatiche circostanze di vita in cui il popolo libanese è costretto a vivere, in attesa di una svolta politico-militare che appare, purtroppo, lontanissima.
“La comunità cristiana, in Libano, è vicina all'abisso. L'allarme viene dalla maggiore autorità religiosa del Paese dei cedri. «La presenza cristiana in Libano è oggi motivo di preoccupazione», ha detto il cardinale Nasrallah Sfeir, intervenendo a una conferenza sulla «Presenza cristiana» organizzata dalle Chiese maronita, ortodossa ed evangelica libanesi. La preoccupazione del patriarca è condivisa persino da Ali al Hassan, uno dei massimi rappresentati del Supremo consiglio sciita che ha sottolineato come «presenza e futuro, in base a quanto è accaduto in Palestina e in Iraq e che, Dio non voglia, potrebbe accadere in Libano».
Un tempo in leggera maggioranza nel paese, i cristiani rappresentano oggi circa il 35 per cento dei 3,5 milioni di abitanti del Libano. Durante la guerra dell'estate 2006 ben 250mila cristiani hanno lasciato il Libano. Il patriarca Sfeir ha anche ribadito sottolineando come la presenza dei cristiani in Libano sia di beneficio non solo per il Paese dei Cedri, ma anche per l'intera regione. «La presenza dei cristiani era ed è ancora un fattore di benessere per il Libano e per tutti i Paesi dove i cristiani vivono insieme con i fratelli musulmani in un'atmosfera di solidarietà e rispetto reciproco», ha detto Sfeir” (Maurizio Piccirilli, da Il Tempo, 13.03.08).Nel frattempo la vicenda relativa al sequestro di Mons. Paulos Faraj Rahho, Arcivescovo Caldeo di Mosul, rapito il 29 febbraio scorso, dopo aver celebrato la Via Crucis, all’uscita della Chiesa dello Spirito Santo si è conclusa drasticamente. Il corpo senza vita di Mons. Raho è stato trovato ieri, infatti, nei dintorni di Mosul.
“Monsignor Raho, 67 anni, era stato rapito il 29 febbraio dopo la Via Crucis celebrata nella chiesa di Santo Spirito. Le sue due guardie del corpo e l’autista, tutti cristiani, sono stati uccisi. Due giorni fa il vescovado di Mosul sosteneva che le trattative per la liberazione dell’ostaggio continuavano. La richiesta iniziale era di un riscatto di un milione di dollari poi passata a due milioni e mezzo, quando il poveretto è stato passato ad un’altra banda. Il problema è che i terroristi islamici che tenevano in ostaggio l’arcivescovo caldeo avevano avanzato altre tre folli richieste «come contributo della comunità cristiana alla causa della Jihad islamica». La prima riguardava la liberazione di «mujaheddin arabi detenuti nelle carceri curde» nel Nord dell’Irak. La seconda imponeva non solo un contributo per acquistare armi, ma pure per nasconderle nelle chiese. Infine i terroristi volevano volontari cristiani per farli partecipare ad operazioni kamikaze” (Fausto Biloslavo, da Il Giornale, 14.03.08)
Pubblichiamo il testo del telegramma inviato da Benedetto XVI al cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei:
“Informato della tragica morte di monsignor Paulos Faraj Rahho arcivescovo di Mosul dei Caldei a seguito del suo drammatico rapimento avvenuto lo scorso 29 febbraio desidero far pervenire a lei alla Chiesa caldea e all'intera comunità cristiana l'espressione della mia particolare vicinanza riaffermando la più decisa deplorazione per un atto di disumana violenza che offende la dignità dell'essere umano e nuoce gravemente alla causa della fraterna convivenza dell'amato popolo iracheno. Mentre assicuro fervide preghiere di suffragio per lo zelante pastore sequestrato proprio al termine della celebrazione della Via Crucis invoco dal Signore la sua misericordia perché questo tragico evento serva a costruire nella martoriata terra dell'Iraq un futuro di pace. Con tali sentimenti imparto a lei venerato fratello al presbiterio alle persone consacrate e ai fedeli tutti la confortatrice Benedizione Apostolica” (© L'Osservatore Romano - 14 marzo 2008).
M.N.
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