Foto di Maddalena Alberti
Beirut
Gennaio 2007: incontro con la comunità libanese del MEC durante gli Esercizi Spirituali
 

12 luglio 2006. Il Libano precipita di nuovo nella terribile esperienza della guerra.

I bombardamenti tra Israele e gli Hezbollah velocemente si propagano dal Sud del Libano a tutta la regione, riaprendo ferite appena rimarginate. Ferite della terra e ferite del cuore.

I libanesi avevano ricostruito da poco case e palazzi, l’economia e le speranze sembravano riprendere fiato, ma per poco, troppo poco tempo. L’incubo della guerra è tornato con tutto il suo carico di distruzione.

Alcuni di noi erano là per accompagnare padre Elie nel giorno più importante della sua vita: la sua prima messa celebrata a Beirut il 14 luglio seguita da una festa consumata in fretta per i bombardamenti che si avvicinavano alla capitale. Di lì a pochi giorni si sarebbero dovuti svolgere gli Esercizi Spirituali, ma evidentemente tutto fu sospeso, anzi … rimandato.

Gli amici del MEC italiano hanno fatto rientro in Italia su un aereo militare e hanno lasciato a malincuore gli amici libanesi che dovevano affrontare tempi difficili, un’altra volta.

Ma è stata una separazione soltanto fisica. Dall’Italia è nato un fiume di contatti, amicizia e aiuti concreti, che ha rinvigorito l’amicizia e la comunione.

Così, finita la guerra, in dicembre Luciano (il segretario generale del MEC) ha rifatto le valigie e ci ha preceduti a Beirut per aiutare i nostri amici a rispondere all’odio della guerra con un “di più” di amore. Avevamo capito che il Libano aveva ancor più bisogno di sperimentare che Dio è Padre di tutti e che un risveglio della presenza cristiana in quella terra era il bene che avrebbe aiutato la pace e la ricostruzione. Ricostruzione delle case, ma soprattutto della speranza.

1 gennaio 2007. Siamo arrivati anche noi: P. Antonio Sicari, P. Gianni Bracchi e io, per mantenere la promessa fatta a proposito degli Esercizi Spirituali.

Una volta messo piede a Beirut la mia strada si è divisa dalla loro. Mentre infatti, nella loro veste di Padri Carmelitani andavano a trovare vescovi, professori e suore, io andavo a incontrare gli amici con cui da diversi anni mantengo rapporti costanti: i ragazzi del MEC e le loro famiglie.

Ho avuto l'immensa fortuna di assaporare l'ospitalità di tante famiglie, con le quali ho parlato, discusso, vissuto e cercato di capire.

Ho condiviso con loro la grande, quasi maniacale passione per la politica, le loro ragionevolissime paure, le difficoltà piccole e grandi che devono superare, ma alla fine ciò che mi rimane viva nella memoria è la forza tenace e testarda che, ne sono sempre più convinta, contraddistingue questo popolo caparbio, capace di rialzare la testa anche nelle prove più dolorose.

 

Foto di Maddalena Alberti
Croce esposta in un quartiere cristiano
I problemi legati alla guerra sono molti, la paura di dolorose vicende già vissute in passato torna a far capolino nelle loro vite di giovani che dovrebbero avere il diritto di programmare il proprio futuro, ma per farlo devono andare al di là di ogni realistica previsione. Il nemico più pericoloso, ora più di prima, è proprio la sfiducia. Come fare a non essere scettici di fronte al domani, se, ogni volta che si costruisce qualcosa questa può andare in rovina, polverizzando energie, lavoro, aspettative e sogni?

 

Vorrei dire allora a tutti voi che il nostro aiuto dall’Italia è stato veramente prezioso. Non tanto e non solo perché ha permesso qualche vantaggio economico, ma soprattutto perché ha rappresentato il segno concreto di una vicinanza e di una condivisione.

È stata per me una grazia incredibile essere segno con la mia persona di tutti i volti delle persone del MEC che hanno sostenuto questi nostri amici con le preghiere, con la lettura quotidiana dei giornali - per essere un po’ più dentro le loro vicende -, con contributi economici … in totale gratuità.

Molti di voi non hanno mai nemmeno conosciuto di persona qualcuno di loro, eppure li avete trattati come amici cari. Questo è arrivato dritto al cuore della comunità libanese e ha dato grande conforto.

Durante l’assemblea svoltasi negli Esercizi Spirituali ho potuto raccontare che cosa ha fatto tutto il nostro Movimento durante il periodo delle guerra, e che cosa tutt'oggi continua a fare, e ogni volta che qualcuno si è avvicinato per ringraziarmi con aria quasi incredula, io mi sentivo quasi in colpa nei confronti di tutti voi, perchè solo io in quel momento potevo guardare quegli occhi pieni di gratitudine.

 

Gli Esercizi Spirituali si sono svolti a Faytrun, una località sulle montagne libanesi che da sempre ospita i nostri incontri. Anche questa volta è capitato l’imprevisto: una grande nevicata, che sembrava rendere impossibile raggiungere la località in cui era stata prenotata la casa per il nostro raduno. Dopo i primi tentennamenti, però, abbiamo deciso che questi Esercizi “s’avevano da fare”, convinti che, come ci ha detto padre Antonio, quando il diavolo ce la metta tutta a rovinare le cose, vuol dire che sa che da lì devono arrivare molti Santi ...!

Così un centinaio di persone si sono raccolte per cercare in Cristo il senso di quanto è accaduto e la strada giusta per andare avanti.

Le lezioni sono state tenute da Padre Antonio con l'aiuto delle traduzioni in arabo fatte dalla preziosissima Suor Nur, che si è dedicata completamente a questo compito non facile, vista soprattutto la delicatezza del tema trattato da padre Antonio, che ha voluto mettere in relazione la terra del Carmelo con la terra della patria, in un momento in cui la patria, in Libano, è la causa dei maggiori problemi di tutti, e in cui il pensare che perfino il dono è lavoro, quando tutto è faticoso, non è cosa da poco.

Padre Gianni, intanto, si curava dei giovani, con i quali ha tenuto una bellissima assemblea, nella quale tutti hanno parlato e dove il tema della libertà è stato uno degli argomenti di maggiore attenzione. La libertà, insistevano i ragazzi, è fare tutto ciò che si vuole. Vero, ma il problema reale è proprio quel “che cosa si vuole”. Il problema è capire che il cuore di tutti vuole soltanto il bene!

Purtroppo non tutti i ragazzi della comunità erano presenti; molti erano impegnati negli esami universitari e della scuola superiore e chi è venuto ce l’ha messa proprio tutta per essere lì anche per gli altri.

Elian e Claudette, i responsabili della comunità, ci hanno mostrato, insieme a padre Michel, a Fra Naji, suor Nur e tutti gli altri responsabili un MEC pieno di vita e in movimento. Dobbiamo proprio ringraziarli per la loro testimonianza!

Sono stati giorni di vera comunione e di calda amicizia, stretti attorno alla paternità di padre Antonio e padre Gianni, che tutti abbiamo goduto in un clima veramente fraterno. Io sono stata cercata e coccolata come la sorellina italiana del MEC e, come al solito, alla fine ci siamo lasciati a malincuore, ma nella certezza che Dio è con tutti noi e può guidarci in una grande storia.

 

Maddalena Alberti

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