
Luciano Consoli, che ha voluto portare di persona la solidarietà e l’amicizia di tutto il Movimento Ecclesiale Carmelitano alla nostra comunità libanese, così scrive:
Carissimi il titolo che abbiamo dato al nostro impegno missionario “Libano una Terra da amare”, mentre ancora cadevano le bombe, è quanto mai attuale ancora oggi. Io personalmente ho passato quasi tre mesi assieme ai nostri amici libanesi, condividendo con loro le ansie e le paure che sempre di più ogni giorno si insinuano nella mente e ne determinano le azioni. Mi ha edificato la loro testimonianza; l’energia di ricominciare, di ricostruire, la condivisione della loro variegata cultura, la perseveranza nella preghiera, la dolcezza del loro conversare, le loro azioni piene di umanità, la loro disponibilità a donare tutto in cambio di niente, e potrei continuare con tantissimi esempi di pensieri parole e opere. È veramente un Popolo che sa amare. Questo stato di insicurezza sociale e economica però continua ancora; ci sono troppe famiglie che non hanno un salario dall’inizio della guerra (12.07.06), come possono sopravvivere? Come possono mandare i figli a scuola? Come curare gli ammalati?
Per i mas-media, terminata la messa in onda delle immagini più cruenti della guerra, ora tutto è tranquillo. Io sono tornato dal Libano il 26 marzo e posso testimoniare che la situazione è molto difficile. Troppe famiglie non hanno di che vivere! L’unica voce che si alza a difendere tutto il Popolo è quella della Chiesa. Il Cardinale Nasrallah Sfeir senza timore ha dichiarato: “Nell’attuale stato di caos libanese, che colpisce non solo la vita politica, ma ha gravi conseguenze anche a livello sociale … I libanesi di tutte le classi sociali e religioni si lamentano per l’incertezza della situazione, perché vedono minacciati il loro futuro, le loro aspirazioni e i loro sogni… Bisogna salvare il Paese prima che sia tardi, facendolo uscire dalla crisi attuale, che è la più drammatica degli ultimi trent’anni” (Asia News 19.03.07).
E ancora: “L’esercito siriano ha lasciato il Libano, ma continua ad essere presente per mezzo dei suoi servizi, come anche attraverso le pressioni di coloro che si allineano sulle sue posizioni e prendono su di essi i suoi impegni… La Siria preme con forza sui gruppi ad essa affiliati per impedire la formazione del tribunale internazionale ed impedire l’accordo interno… teme la formazione del tribunale voluto dall’Onu, che dovrebbe giudicare i responsabili dell’uccisione dell’ex premier Rafic Hariri e degli altri omicidi politici avvenuti in Libano, perché è il principale accusato … questo tribunale è necessario per fermare la serie di uccisioni e fare giustizia … A che servono le tende che occupano le piazze? Il sit-in impiantato da Hezbollah fin dal primo dicembre ha causato la chiusura del centro commerciale e turistico del paese, un fatto che ha costretto molti libanesi ad emigrare e che continua a minacciare tutti i libanesi cristiani e musulmani (Asia News 30.03.07).
Anche il Santo Padre, Benedetto XVI, non cessa di ricordare al mondo l’urgenza della pace:
“Nei giorni scorsi, la violenza è tornata ad insanguinare il Libano. È inaccettabile che si percorra questa strada per sostenere le proprie ragioni politiche. Provo una pena immensa per quella cara popolazione. So che molti Libanesi sono colpiti dalla tentazione di lasciare ogni speranza e si sentono come disorientati da quanto sta succedendo. Faccio mie le forti parole pronunciate da Sua Beatitudine il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir a denuncia degli scontri fratricidi. Con lui e con gli altri responsabili religiosi, invoco l’aiuto di Dio affinché tutti i Libanesi indistintamente possano e vogliano lavorare insieme per fare della loro patria una vera casa comune, superando quegli atteggiamenti egoistici che impediscono di prendersi veramente cura del proprio Paese (cfr. Esortazione Apostolica Una speranza nuova per il Libano, N. 94). Ai cristiani del Libano, ripeto l’esortazione ad essere promotori di un autentico dialogo fra le varie comunità, mentre invoco su tutti la protezione di Nostra Signora del Libano” (28 gennaio 2007).
Noi ci uniamo a Loro, con l’aiuto scolastico e gli aiuti alimentari, per dire ai nostri Fratelli Libanesi NON SIETE SOLI! Noi non vi dimentichiamo! Certamente siamo una piccola goccia nell’oceano, ma sappiano che l’oceano sarebbe più povero senza la nostra goccia.
A nome anche dei nostri Amici in Libano, vi ringrazio.
Luciano Consoli
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