
Carissima Lella e carissimi tutti del MEC,
oggi, visitando il nostro Sito, ho avuto la sorpresa di leggere una lettera a me indirizzata dalla Presidente del Movimento, a nome di tutti voi.
È un ringraziamento al Signore (che faccio mio con tutto il cuore) per i 43 anni di Sacerdozio che Egli mi ha concesso, arricchendo la mia vita di innumerevoli grazie, ben al di là di ogni mio merito o capacità.
Sono pienamente cosciente che tutte le grazie fatte a un Sacerdote sono immediatamente destinate ai fedeli per i quali gli è chiesto di esercitare il Sacro Ministero.
Nel mio caso i destinatari siete anzitutto voi: questa bella “famiglia di famiglie” che il nostro Movimento raccoglie e custodisce.
Anche la nostra amicizia è una grazia che il Signore amorevolmente ci conserva, nonostante certe nostre distrazioni e stanchezze.
Il fatto che la ricorrenza del mio anniversario sacerdotale cada proprio in questo Giovedì Santo rende ancora più evidente ciò che il Signore mi ha chiesto e continua a chiedermi, anche se devo chieder perdono a Lui e a voi di ciò che non so fare bene: la cura del suo Corpo ecclesiale (fino al più umile servizio di saper “lavare i piedi dei discepoli”), l'offerta del nutrimento eucaristico (anche spendendo le proprie forze fisiche); l'annuncio della Parola (rafforzato dall'esempio).
Anche il fatto che celebro il mio anniversario proprio in questo periodo in cui la Chiesa è particolarmente addolorata per il peccato di certi suoi preti – additati così impietosamente al disprezzo dell'opinione pubblica, nell'intento di far disprezzare la stessa Chiesa – deve ricordarci il dovere che abbiamo di pregare insistentemente per tutti i sacerdoti che portano un tesoro prezioso nei “vasi di creta” della loro umanità.
Chi ama il sacerdozio e i sacerdoti non soffre di meno per certe loro terribili miserie, ma infinitamente di più: ed è questo “di più” di sofferenza che ci deve spingere ad amare e rispettare anche i sacerdoti che tradiscono la loro missione. Non si tratta di complicità, ma di passione.
In questo Giovedì Santo – in cui rievochiamo la scena commovente del Maestro che lava i piedi ai suoi discepoli, dopo averli appena consacrati sacerdoti (e tra essi c'è anche Giuda) – mi è assolutamente chiaro che, nell'attuale Cenacolo della Chiesa, Gesù si china a lavare i piedi anche di quei sacerdoti che lo tradiscono: solo Lui può giudicarli senza disprezzarli. E solo Lui può colmare l'abisso che si è aperto nelle loro coscienze e nei loro cuori.
E sono anche convinto che Gesù Sacerdote saprà come intervenire personalmente – per strade che noi non conosciamo - nel destino di coloro che in alcuni Suoi preti hanno trovato scandalo e sofferenza, invece che grazia.
La giustizia umana potrà raddrizzare e risarcire dei torti, ma solo Lui può restituire la grazia negata. Ed Egli certamente lo vuole e certamente ci chiede di offrire a questo scopo tutto il tesoro delle nostre preghiere, mentre ci supplica di mantenere intatta nel cuore, la Bellezza del Sacerdozio che Egli ha donato alla sua Chiesa.
Cara Lella e carissimi tutti,
vi chiedo di raccoglierci attorno a queste verità e di trovarvi assieme forza, conforto e pace.
Adro (BS) - 1 aprile 2010
P. Antonio Maria Sicari
Visualizza ingrandimento foto (P. Antonio M. Sicari celebra la Messa sulla lastra marmorea del S. Sepolcro in Terrsa Santa)
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