di Paola ZUCCA

14 giugno 1936: Chesterton è morto. Quando ha scritto "Le avventure di un uomo vivo" lo sapeva. Sapeva che sarebbe morto. Ma sapeva bene che contro ogni apparenza, sarebbe rimasto un uomo vivo. Si è convertito per questo, non gli interessava altro della fede cattolica: «I saggi hanno cento mappe che disegnano universi fitti come alberi, scuotono la ragione con mille setacci che accantonano la sabbia e lasciano filtrare l’oro; per me tutto ciò vale meno della polvere perché il mio nome è Lazzaro e sono vivo».

Si è fatto battezzare, si è rivestito di Cristo ed è incominciata anche per lui l'avventura di un uomo vivo. L'avventura di un figlio. Che era, non c'è dubbio. Ma i dubbi ce li hanno tutti, troppi, sul fatto che è e che sarà. 

“Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente”: ma sono parole poetiche o è la realtà? Siamo onesti: alla luce della nostra fede dovremmo parlare dei morti come dei vivi. Al passato, se ricordiamo un passato, al presente se parliamo al presente. Anzi di più. C'è un di più di presenza per chi è in Cielo, c'è un di più di presenza di Cristo nel presente. Perché se Cristo è qui e il Cielo è qui, con me, Cristo e il Cielo sono qui, pure con te. Mi pare il minimo. Il Cielo o è un di più di vita, di presenza, oppure non mi interessa proprio. Se è un di meno, è cosa da morti, non da vivi...Mi pare il minimo che la presenza del Cielo si faccia un baffo del tempo e dello spazio.

Mio marito sarebbe orgoglioso dei miei figli: sarebbe? Perché no: è orgoglioso!!! E' in Cielo, ma dov'è questo Cielo? Io me ne sto qua schiacciata in questa realtà tremenda, dove di quel che desidero non c'è n’è mai abbastanza... E questo Cielo se ne sta là, per i fatti suoi, relegato in un passato lontano e in un futuro di là da venire. E adesso? Il mio problema è adesso, ho bisogno di un amore di carne adesso!

Mio marito, la mia metà: fatti una cosa sola dallo Spirito Santo. Una cosa sola fra il cielo e la terra. E' doloroso stare lontani su questa terra, ma divisi fra la terra e il cielo, divisi non si può proprio stare. Ma c'è questa divisione o non c'è? C’era, prima di Cristo, prima dell'Incarnazione c'era. E confesso la mia piccola statura morale: se non ci fosse Cristo io non coltiverei più nessuna speranza! Il grande e giusto Dio degli Ebrei non mi avrebbe convinto a vivere. Sono una persona da poco, la mia fede in Dio forse non esiste. Ma Cristo! E’ Lui, Lui che crede in me. Mi porta a Dio. Io da sola, non sono una gran persona, non sarei riuscita a muovere un passo.

Ma Tu Signore sei sceso, sei lì a portata di mano. Ti metti nelle mie mani. Come faccio a non crederTi presente, a non amarTi? A un uomo che desidera fare l'amore c'ho creduto, perchè non dovrei credere a un Dio che mi si vuole mettere in bocca? E parla e vive col Padre, nel respiro sostanzioso dello Spirito Santo. Che mi porta al Padre con la sua Chiesa. Con questa umanità enorme fatta Cristo nell'Eucarestia. Certo, ogni tanto mi viene da dire a Dio, che ora so Padre così Buono: perdonami, se non avessi mandato Tuo Figlio, io non so dove sarei… Non sono tanto intelligente, non ho una gran volontà e non mi ci vedo proprio ostinata a cercarTi. Forse la pigrizia e il dolore avrebbero avuto il sopravvento e sarei una povera disperata.

Bisogna essere grandi per cercare Dio, per salire verso di Lui. Ma Tu hai avuto pietà dei più poveri, dei più piccoli e dei più stupidi. Sei sceso, sei venuto Tu. E hai aperto con la carne di Tuo Figlio una strada così diretta da generare più l’incredulità che la fede: Signore facci vedere il Padre e ci basterà. Povero Gesù, che li guarda e dice: ma non avete capito niente allora! Avevano lì un Dio a portata di mano, di cuore, di bacio e volevano altro, come se Gesù non fosse una cosa sola col Padre. E un fariseo lo accoglie in casa, lo ospita, lo fa sedere e mangiare, ma non lo bacia, non gli lava i piedi! Ma una donna ignorante, dalla vita povera e sporca, capisce e piange, piange!!! Abbandona qualsiasi ritegno e quasi spogliandosi di ogni dignità, bacia in continuazione i piedi di Gesù, e si fa salvare. Addolorata, ma Dio solo sa quanto felice. Più è il dolore e più è l’amore che glielo fa baciare: “E' proprio dell'amicizia essere felici in presenza della persona amata”.

Mio suocero vuole arrivare a vedere suo nipote sposarsi prima di morire: perchè poi non lo vedrà? Ma Nicola vede tutto quello che accade? Risponde Padre Antonio: “Ma certo, come lo vede Dio”.

E' presente: noi viviamo con un Dio presente. Ci pare che dobbiamo credere ai fantasmi... Mah, la Chiesa e l'Eucarestia sono abbastanza visibili e presenti, non mi sembrano tanto fantasmi... E' che io sono carnale, come lo era mio marito. Un amore fatto materia che si fa toccare, che ti abbraccia. Mi vien da chiedere a qualcuno: ma tu non hai mai desiderato mangiare la persona che ami? Oh, quante volte! Certo, bisogna amare molto, bisogna amare con tutto il cuore e tutto il corpo... Bisogna pensare che l'Amore non ha disdegnato di farsi carne, non gli ha fatto schifo. Dio ha creato con tutto l'amore che poteva la nostra carne: proprio questa, proprio quella che fa male, che si disfà, che viene mangiata dai vermi, che diventa polvere. Entrandoci dentro l'ha per-donata, l'ha risanata e l’ha resa eterna. Ha preso questa carne, l’ha fatta diventare il Suo corpo e ci bacia e ci abbraccia con tutto se stesso, fatto di una carne che pur sempre carne è in germe nuova: è la Sua, risorta.

Piangi, se ti muore il marito, caspita se piangi! Però se accade che in qualche modo qualcuno ti apostrofa e ti dice: “Donna perchè piangi? E' risorto, non è qui”, in quel momento la realtà è ricreata e il dolore assume un altro volto.

E il dolore appunto in tutto questo? Chi vive così non soffre? Non piangere vuol dire non soffrire?

Non mi permetto di parlare del dolore degli altri. Io posso parlare del mio. Piangere non basta. Non mi basterebbe piangere e gridare peggio che durante il parto, in continuazione. E allora dove incanalare questo dolore? C'è un posto dove ho deciso di metterlo, o meglio dove Gesù me l'ha preso e Lui ha deciso di metterlo: nel Suo Sacro Cuore. Piange il Cuore di Cristo? Certo, a questo punto non si può pensare che un cuore sia un'idea. Dev'essere un cuore di carne, che batte, che fa scorrere del sangue. Un Dio con un cuore di carne. A qualcuno può sembrare ridicolo. Immaginarsi un Dio che adesso muore di ogni morte, soffre di ogni dolore e che salva ogni morte e ogni dolore con la Sua presenza carnalmente risorta. Certo, piange, ma che volto ha questo pianto?

Mio Signore e mio Dio: io non so parlare, non so dire cose belle e grandi di Te, però so solo una cosa: che sei un uomo vivo!

Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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