Testimonianza dalla Comunità di Trento: “Il Matrimonio di Maddalena e Luca, esperienza di  amicizia e condivisione" 

Ci sono occasioni nella vita in cui ti lasci prendere dalle circostanze, senza pensare se sarai all’altezza o quanta fatica costerà o come sarà il risultato, accogli semplicemente l’invito perchè pensi che sarà bello, che ne varrà la pena.
Succede quando a proporre, sono amici che ci credono prima di te e per questo nel momento stesso della proposta, spazzano via timori e perplessità e tu sei già tutto proteso a dare il meglio perché la Festa sia bellissima. Con Franca e Lucio è stato così, perché è così da sempre, loro hanno sempre creduto in questa storia, nell’unità che deve emergere, nelle cose fatte insieme; si sono sempre spesi per la comunità.

Per loro questa è la vita normale di chi ha capito l’importanza e la forza del fare insieme; per la comunità di Trento sono perciò da sempre sostegno, incoraggiamento, esempio e soprattutto… amici! 
Maddalena e Luca sono figli di questa storia, li conosciamo almeno da quando si conoscono loro due se non prima; le rispettive famiglie Grigolli e Salata, come molti sanno, sono pilastri del movimento.
Perciò quando Franca e Lucio hanno cominciato a parlare del matrimonio e a proporre, nessuno si è tirato indietro anzi, desideroso di partecipare ai preparativi, per dimostrare il bene che ci lega; tutti erano coinvolti, grandi e piccoli perché legati ai genitori o agli sposi. E’ diventato il matrimonio del secolo come ebbe a dire P.Stefano, sicuramente il matrimonio della comunità.
La proposta che fosse la comunità a preparare la festa, è arrivata nel modo semplice che li contraddistingue, che ti fa sentire a casa e prezioso; non hanno indetto riunioni organizzative.
Si sono avvicinati all’uno o all’altro, sul sagrato della chiesa dopo una celebrazione, o durante una braciolata con la comunità o a cena dicendo: “ Magda e Luca si sposano, noi avremmo pensato che… tu che ne dici”? E poi ad un altro: “ Che ne pensi se… ti sembra che potrebbe essere? E le risposte: si, mi sembra la persona giusta oppure, si, posso farlo io …
Loro avevano individuato anche le persone più adatte secondo i vari compiti; segno questo di quanto conoscano bene gli amici della comunità! Così partì l’organizzazione della festa di matrimonio di Maddalena e Luca per 200 invitati! Chi l’avrebbe mai detto… eppure..

Man mano che si andava avanti, arrivavano proposte, suggerimenti, nuove idee dettate dalla fantasia e dal fatto che tutti pensavano a come fare perché la festa fosse la più bella possibile, le cose si combinavano come in un mosaico precedentemente pensato da qualcuno. Io ne ero stupita.
Di tanto in tanto compariva anche qualche sana preoccupazione ma bastava una telefonata o confrontarsi con chi in quel momento stava lavorando con te e si risolveva, insieme si trovava la soluzione.
Quante volte abbiamo sentito dire: “ E’ più importante fare le cose insieme anche se il risultato viene così cosi, che farle magari bene ma da soli”. La parola chiave sembra proprio “insieme” che rende subito evidente l’unità; e si scopre che è educativo: si impara ad essere un po’ più umili si impara ad apprezzare e stimare l’altro, si impara a perdonare e perdonarsi, a condividere.
E questo sembrava l’avessimo capito.
La preoccupazione era di fare le cose secondo il desiderio degli sposi ma anche come piacciono a Gesù e allora di cosa avevamo bisogno, che dovevamo chiederGli? I nostri limiti sono davvero tanti e ne eravamo consapevoli.
”Voi avete un Padre che sa ciò di cui avete bisogno” si legge nel vangelo di Luca scelto dagli sposi per l’occasione e a guardare bene, quello che stava avvenendo ci permetteva di fare proprio questa esperienza di figli.
C’era fermento in sede e in convento man mano che il giorno si avvicinava, amici che andavano e venivano, il telefono che suonava spesso, ma c’era il clima tipico di chi si affida, di chi sa che non tutto dipende da se, tanta gioia e voglia di fare e poi si aggiungeva sempre qualcuno ad aiutare: ci sono anch’io, se c’è bisogno contate su di me…
Quello che emergeva era proprio la consapevolezza della necessità di affidarsi, di mettersi con fiducia nelle Sue mani e lasciare che ci guidasse.

A noi laici, il Signore affida la realtà da curare, fatta di materia e di cose da fare, è il modo che sceglie per incontrarci e condurci a Lui, di farci esperimentare la Sua Presenza e lo fa in modo semplice, per esempio mettendoci davanti i bisogni o meglio i desideri di amici che ci sono donati e in qualche modo affidati.
Se poco poco guardiamo con il Suo sguardo queste circostanze, scopriamo sorpresi, l’invito che ci offre e il grande onore che ci fa fidandosi di noi Suoi poveri servi.
E così diventa possibile rispondere, con tutto il cuore e con tutto noi stessi, noi che siamo fatti per essere pane spezzato, corpo donato con azioni da compiere, laddove venga richiesto, perché emerga la dignità di figli di Dio e possiamo diventare “veri”.
Il nostro tempo diventa prezioso, il pensiero lavora per capire e vedere ciò che il Signore ci dona, la fantasia per realizzare, per rendere possibile la Sua Opera, le mani diventano strumenti di bene offerti al Signore perché se ne serva.
Non è raro o strano realizzare una festa di matrimonio, è cosa diversa però che lo facciano persone che non sono del “mestiere” che utilizzano l’unico strumento davvero disponibile: il desiderio di amare e lavorare nella vigna del Signore; ed ogni occasione può essere “Vigna del Signore”.
Da una parte si percepisce la cosa grande a cui si è chiamati perché dietro il volto degli amici, è Lui che si cela, dall’altra scompaiono le paure proprio perché essendoci Lui coinvolto, siamo certi che sarà al nostro fianco a sostenerci.

Allora c’è chi pensa ai fiori, chi ai canti che animano la celebrazione e Co-Romania ha fatto prove su prove, chi all’aperitivo, i ragazzi alla musica e ai frizzi anche loro da tempo a fare prove e poi a servire a tavola: belli con le loro magliette con stampata una foto degli sposi, chi si mette in cucina per realizzare il menù pensato dagli sposi e aggiunge qualche piatto in onore della sposa.
Mauro e Lorenza coadiuvati da Saveria, qualche parente e amici della comunità, hanno dato il massimo, per Franca e Lucio dicevano….. la S.Messa ben preparata, partecipata, diversi padri presenti, amici da tempo delle due famiglie, gli sposi belli, Lucio commosso, l’omelia di P.Stefano che rinvigorisce la vocazione di tutte le coppie presenti .
Parenti e amici che arrivano da Brescia altrettanto belli, il tendone per la festa, addobbato con tulle fiori e candele… musica e tanta gioia. E la festa si realizza.

Se generosamente si accoglie l’invito, si fa esperienza del fatto che il Signore non abbandona mai, non tradisce mai, come hanno detto dal lontano Perù dove sono in missione, Mara ed Emmanuele Moggio, ti fornisce proprio tutto quello che ti serve perché la festa sia bella.
Ed è stata una festa per tutta la comunità, bello lavorare insieme per far felice qualcuno ed essere felici insieme condividendo fatiche e gioie.
E che ricompensa! Credo che i nostri cuori ballassero di gioia nel vedere come si svolgeva bene la festa.

Perché tutto questo accada, è però necessario, come avviene in un rapporto, far lavorare la nostra volontà perché la nostra libertà si metta in movimento e si apra al bene, perché nasca un volere, si realizzi un’intesa, una sintonia, dettati si dall’incontrarsi e conoscersi in un cammino comune ma che devono trovare le condizioni per manifestarsi.

E si scopre così che c’è sempre un dono da ricevere, un compito da assumere e una Festa da vivere.
E’ possibile che l’unità emerga se tutti lo vogliamo e lo chiediamo insieme e i frutti ne sono l’evidenza.

Io credo che al Signore sia piaciuta questa festa ed abbia fatto Festa con noi.


Claudia Tullio Rungatscher




 

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