Fra Rosario dell’Immacolata: la vocazione dell’amicizia

di Giovanni e Antonella PILLITTERI

La feconda famiglia dei Carmelitani Scalzi vive oggi, 11 settembre, un giorno davvero speciale: a Brescia nella chiesa di San Pietro in Oliveto pronunciano la propria professione solenne Fra Rosario dell’Immacolata e Fra Luca di San Giuseppe.
Ai nostri novelli frati la preghiera e l’augurio di una fruttuosa vocazione da parte di tutto il Movimento Ecclesiale Carmelitano.
In particolare per la comunità di Palermo la professione di Fra Rosario assume un significato sicuramente peculiare, e la storia della sua “chiamata” ce lo attesta con forza.

Questo sorridente e simpatico giovanotto ci fu presentato da Enzo Vaccarino (anch’egli da qualche mese frate carmelitano) nel piazzale antistante il Santuario della Madonna dei Rimedi di Palermo poco più di 10 anni fa. Non esitiamo a definire quest’incontro un vero e proprio “colpo di fulmine”: la nostra fu subito un’amicizia importante, di quelle che presentano il carattere dell’esclusività.
La casa di Rosario, che dall’alto della collina su cui sorge offre un panorama splendido di Palermo, divenne presto centro di ritrovo diurno e di gozzoviglie notturne: ping pong, play station, partite di calcio in TV e “abbuffate” di ogni genere. Il tutto garantito dal calore della sua splendida famiglia: i pazienti papà Guido e mamma Marianna, il fratello Stefano e il mitico cane pastore Holmer. Uno stare insieme sempre gioioso che avrebbe fatto arrossire la migliore delle famiglie del Mulino Bianco.

E così nel giro di breve tempo la timida matricola di Lettere divenne una nuova recluta del gruppo Universitari.
In quei mesi la comunità di Palermo viveva un periodo delicato di assestamento: la partenza di Padre Tarcisio per la missione in Romania, avvenuta qualche mese prima, lasciava un vuoto affettivo e carismatico in tutti noi, ma per i responsabili della comunità era una scommessa da vincere: potevamo e dovevamo vivere la nostra chiamata nel Movimento con una dedizione ancora più totale e coinvolgente.

A guida della comunità, a quel tempo, vi erano i coniugi Scarpaci che riconobbero presto nell’occhialuto studente di Lettere la “stoffa del campione”; tanto che senza alcun preavviso gli impegni di Rosario iniziarono celermente: nel giro di qualche mese venne chiamato alla guida degli Universitari.
Stando accanto al suo gruppo, Fra Rosario ha incarnato da subito tutti i valori che un’amicizia cristiana va cercando: ascolto attento ai bisogni detti ma anche inespressi, voglia di coinvolgere tutti senza l’esclusione di alcuno, affetto sincero che ricorda l’amicizia di Cristo, che a Lui avvicina con gli impegni settimanali, le opere di volontariato, perfino con le uscite durante il week end condite da divertimento assicurato, scherzi e battute simpatiche.

È per tutto ciò che abbiamo scritto sopra, che crediamo che la vocazione di Fra Rosario dell’Immacolata abbia i suoi geni primordiali nella buona e santa amicizia vissuta con tutti noi nella sua comunità, la quale ha avuto sempre garantito da lui durante il suo prezioso contributo.
Per chi scrive la notizia che un giorno Fra Rosario ci diede, di entrare cioè nella famiglia del Carmelo non è stata affatto una sorpresa, certo dal punto di vista amicale il distacco è stato sicuramente sofferto (Rosario è stato il “compare d’anelli” alle nostre nozze), ma grande era il significato della sua chiamata: la sua infatti è stata una vocazione nata nel Mec proprio nel periodo in cui ancora era viva la nostalgia per via dei frati che in Sicilia non c’erano più.

La sua scelta ha portato aria fresca, ventate di ottimismo e una certezza: l’amore del Signore va al di là, va sempre oltre le nostre incertezze, passa persino attraverso le nostre insicurezze, rendendoci Suoi strumenti nonostante il nostro temporeggiare nelle faccende “troppo” umane.
Caro Fra Rosario dell’Immacolata, il brano di Wolter che hai inserito nell’invito alla tua professione ci lascia questo ulteriore spunto di riflessione: ti auguriamo di essere nel tuo cammino religioso quel “qualcuno” che sa attendere il Signore, che sa cercarlo con attenzione, non solo per tenerlo con sé, ma anche per donarlo e offrirlo agli altri.

 

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