La vita è un dono
P. Antonio ci ha spiegato, tempo fa, che la realtà può essere DONO o CONDANNA e aggiungeva: “la realtà ci può sembrare oggettivamente bella o brutta perché siamo ancora troppo sentimentali. Il nostro cuore è ridotto a un insieme di sentimenti istintivi e la nostra ragione è ridotta a un insieme di opinioni. Ed è con questo povero bagaglio che spesso affrontiamo la realtà”. Nel film di R. Benigni, “La vita è bella”, lo stratagemma del gioco (pensato dal protagonista del film per mascherare una realtà oggettivamente drammatica) distoglie il bambino dagli orrori psico-logici della guerra, grazie all’amore e al sacrificio del padre. E’ l’amore del padre, infatti, a fare la differenza. Il bambino non è stupido e mostra in più occasioni di capire bene cosa sta accadendo. Ma continua ad affidarsi al padre, a credere nelle sue promesse e ad obbedire, il più delle volte sen-za capire bene perché deve fare certe cose. E alla fine del film, una voce fuori campo, quella del bambino ormai grande, commenta: “Ecco, questo è il regalo che mi ha fatto mio padre…”. Un pa-dre che gli ha salvato la vita e che soprattutto gli ha custodito l’anima.
Non avevo mai sperimentato la gioia, la serenità, la tranquillità, in un periodo di sofferenza e di ri-nuncia alla vita normale (feste di Natale passate a letto con nausee varie, nell’incertezza di poter riuscire a continuare una gravidanza difficile); quasi un periodo di clausura imposto dalle circostan-ze, senza nemmeno poter leggere o parlare. Eppure è stato come se queste circostanze fossero state “previste” per darmi l’occasione di una nuova conversione del cuore. Una clausura imposta è diven-tata quasi subito una clausura non solo accettata, ma preziosa.
Così mi sembra ci siano due alternative nella vita:
1) Una vita custodita dall’amore paterno di Dio. Nel rapporto d’amore con Lui la mia vita si può svolgere nella terra del Carmelo, nel giardino di Dio. Un vero “paradiso”, insomma. E tutto quello che accade può essere vissuto come dono. Tutto diventa “adorabile”, nel senso che si può adorare nella gioia (i Magi adoravano il Bambino) e nel dolore (la Madonna ado-rava Gesù sulla croce). E la presenza dell’amore paterno non è solo un’esperienza spirituale; diventa molto concreta grazie alla Chiesa, che si fa terra promessa, con tutti i suoi doni: i santi, tutte le persone, i sacramenti, le guide (religiosi, sacerdoti, vescovi, papa), le scritture, le preghiere, il magistero, i carismi. Veramente tanta ricchezza, c’è solo l’imbarazzo della scelta…
2) Oppure una vita in cui quello che accade diventa una condanna, perfino per le cose belle: a un marito l’amore fedele di una donna, dopo tanti anni, può diventare noioso; a un adole-scente l’amore dei propri genitori può risultare insopportabile; i figli poi sono carini, se ci bada qualcun altro, ma quanto rompono!!! E così la vita si trasforma in un vero “inferno”, nel quale ci si arrabatta per trovare qualche soddisfazione temporanea (i soldi, i vestiti di marca, la macchina, le vacanze, la prestanza fisica). Ma nessuna di queste cose rende vera-mente felici. Fra l’altro, in questo modo, la felicità è sempre relegata solo a certi momenti passeggeri. Senza contare le difficoltà a lavoro, gli obblighi nei confronti degli altri (coniu-ge, figli), alcune persone che ti infastidiscono, problemi imprevisti da risolvere.
A volte crediamo che la nostra fede ci prometta soltanto il paradiso nell’«al di là», mentre nell’«al di qua» c’è solo da soffrire! Invece non è così: è vero che nel mondo esistono delle difficoltà, ma se ci abbandoniamo tra le braccia di Qualcuno che ci ama, la vita cambia e può cantare la sua lode a Dio: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tran-quille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se do-vessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei ne-mici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tut-ti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni» (Salmo 23).
Paola Zucca
(febbraio 2006)
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