di Antonio BELLINGRERI

La sorte del cristianesimo nel tempo presente

Il grande J.W. Goethe soleva dire che per comprendere qualcosa dell'epoca in cui viviamo, è necessario tenere presenti gli ultimi due/tremila anni di storia; solo così eventi e personaggi attuali sono visti in chiara luce storica. È utile ed è interessante applicare questo criterio per comprendere in modo non superficiale la sorte del cristianesimo e in particolare della Chiesa cattolica nel nostro tempo. Cominciamo con il sottolineare un primo dato che si offre immediatamente allo sguardo e che riguarda la Chiesa gerarchica, l'alto clero: nel secolo che si è concluso, tutti i papi sono stati proclamati o venerabili o servi di Dio o beati, uno è già santo.

Tenendo presenti, in uno sguardo d'insieme, tutta la storia della Chiesa, ci si avvede che un fenomeno come questo è veramente sorprendente, ha del miracoloso perché qualcosa del genere si è verificato solo nei primi secoli del cristianesimo, nei tempi della Chiesa apostolica. Possiamo pertanto parlare, ben a ragione, di una vera e propria età «aurea», sensibilmente differente e distante dalle età «ferree» e cupe della storia del papato.
Ma c'è un altro dato anch'esso molto importante, riguarda tutto il popolo di Dio e ci proietta questa volta non verso il passato, ma verso il tempo avvenire: la Chiesa contemporanea, all'inizio del XXI secolo, per la prima volta in duemila anni di storia cristiana, è presente in tutta l'ecumene; nell'era della globalizzazione, essa ha raggiunto tutta la terra abitata dagli uomini. E non solo: ciò che è rende tutto un grandioso evento di grazia è il fatto che si tratta per lo più di mondi evangelici e realtà ecclesiali vive; una Chiesa giovane, insomma, vivace e vitale, che porta il Vangelo in tutte le frontiere del mondo contemporaneo.


La nuova mappa a livello planetario

Per capire la portata reale del fenomeno è necessario, in questo caso, tenere in considerazione anche i numeri di questa inedita «espansione»: da essi risalta con tutta evidenza il dato che avamposti delle Chiese in generale e di quella cattolica in particolare diventeranno, già verso la metà di questo secolo, l'America Latina e l'Africa; i fedeli cristiani e cattolici di questi vasti continenti fra non molti anni supereranno, per numero e per pratica di vita, quelli della «vecchia» Europa.
È assai probabile infatti che tutte le chiese cristiane dovrebbero vivere un vero e proprio boom planetario nel corso di tutto il XXI secolo; la stragrande maggioranza dei fedeli però – ecco il fenomeno inedito - non sarà bianca, né europea né nordamericana. Secondo un autorevole osservatorio, quello della Enciclopedia cristiana mondiale (World Christian Encyclopedia), che si avvale delle competenze, oltre che di teologi e di storici delle religioni, di demografi e di esperti di sociologia dinamica, oggi ci sono nel mondo circa due miliardi di cristiani, formano un terzo della popolazione mondiale. La maggior parte di fedeli sono concentrati in Europa (Russia inclusa): nel vecchio continente sono circa 560 milioni di persone che accettano di definirsi cristiane. L'America Latina però viene subito dopo, vi sono poco meno di 500 milioni di cristiani; l'Africa, inoltre, ha 360 milioni di cristiani, mentre l'Asia 330 milioni. Nel Nordamerica ci sono infine 260 milioni di fedeli.
Ora, – come suggerisce uno storico delle religioni, Ph. Jenkins, dicendo di servirsi dei dati offerti dagli esperti della citata Enciclopedia – se estrapoliamo queste cifre e compiliamo una proiezione per l'anno 2025, supponendo che non vi siano grandi variazioni in più e in meno a seguito delle conversioni e seguendo piuttosto le curve della crescita demografica, allora avremo due miliardi e 600 milioni di cristiani, di cui quasi il settanta per cento fedeli della Chiesa cattolica. Di questi, 650 milioni saranno in America latina, solo dieci milioni in meno si troveranno in Africa e 460 milioni in Asia; l'Europa finirebbe al penultimo posto, prima del Nordamerica. Non è secondario in tutto questo, un dato che vale la pena chiamare in causa perché emblematico: nel 2050 solo un quinto dei tre miliardi di cristiani sarebbero bianchi, tanto che - nota con un po' di benevole ironia Jenkins - l'espressione «un cristiano bianco» inizierebbe a suonare come un curioso ossimoro!
Peraltro, già durante tutta la seconda metà del secolo scorso il centro di gravità del mondo cristiano si è inesorabilmente spostato dal Nord verso il Sud. Così oggi le più grandi comunità cristiane del pianeta si trovano in Africa e in America latina; tanto che se volessimo raffigurarci un «tipico cristiano» contemporaneo, dovremmo pensare a una giovane donna che vive in un villaggio della Nigeria o a un ragazzo di una favela di Rio de Janeiro. Tutto il contrario di quello che eravamo indotti a pensare anche solo sino a cinquant'anni fa, quando la stragrande maggioranza dei cristiani si trovava in nazioni di popolazione bianca; era diffuso lo stereotipo del cristianesimo come «religione dell'Occidente» o del Nord del mondo e non faceva molto problema il fatto di essere considerata la religione dei ricchi di questo mondo, dei fortunati della storia.


Un nuovo inizio


Questo fatto è sorprendente per varie ragioni. Appare chiaro, in primo luogo, che le previsioni enunciate in Occidente, non più di un secolo fa, da tutti i profeti laici della modernità, scienziati e filosofi, relativamente alla scomparsa delle religioni nel mondo, si sono dimostrate di fatto inconsistenti. Al contrario, per una sorta di eterogenesi dei fini, per un completo ribaltamento di quelle profezie che anziché avverarsi si sono rovesciate nel loro contrario, le religioni sembra conoscano una nuova primavera ed un'importanza nell'evoluzione della storia umana, prima forse sconosciuta nelle società umane. Al punto che, proprio se si vuole pensare la storia umana a livello planetario, come è giusto procedere oggi, superando i limiti di una prospettiva troppo centrata sul mondo occidentale, è necessario ammettere che i cambiamenti più significativi e veramente rivoluzionari dell’età presente sono e saranno viepiù quelli legati alle religioni e ai problemi connessi alla loro espansione globale nel corso del XXI secolo; le idee generali infatti che stanno alla base delle relazioni fra i popoli e della comunicazione fra le persone non sono e non saranno affatto idee secolari.
Ma esiste un'altra ragione per cui l'evento sul quale stiamo riflettendo è veramente sorprendente. Non solo è legittimo pensare che il cristianesimo sopravviverà nel Terzo millennio: il cristianesimo sarà vivace e vitale, quasi conoscendo un nuovo inizio. Ciò va detto innanzitutto della Chiesa cattolica, la confessione cristiana che resterà maggioritaria; e, anche qui, fondamentalmente in ragione del fatto che, già alla metà di questo secolo, la maggioranza assoluta dei cattolici saranno concentrati nel Sud del mondo. È in considerazione di questo dato che l'Autore prima citato ha proposto, come titolo di un suo volume, la dizione «Terza chiesa», basata sull'analogia con «Terzo mondo»; vi sostiene la tesi, che il futuro del cristianesimo, in particolare della Chiesa cattolica, sarà rappresentato dal «Sud globale».


L'umanesimo delle beatitudini

Ed ecco presentarsi la questione che forse ci interessa di più, dal punto di vista culturale e insieme esistenziale: come sarà la Terza chiesa?
Cominciamo con l'osservare che sarà una Chiesa più attenta al soprannaturale; più conservatrice, soprattutto in questioni che toccano l'etica sessuale; in generale, comunque, più ortodossa. Sarà una Chiesa più liturgica, per il ritorno alla centralità della liturgia; la Chiesa di una lettura più letterale, per così dire, della Bibbia e di una ripresa del Nuovo Testamento alla luce del Vecchio Testamento ma anche nella prospettiva dell'Apocalisse. Certamente, per quanto concerne la sua evoluzione, nel bene e nel male sarà determinante l'immersione nelle culture prevalenti delle società che l'accolgono; di certo il cristianesimo e la Chiesa cattolica assumeranno una diversa fisionomia, nuovi tratti caratterizzanti, e sarà in qualche modo necessario conoscerli se vuole capire qualcosa della storia evangelica ed ecclesiale contemporanea.
Una notazione però si può fare già subito e riflettendo proprio sul dato più evidente: se crocevia di questa chiesa saranno l'America Latina e l'Africa, non è difficile preconizzare che essa sarà la Chiesa del primato dell'amore e della povertà. I fedeli dei nuovi continenti infatti hanno per lo più conosciuto l'annunzio di salvezza dai sacerdoti cattolici e in generale dai missionari cristiani, da quei discepoli amorosi di Gesù che per il Vangelo hanno dato tutto e la loro stessa vita. Essi per lo più sono vissuti nel nascondimento, condividendo la condizione di milioni di fratelli che non hanno nessuna importanza; la loro vita poteva sembrare poco appariscente ed era trionfante. Essi hanno imitato perfettamente la vita di Gesù che, venuto nel mondo, ha scelto per ben trent'anni un'esistenza umile e nascosta, come la quasi totalità degli uomini che passano in questo mondo.
Un santo del nostro tempo, il Beato Charles de Foucault, ha avuto il dono di questa vocazione, dell'imitazione della vita nascosta di Nazareth: ha condiviso la sorte di quelli che a lui apparivano i più poveri fra i poveri, i Tuareg del Deserto a sud dell'Algeria, scegliendo di essere con loro / accanto a loro, nelle loro esistenze misere e cariche di fatica – senza pensare di dover far altro.
Un'altra santa, la Beata Teresa di Calcutta, ha testimoniato il cuore divino di questa vocazione, ciò che dona senso autenticamente cristiano al primato dell'amore e della povertà: nell'esistenza dei più poveri tra i poveri, che sono tali per la mancanza del pane ma anche perché molto spesso sono i non amati e i non voluti, in questi uomini è misteriosamente ma realmente presente Gesù Cristo. Le Missionarie della carità hanno scelto di servire, di custodire e in qualche modo di adorare questa Presenza in loro. È il fondamento dell'azione cristiana nella storia e, aggiungerei subito, rivela l'essenza stessa della Chiesa. Se, infatti, volendo esprimere tutto con le parole usate da Madre Teresa, Gesù stesso in persona scegliesse di venire a trovare quei derelitti delle periferie di Calcutta, nessuno di loro forse si accorgerebbe di Lui, tutti penserebbero di avere delle allucinazioni. Trovandosi accanto una piccola suora, il suo sorriso materno e le sue mani nodose, essi sono in grado d'intendere l'amore che è portato alla loro miseria e, grazie a ciò, diventano capaci di riconoscere a loro volta Gesù.
I fedeli della Terza chiesa sono i più poveri del pianeta. Di nuovo, ciò non va inteso solo nel senso della povertà dei mezzi economici. Essi sono i poveri di Jaweh: essi sono nel pianto, in ragione principalmente della sorte che tocca ai loro figli, per le malattie, la mancanza di cibo o di acqua, le fragilità, infine per una qualità di vita non degna di una persona umana; hanno fame e sete di giustizia, sono i disprezzati e i calpestati dai regimi del delirio; conoscono, quasi fosse pane quotidiano, le minacce, le persecuzioni, l'esilio, il martirio. Per questo forse, quando nel Vangelo essi leggono il Discorso della montagna, si sentono immediatamente letti e compresi: percepiscono che si parla di loro, tutto è sorprendentemente chiaro, la lettera non può esser distorta per altre interpretazioni.
Molti vescovi sudamericani e africani parlano della religione cristiana come dell'nuovo umanesimo delle Beatitudini. È un fenomeno emergente veramente nuovo che può dire molto dell'essenza stessa di questa religione: il cristianesimo autentico è intimamente associato alla povertà del Discorso della montagna; pare allora proprio di vedere il cristianesimo per la prima volta, quasi si trattasse di una realtà nuova.

(Tratto da Dialoghi Carmelitani)

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