di Maria Carmela DI PIAZZA

La spiritualità nella coppia è il tema dell’incontro tenuto da Padre Antonio Maria Sicari nell’ambito del breve percorso formativo, promosso e organizzato dal gruppo giovani famiglie del MEC di Palermo, Insieme c’è famiglia. Il percorso si articola in quattro momenti nei quali i partecipanti sono chiamati ad una riflessione approfondita su alcune delle più importanti questioni riguardanti la sfera della coppia e, più in generale,  della famiglia, a partire dal linguaggio del corpo tra marito e moglie fino alle problematiche inerenti al rapporto genitori-figli.

L’incontro tenuto da Padre Sicari ha rappresentato, per noi del gruppo, il momento principale di un ritiro di tre giorni che, già per il secondo anno, ci porta a concludere l’anno insieme, in un’esperienza di condivisione e grande amicizia che coinvolge, oltre noi genitori, anche il nostro piccolo e chiassoso esercito di bambini.
La riflessione di Padre Antonio prende spunto dalla considerazione che, spesso, nell’affrontare i problemi, la tentazione sia quella di metterne in evidenza tutta la negatività, le “rovine”. Quello che invece conta davvero è il disegno originario di Dio: è a partire da questo che si può amare apprezzare e superare i drammi e le difficoltà della vita. Il miracolo dell’amore sta nel fatto di poterlo applicare a Dio che, a sua volta, permette persino alla materia di trasmettere amore. La materialità del gesto di una carezza o di un oggetto donato col cuore trasmettono e comunicano amore alla persona cara. Nell’amore il nostro corpo diventa veicolo di una comunicazione totale.
Ma tutto ciò entra nel disegno originario di Dio se si preserva innanzi tutto l’integrità del “composto” umano: l’uomo è fatto di corpo e anima ma ciascuno degli elementi è unitario e così come il pensiero è corporeo anche il corpo è spirituale.

La relazione, il “noi” è ancora un elemento fondamentale del disegno di Dio. Dio è relazione. Il maschile e il femminile sono due forme diverse, intere e complementari che necessitano l’una dell’altra e che si incontrano nel miracolo dell’unità.
Infine, quando i corpi animati (maschile e femminile) celebrano la loro unità accade il grande miracolo della vita che nasce e che viene al mondo generosamente dal di dentro del corpo di un’altra creatura. Nell’estremo legame simbiotico tra mamma e bambino, prima che questi venga al mondo, è impresso che il fondamento della vita stessa è basato sull’unità tra due esseri e che ciascuno, per esistere, ha bisogno di un altro.
Ne deriva che nessuno può affermare: “Io sono fatto così”. E ciò poiché non c’è niente di cui l’uomo abbia bisogno se non di richiamarsi ad esperienze di unità.

Di fronte alle ferite di una vita che non riflette più la bellezza del disegno originario di Dio, di un’integrità  tra corpo e anima compromessa di un’unità spezzata, l’unica strada da poter percorrere è quella di richiamarsi a una vita così come Dio l’ha pensata. Una vita nella quale vi sia il contenuto della verginità, ossia vissuta nella consapevolezza che, per quanto grande possa essere il nostro amore verso l’altro, questo non potrà mai bastargli. Una vita in cui le domande siano: “Qual è la cosa per cui sono disposto a dare tutto e cosa devo fare per dire di sì a Dio?”, secondo i consigli evangelici di povertà e obbedienza. Su questa strada l’uomo, attraversando le sue fatiche quotidiane, diventa come Dio lo ha immaginato.
Infine un richiamo importante fatto da Padre Antonio è stato quello a mettere in atto un’esperienza di “famiglia di famiglie”,  perché la spinta di conformarsi al disegno originario di Dio possa essere custodita e coltivata in condivisione in una realtà di maggiore respiro.

Qui per guardare la video-sintesi della giornata

 

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