Il Rosario è una preghiera contemplativa e il soggetto principale di questa contemplazione è il Volto di Cristo. Nella recita del Rosario tale azione contemplativa trova in Maria un insostituibile punto di riferimento. Essa è, infatti, colei che più di tutti ha fissato il suo sguardo su Cristo contemplandolo da subito nel suo stesso corpo.
Uno dei desideri che Santa Teresa d’Avila non riuscì a realizzare nel corso della sua vita fu quello di commentare la preghiera dell’Ave Maria. “In un primo tempo avevo pensato di dirvi qualcosa anche circa il modo di recitare l’Ave Maria. Sennonché mi sono tanto dilungata da rinunciarvi” (CE. 73,2).
Alcuni autori del tempo in cui visse la grande riformatrice carmelitana, 1515-1582, (tra i quali vennero annoverati alcuni illustri teologi) ritenevano che l’esercizio dell’orazione mentale non fosse adeguato alle donne. Teresa dimostrò, invece, che anche attraverso le preghiere più semplici, come per esempio il Padre Nostro e l’Ave Maria, è possibile fare orazione mentale, dettagliandone i presupposti nel Cammino di Perfezione (cfr. C. 19; 21; 24; 25).
Dirà così Teresa:
“Fondare la nostra orazione sopra una preghiera [il Padre Nostro, ndr] che è uscita da una tal bocca, qual è quella di nostro Signore, non è un bene da poco” (C. 21, 3).
“Orazione vocale è recitare il Pater Noster e l’Ave Maria o qualche altra preghiera; ma se non l’accompagnate alla mentale, è come una musica stonata, tanto che alle volte non vi usciranno con ordine neppure le parole” (C. 21, 3).
“Non bisogna che si dica di noi che parliamo senza sapere ciò che diciamo, a meno che non vogliamo essere di quelle persone a cui basta agire per abitudine, paghe soltanto di pronunciar parole” (C. 24,2).
L’Ave Maria è stata per Teresa una delle preghiere predilette che iniziò ad amare fin da piccola, grazie alla recita mariana del Santo Rosario trasmessole dalla madre (cfr. V. 1, 6).
A tal proposito, durante il processo di canonizzazione di Santa Teresa una nipote dichiarerà: “Per quanto la malattia la colpisse, non tralasciava mai di recitarlo, di trovare il tempo per farlo fosse anche alle dodici o all’una di notte”.
“Chi potrebbe dire che fate male, quando al momento di incominciare le Ore o il rosario vi domandate con chi state per parlare, chi siete voi che parlate, per meglio conoscere come comportarvi?” (C. 22, 3).
Ma come si fa a recitare il Rosario senza incorrere nel rischio della distrazione?
La piccola Santa di Lisieux racconta: “…da sola (ho vergogna di confessarlo), la recita del rosario mi costa più che mettermi uno strumento di penitenza. Sento che lo dico così male! Ho un bell'impegnarmi nel meditare i misteri del rosario, non arrivo a fissare il mio spirito. Per lungo tempo mi sono afflitta per questa mancanza di devozione che mi meravigliava, perché amo tanto la Vergine Santa, tanto che mi dovrebbe esser facile fare in onor suo le preghiere che le piacciono. Ora me ne cruccio meno, penso che la Regina dei Cieli è mia madre, vede certo la mia buona volontà e se ne contenta. Qualche volta, se il mio spirito è in un'aridità così grande che mi è impossibile trarne un pensiero per unirmi al buon Dio, recito molto lentamente un Padre nostro e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutrono l'anima mia ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centinaio di volte. La Santa Vergine mi mostra che non è affatto sdegnata con me, non manca mai di proteggermi appena l'invoco. Se mi sopravviene una preoccupazione, una difficoltà, subito mi volgo a lei, e sempre, come la più tenera delle madri, ella prende cura dei miei interessi. Quante volte parlando alle novizie mi è accaduto di invocarla e sentire i benefizi della sua protezione materna” (Teresa di Lisieux).
Tutto ciò che riguarda il mistero della nostra fede non lo si comprende dall’oggi al domani. E’ necessario percorrere un cammino, imparare giorno dopo giorno e con pazienza come si fa ad innamorarsi di Dio. La nostra esistenza può diventare preghiera se ci si trova disponibili ad imparare e se ci si lascia custodire da una “Regola”! La preghiera è il cuore di ogni Regola e non solo per i monaci! Anche noi laici abbiamo bisogno di regolare la nostra vita! Recitare il Rosario, dedicare cioè un quarto d’ora del nostro tempo alla contemplazione del Volto Santo di Dio, può diventare una prima e fondamentale regola che ci permetterà di progredire in quella che Giovanni Paolo II definì “l’arte della preghiera”.
Michelangelo Nasca
| < Prec. | Succ. > |
|---|






