«La dottrina eucaristica di Teresa è tutta in quegli splendidi capitoli 33-34 del Cammino di perfezione in cui l’Eucaristia è la sorpresa che scaturisce dal “fiat voluntas tua”: quella preghiera così umanamente impossibile che il Figlio di Dio ci ha partecipato e che costa –anzitutto a Lui (a Lui che ce l’ha comunicata e insegnata)– la comprensione di quanto la volontà del Padre si estenda. Infatti, non appena Egli insegnò a dire «sia fatta la Tua volontà» –proprio a noi che siamo “troppo deboli, troppo attaccati alla terra, gente di troppo poco amore e senza coraggio”– si trovò a dover trarre la conclusione che Gli toccava restare per sempre in mezzo a noi! E ci disse dunque di domandare al Padre celeste anche «il pane quotidiano»: chiese così di poter restare sempre con noi, come cibo di ogni giorno, pur prevedendo “la sorte che avrebbe incontrato tra gli uomini, i disonori e gli oltraggi che avrebbe sofferto ancora”, ma anche tutta la tenerezza con cui sarebbe stato accolto e ospitato.

«Egli aveva detto già “sia fatta la tua volontà” e doveva ora mantenere la parola con la perfezione di un Dio. Sapeva che per compiere la volontà del Padre doveva amarci come se stesso, e volle compierla nel modo più perfetto possibile” (Cammino di perfezione, 33,3). La domanda del pane quotidiano è anzitutto domanda al Padre celeste che «avendoLo dato una volta, fino ad abbandonarLo alla morte per noi, è ormai nostro, e quindi non ce lo tolga più sino alla fine del mondo...» (Camm., 33,4). Così Teresa comprendeva l’Eucaristia: ella non credeva solo che il pane si transustanziasse in Corpo di Cristo, ma credeva fermissimamente che quel corpo transustanziato fosse “vero pane”. E di conseguenza credeva che in nessun’altra maniera Gesù avrebbe potuto essere più prossimo a lei. «Il Signore -racconta di sé- le aveva dato una fede così grande che, quando sentiva dagli altri che avrebbero desiderato vivere al tempo in cui nostro Signore era sulla terra, se la rideva tra sé, sembrandole che, possedendo nel SS. Sacramento lo stesso Cristo che allora si vedeva, non vi fosse altro da desiderare» (Camm., 34,6). E per parecchi anni Teresa “Lo vede dopo la comunione con gli occhi del corpo” e lo tratta con lo stesso realismo con cui “gli infermi lo toccavano quando era nel mondo”, trovando in quel tocco addirittura un benessere fisico. Per Teresa l’Eucaristia era “il suo Re travestito per amore” («el Rey se disfraza» –diceva): travestito per non turbare, con tutto il suo splendore glorioso, lei che si sentiva «una pecadorcilla». Ma mai, neppure per un attimo, ella pretese di esser lei la creatura regale che nasconde in sé una divina grandezza, come certa mistica deviata vorrebbe oggi insegnare: ella era solo la creatura umile che nascondeva nella sua casa il Re umiliato per amore. Davanti all’Eucaristia, ella si sentì sempre confusa, sempre accogliente, sempre semplice e riconoscente. E il bacio mistico per lei non fu mai altra cosa che il tocco dell’ostia sulle labbra».

(Breve sintesi dell’insegnamento di Teresa d’Avila, tratto da A. M. SICARI, Il dinamismo della «comunione con Dio» nell’ideale teresiano, in Rivista di Vita Spirituale)

 

 

Devolvi il 5 per mille alle missioni del MEC

Condividi su FaceBook

 

 

MECTV - Il canale Youtube dedicato al Movimento Ecclesiale Carmelitano

You must have Flash Player installed in order to see this player.