di Michelangelo Nasca
E’ bastato un fischio e molti si sono organizzati per orientare le loro pallottole di carta contro la Chiesa, il Papa e il Presidente della CEI Angelo Bagnasco. Motivo di tanta ferocia mediatica l’approvazione in Senato del disegno di legge Calabrò sul testamento biologico, amministrato e voluto (a detta di tali agenzie) dalla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana. Come ai tempi delle grandi persecuzioni romane anche oggi ''Christianos esse non licet''! Non è permesso essere cristiani, né a Roma né fuori. Purtroppo in alcune frange della cultura moderna si conserva l’idea di un cattolicesimo votato esclusivamente alle operazioni di culto o incastonato in uno dei preziosi vasi sacri custoditi in sacrestia, dov’è possibile respirare in ogni momento il profumo d’incenso!
La voce della Chiesa disturba, questa in fin dei conti è la verità, soprattutto quando da spazio con continuità ad un giudizio che – per onestà culturale bisogna ammetterlo – appartiene al Nazareno crocifisso in Palestina più di duemila anni fa.
Chi in questi giorni cerca di disorientare l’opinione pubblica, prospettando complotti e losche manovre tra Governo italiano e Santa Sede è davvero fuori strada.
Certo, sarebbe meglio che il prete facesse il prete e che si limitasse a celebrare la Messa e a rilasciare certificati (non ha studiato per questo?), tenendosi lontano dalla gente e dalla loro esperienza di vita. Un prete non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno – direbbe il Manzoni citando Don Abbondio – capace di vivere in una società come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. E’ lo stesso consiglio che rivolsero a Don Pino Puglisi (e a tanti sacerdoti come lui), il prete capace di offrire dignità e legalità ai bambini e alle persone di uno dei quartieri palermitani più tormentati dalla mafia. Un prete scomodo, come il suo diretto «Maestro».
Una Chiesa interessata al sentimentalismo spirituale (ispiratrice di un volemose bene accomodante e incapace di entrare nel cuore della persona) farebbe meno rumore, piuttosto che vederla presente tra la gente, nella vita di tutti i giorni, persino nelle dispute parlamentari, preoccupata per il destino dell’uomo, per la sua vita e la sua morte.
In molti, oggi, hanno dimenticato cosa significa prendere posizione di fronte alla dignità della propria vita, anche chi afferma di essere cristiano, ma anche chi crede di essere più aperto del cristiano stesso. Qualcuno ha il coraggio di esprimerlo a costo di essere scorticato vivo, qualcun altro preferisce le finte verità e il criterio del non senso.
Cosa dice in buona sostanza questa legge? Chiede che la vita umana venga tutelata e rispettata come un valore etico indisponibile, superiore alla libertà di ciascuno. La vita è un bene relazionale sempre, anche nei momenti più critici.
Nella prolusione di Bagnasco si legge: Ha peraltro qualche componente grottesca il fatto che si sia tentato di far passare la tribolata vicenda… come mera conseguenza di un altolà della Chiesa, ossia come un’iniziativa di polemica ideologica, quando di ideologia qui non c’era nulla, ma solo concretezza palpitante di vita e pertinenza all’umano dell’uomo. Allorché un cuore batte in autonomia, il corpo è caldo, i polmoni respirano, gli occhi si aprono alla luce del giorno e poi si chiudono, come si può parlare di morte? E cosa c’entrano i guelfi e i ghibellini? Qui c’entra anzitutto il vero, c’entra il reale-concreto, non perché sia alienante il riferimento al progetto di Dio sulle proprie creature, anzi, ma perché nessuno può darsi impunemente degli alibi allorché si tratta di constatare che si va verso l’alterazione del principio di eguaglianza tra tutti i cittadini.
E’ più facile lasciarsi trasportare dalla marea che procedere controcorrente. Thomas S. Eliot un grandissimo poeta del Novecento scriveva: In una terra di fuggitivi, colui che cammina nella direzione contraria sembra che stia fuggendo.
Tratto da www.medeu.it
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